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31 gennaio 2019

Posso avere un bambino se ho il diabete?

Controlli assidui e modulazione delle terapie, insieme ad attività fisica e dieta adeguata, permetteranno a chi soffre di diabete di vivere con serenità i 9 mesi

Posso avere un bambino se ho il diabete?

Esistono tante ragioni per cui è importante sottoporsi a un’accurata visita preconcezionale, e tra queste, c’è di sicuro il diabete. Meno del 40% delle donne con diabete si rivolge ai professionisti prima di cercare una gravidanza: nella maggior parte dei casi la prima visita con il ginecologo e il diabetologo viene prenotata dopo un test di gravidanza positivo, ma così si perde un’occasione importante per la salute propria e del bambino.

Diabete di tipo 1, di solito è già sotto controllo

È necessario, prima di tutto, fare una distinzione. Una donna con diabete di tipo 1, che insorge solitamente in giovane età per la distruzione autoimmune delle cellule che producono insulina con conseguente iperglicemia, sa di avere la malattia ed è abituata ai controlli quotidiani della glicemia e alle iniezioni di insulina. Durante l’attesa dovrà però farsi seguire da ginecologi e diabetologi specializzati nel trattamento del diabete in gravidanza, perché è necessario mantenere i valori il più vicino possibile alla normalità, limitando i cali e seguendo da vicino il benessere del bambino.

Diabete di tipo 2: spesso non è diagnosticato

Meno conosciuto è il caso del diabete di tipo 2, che un tempo riguardava solo donne di 45/50 anni, ma che oggi può insorgere già a vent’anni e aumenta di frequenza dopo i trenta. “Questo radicale cambiamento nell’età di insorgenza della malattia è dovuto allo stile di vita sedentario e alla diffusione dell’obesità nella nostra popolazione. Inoltre sono molte le donne giovani di origine straniera con diabete di tipo 2”, spiega la diabetologa Marina Scavini, IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano, il primo in Italia a dotarsi nel 1987 di un ambulatorio specifico per il diabete e la gravidanza, dove collaborano ginecologi, diabetologi e dietisti. I sintomi del diabete di tipo 2 non sono sempre evidenti: sensazione di stanchezza, sete inusuale, frequente bisogno di urinare anche di notte, perdita di peso immotivata, visione offuscata e lenta guarigione delle ferite. Spesso non viene diagnosticato magari anche per anni. E, anche quando è riconosciuto, in molti casi non è necessaria una terapia insulinica, ma solo farmaci per bocca. Invece in gravidanza, anche nelle donne con diabete di tipo 2, occorre la terapia insulinica perché i farmaci per bocca sono controindicati e allo stesso tempo aumenta il fabbisogno insulinico, dato che si sviluppa una maggiore resistenza all’ormone. Sebbene il diabete di tipo 2 sia ormai un problema diffuso nell’età fertile (oltre il 30% delle gravidanze in donne con diabete riguardano casi di diabete di tipo 2), molte donne cercano un figlio senza essere consapevoli dell’effetto che la malattia può avere sulla gravidanza.

Ecco perché non trascurarlo: i rischi per il bambino

Il diabete presente già da prima della gravidanza, se non curato, può avere importanti conseguenze nei 9 mesi, sia nel primo trimestre con rischio di aborti spontanei e malformazioni fetali legate all’iperglicemia, sia nel terzo trimestre e al momento del parto, perché le glicemie alte possono portare a macrosomia fetale: bambini grandi, più difficili da partorire, per i quali è spesso consigliato il cesareo o l’induzione prima del termine. Altre complicanze, come il parto prematuro e la preeclampsia, sembrano derivare da un’alterazione nella formazione della placenta a inizio gravidanza.

PreeclampisaI controlli per individuarla in tempo

Bisogna rivolgersi a un centro specializzato

Non bisogna temere, però: oggi è assolutamente possibile avere un figlio anche se una donna ha il diabete. Anzi, molte donne con il diabete di tipo 1, rispetto al passato, hanno un secondo e persino un terzo figlio. È necessario, però, farlo con consapevolezza, rivolgendosi a un centro specializzato (ne esiste uno in quasi tutte le regioni), già sapendo che la gravidanza sarà un “lavoro a tempo pieno”. Per chi non ha un centro specializzato vicino a casa, è comunque consigliato stabilire un contatto con il centro più vicino per concordare insieme un percorso terapeutico e stabilire un eventuale trasferimento in zona nelle ultime settimane prima del parto. Anche per la sicurezza del bambino e per evitare complicazioni, è infatti importante partorire in un centro attrezzato. Una complicanza assai frequente, ma risolvibile, è l’ipoglicemia del bambino subito dopo la nascita, per la quale si rende talvolta necessario un ricovero del piccolo in terapia intensiva neonatale. I neonatologi, poi, seguiranno con occhio esperto questi bimbi nati da mamma con diabete per diversi mesi. A distanza di qualche anno dalla nascita, verrà offerta ai genitori la possibilità di sottoporre i propri figli a esami del sangue per verificare l’eventuale rischio di sviluppare in futuro il diabete.

