Se la cicogna è in ritardo - Dolce Attesa

07 marzo 2013

Se la cicogna è in ritardo

Se la cicogna è in ritardo

Secondo i dati del Registro Nazionale Procreazione Medicalmente Assistita dell’Istituto Superiore di Sanità, il 15% delle coppie italiane ha problemi di infertilità. Nel 35,4% dei casi, all’origine delle difficoltà di concepimento c’è un disturbo maschile, nel 35,5% femminile e nel 15% dei casi di entrambi i partner. Nel rimanente 14,1% si parla di infertilità idiopatica, cioè priva di cause conosciute.

Solo il 4% delle coppie infertili è sterile, cioè ha un problema irreversibile e non trattabile con terapie mediche. Le altre coppie sono subfeconde: impiegano più tempo a concepire spontaneamente oppure hanno dei problemi che possono essere risolti con opportuni trattamenti.

Tempi variabili

Tecnicamente, si comincia a parlare di infertilità dopo un anno di tentativi infruttuosi di concepimento, con una media di 2-3 rapporti non protetti a settimana. Entro questo lasso di tempo, dunque, non c’è motivo di intraprendere iniziative a livello diagnostico. Tuttavia ci sono alcune condizioni che rendono necessario anticipare gli accertamenti.

Per esempio, se l’aspirante mamma sa di essere affetta da una patologia della sfera riproduttiva, come l’endometriosi, la sindrome dell’ovaio policistico, uno o più fibromi, oppure se in passato ha sofferto di malattia infiammatoria pelvica, è opportuno che si rivolga al ginecologo nel momento in cui decide di cercare una gravidanza per verificare subito l’eventuale presenza di ostacoli al concepimento.

La stessa raccomandazione vale se il ciclo mestruale è irregolare oppure in caso di ipotiroidismo, cioè ridotta funzionalità della tiroide. Esaminando la storia medica della paziente, il medico prescriverà caso per caso gli esami utili per valutare la situazione e, se necessario, intervenire con la terapia opportuna per migliorare le probabilità di concepimento.

Per quanto riguarda l’aspirante papà, è bene anticipare gli esami per il controllo della fertilità se in passato ha sofferto di varicocele, cioè di varici del plesso venoso che avvolge i testicoli, di criptorchidismo, cioè di ritenzione dei testicoli nell’addome, di traumi testicolari o di parotite insorta dopo la pubertà.

In assenza di patologie note dell’uno o dell’altro partner, è comunque meglio non attendere troppo a lungo prima di rivolgersi allo specialista se gli aspiranti genitori non sono più giovanissimi. La fertilità femminile cala con il passare del tempo. Se si aspetta troppo, c’è il rischio di intervenire quando ormai le probabilità di concepimento, anche con l’aiuto di una stimolazione farmacologica dell’ovulazione o con la fecondazione assistita, sono esigue. Alla donna che cerca il concepimento dopo i 35 anni si consiglia di sottoporsi ad alcuni semplici esami che permettono di valutare la riserva di ovociti utili: il dosaggio ematico dell’ormone FSH e un’ecografia transvaginale alle ovaie.

Prima gli esami meno invasivi

A una coppia giovane e sana che si rivolge allo specialista perché non riesce a concepire dopo un anno o più di tentativi, il medico prescrive un iter di accertamenti per indagare sulle cause del ritardo. Di solito si comincia da quelli più semplici e meno invasivi. Se questi non forniscono indicazioni utili, si fa eventualmente ricorso ad accertamenti più complessi, costosi e invasivi. Seguendo questa logica, il primo esame a essere prescritto di solito è lo spermiogramma, cioè l’analisi del liquido seminale per determinare la concentrazione degli spermatozoi, la loro mobilità ed eventuali anomalie nella loro morfologia.

Seguono, in ordine di invasività, le indagini sulla situazione ormonale della donna. Osservando l’andamento dei cicli ovulatori e attraverso il dosaggio ematico di LH, FSH, prolattina, estradiolo e ormoni tiroidei, lo specialista può dignosticare eventuali disturbi di origine endocrina.

È utile poi valutare la compatibilità tra gli spermatozoi e il muco cervicale con un postcoital test. L’esame consiste nell’analisi di alcune gocce di muco cervicale prelevate in fase periovulare, cioè poco prima o poco dopo l’ovulazione, dalle 4 alle 12 ore dopo un rapporto sessuale completo.

Prescritti per ultimi, perché più invasivi, sono gli esami per diagnosticare un’eventuale ostacolo femminile di natura meccanica al concepimento, che sia una malformazione uterina o un problema di pervietà delle tube: l’isterosalpingografia, l’isteroscopia e la falloppioscopia, che prevedono l’inserimento di strumenti a fibra ottica nell’utero e nelle tube per verificarne le condizioni.

 

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