Vuoi un figlio ma lui non se la sente: cosa fare? - Dolce Attesa
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Vuoi un figlio ma lui non se la sente: cosa fare?

Vuoi un figlio ma lui non se la sente: cosa fare?

Prima o poi arriva il momento in cui nasce istintivamente il desiderio di un figlio o in cui pensi di non poter più rimandare questa decisione. Affronti il discorso con il partner ma lui “non ci sente”. Si tratta di una situazione oggi piuttosto diffusa, vista la tendenza generale a posticipare l’arrivo del bambino. Un progetto così importante, però, se non condiviso, può mettere seriamente in crisi la coppia. Che fare in questi casi?

“Il fatto che la paternità si sia spostata in avanti nel tempo, in effetti, porta le donne a fare un po’ più di pressione all’interno di una relazione che sentono stabile, temendo altrimenti di non riuscire a realizzare il progetto”, spiega Roberta Giommi, psicologa e psicoterapeuta, Direttore del’Istituto Internazionale di Sessuologia di Firenze. “Fino all’età di 30 anni, maschi e femmine vivono una dimensione simile: studiano, viaggiano, lavorano… Con l’avvicinarsi dei 36 anni, però, quando c’è un crollo della fertilità, sorge la preoccupazione, da parte delle donne, di non riuscire a diventare madri, non più per scelta ma per impossibilità. Gli uomini, invece, sono consapevoli di avere più tempo e spesso preferiscono aspettare. Di fronte al ‘no’ del partner, la donna si trova in una situazione complessa dove il fattore età gioca un ruolo chiave. Se è giovane, è in genere più disposta ad ‘aspettare’ che lui maturi la decisione, ma se ha passato i 36-37 anni  deve necessariamente fare i conti con la propria età. È una situazione di grande difficoltà emotiva. Il rischio, infatti, potrebbe essere quello di interrompere una storia consolidata per poi magari non trovare un altro partner disposto ad avere figli velocemente”.

Quali sono le motivazioni che spingono più spesso gli uomini a rimandare?
“Posto che ci sono casi in cui, invece, sono gli uomini a insistere perché non vogliono rinunciare a realizzare il progetto con la donna prescelta, in genere le ragioni del rifiuto sono diverse: potrebbero essere legate al fatto di non avere le idee chiare su come andrà avanti la storia, di non aver voglia di assumersi la responsabilità di genitori, di volersi godere la vita una volta conclusi gli studi e trovato lavoro”, spiega Roberta Giommi. “Ci sono poi uomini, che noi psicologi chiamiamo ‘simbiotici’, che non tollerano la presenza di un altro affetto importante all’interno della coppia e altri che vedono la partner come una compagna di giochi o come una figura materna per cui temono di perdere le sue attenzioni dopo la nascita del figlio. Il tutto avviene in genere a livello inconscio, senza che ci sia una reale consapevolezza. Ci sono casi, poi, di uomini che hanno già avuto figli da storie precedenti: potrebbero, quindi, non avere il desiderio o la possibilità di ricominciare tutto da capo o temere di trovarsi in una situazione complicata da gestire a livello psicologico”, dice l’esperta.

Come affrontare l’argomento senza far sentire il partner “pressato”?
“Sicuramente è meglio non comportarsi in maniera drammatica. Non è detto che un uomo si commuova di fronte alla disperata volontà della compagna di avere un figlio. Un’insistenza eccessiva, in genere, porta anzi a una maggiore resistenza. Il consiglio è di cercare, invece, di far nascere spontaneamente il desiderio nell’altro, magari frequentando coppie di amici simpatici con figli poco ‘pestiferi’. Se lui teme che la compagna ‘si trasformi’ in ‘mamma a 360 gradi’, si può spiegare che le cose non cambieranno totalmente, che ci si potrà sempre ritagliare degli spazi per sé, magari facendosi aiutare dalla famiglia e puntando sul sostegno di nonni e zii”, continua l’esperta.

È importante che la donna rifletta bene su ciò che vuole senza farsi influenzare dall’orologio biologico?
“Effettivamente oggi vige uno stereotipo sociale per cui la donna deve desiderare per forza un figlio. Alcune temono di pentirsi di non averlo avuto, ma se a 42-43 anni questo desiderio non c’è ancora, perché non prendere in considerazione l’idea che si può anche non avere bambini? Diventare madri non è obbligatorio. A volte, la donna non si accorge che sta facendo ‘a braccio di ferro’ con il partner quando è lei per prima ad essere spaventata. La maternità comporta inevitabilmente grandi cambiamenti e sacrifici: può compromettere l’indipendenza e ridurre il tempo libero, far sentire la donna affaticata e magari costretta a sospendere il lavoro: cambiamenti non sempre facili da accettare. Può valer la pena, quindi, di rifletterci su non per scoraggiarsi, ma per avere un’idea realistica di ciò che ci attende”.

Michela Crippa

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