Partire nel modo giusto

Per prevenire tutte le complicazioni del caso, bisogna innanzitutto affrontare un percorso preconcezionale. “Un’adeguata preparazione alla gravidanza è fondamentale sia per le aspiranti mamme che hanno il diabete di tipo 1, sia per quelle che hanno il diabete di tipo 2, alle quali capita più spesso di arrivare impreparate al momento del concepimento, ma che corrono rischi simili alle donne affette dal diabete di tipo 1”, puntualizza la ginecologa Maria Teresa Castiglioni dell’Ospedale San Raffaele. “Prima del concepimento bisogna infatti migliorare il proprio controllo glicemico e incontrare il team di professionisti dai quali si verrà seguite in gravidanza, che valuteranno con attenzione le complicanze, i farmaci eventualmente assunti, controllando che non siano sconsigliati nell’arco dei 9 mesi, compresi quelli per l’ipertensione che spesso è associata al diabete. Infine, prescriveranno acido folico alla dose di almeno 4 mg al giorno per la prevenzione dei difetti del tubo neurale”.

Acido folico8 cose da sapere

Esami attenti nei 9 mesi

Durante la gravidanza, nel centro specializzato dell’ospedale San Raffaele, le donne con diabete vengono visitate ogni 15 giorni dal team di professionisti coinvolti (in particolare diabetologo e ginecologo). Oltre agli esami specifici della gravidanza e al controllo di peso e pressione della mamma, durante ogni visita saranno controllati l’emoglobina glicata (è indice del controllo glicemico dell’ultimo mese), la funzionalità della tiroide e la presenza di proteine nelle urine, in quanto possono alterarsi nella gravidanza complicata da diabete. Inoltre, saranno programmate a intervalli regolari ecografie ostetriche per valutare la crescita fetale e, negli ultimi due mesi, anche il monitoraggio del cuore del bambino, che serve a valutare il suo benessere.

Un aiuto dalla tecnologia

Per chi è lontano, i controlli possono essere un po’ meno frequenti, compensati da contatti telefonici, eventualmente anche con i medici che seguono la donna abitualmente nella sua zona. “Anche le tecnologie possono venirci incontro”, spiega Marina Scavini. “L’invio del diario glicemico/alimentare e degli esami via mail o Whatsapp permette un contatto rapido, anche se non può sostituire la visita quindicinale. La diffusione di strumenti più agili di telemedicina permetterà in futuro una trasmissione rapida e completa dei dati di glicemia e terapia insulinica per le pazienti che utilizzano i sensori per il monitoraggio continuo della glicemia e il microinfusore – dispositivo esterno al corpo, alternativo alle iniezioni – ma anche nelle pazienti che misurano la glicemia capillare con strisce reattive e glucometro”.

Controlli regolari della glicemia e terapia insulinica

L’impegno della donna, a prescindere dai controlli in ospedale o a distanza, è però quotidiano, perché i controlli glicemici a casa vanno eseguiti con frequenza elevata (6-8 volte al giorno). Inoltre, la terapia insulinica si modifica nel corso della gravidanza e va sempre controllata e ricalibrata con il supporto del diabetologo, che a ogni visita valuta le glicemie misurate, le modifiche della terapia insulinica apportate e la frequenza di ipoglicemie. Nelle prime settimane il fabbisogno insulinico si riduce, ma a partire dalla 18ª settimana aumenta in modo netto, come non succede in nessun altro periodo della vita. “Questo cambiamento è dovuto alla placenta, che ha un effetto importante sull’insulina in circolo”, spiega Marina Scavini. “Il fabbisogno insulinico tornerà ai livelli precedenti alla gravidanza molto rapidamente dopo il secondamento, con l’espulsione della placenta alla fine del parto”.

Sì allo sport, con il consenso del medico

L’attività fisica è certamente utile. Sono consigliati il nuoto, le camminate, fare yoga, pilates e altre attività dolci. “Ovviamente dovrà esserci il parere positivo del ginecologo”, sottolinea Marina Scavini. “E andrà previsto un aggiustamento della terapia insulinica con eventuale introduzione di piccole merende, perché l’attività fisica può ridurre la glicemia per il maggior consumo di glucosio da parte dei muscoli.”

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Le attenzioni dopo il parto

Dopo la nascita del bambino, sarà necessario agire per ritrovare un buon equilibrio glicemico e perdere il peso in eccesso. “L’allattamento al seno è consigliato”, sottolinea la ginecologa Castiglioni, “e non esistono controindicazioni”. L’avviamento può essere, però, un po’ più difficile se per un periodo il bebè deve rimanere in terapia intensiva neonatale, o dopo un parto cesareo, ma il latte materno resta una risorsa importante per la crescita.

C’è anche il diabete gestazionale

Il diabete potrebbe insorgere anche durante la gravidanza, intorno alla 24ª settimana. Non comporta rischi nel primo trimestre (malformazioni o aborti), come accade per il diabete di tipo 1 e di tipo 2, ma la prevenzione è fondamentale. Per individuare il diabete gestazionale è necessario eseguire un carico orale con 75 grammi di glucosio alla 24ª settimana di gravidanza. Non è necessario per tutte le donne, ma è raccomandato per chi ha fattori di rischio (obesità, familiarità per diabete, pregresso diabete gestazionale, età superiore a 30 anni e provenienza da Paesi con alta prevalenza di diabete). In caso di diabete gestazionale bisogna intervenire sull’alimentazione, controllare la glicemia e, soltanto in alcuni casi, introdurre le iniezioni di insulina. Il parto è quasi sempre regolare, ma se il bambino è grande si procede con l’induzione del travaglio prima del termine.

di Mara Pace

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