Pma: è sempre più diffusa. I dati più recenti della Regione Campania
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11 aprile 2019

Pma: è sempre più diffusa

Lo confermano anche dati recenti, resi noti durante un incontro presso il Centro di Infertilità dell’Università della Campania “Luigi Vanvitelli”, un’eccellenza pubblica campana per la cura dell’infertilità

Pma: è sempre più diffusa

In Campania 3 bambini su 100 nascono da tecniche di procreazione assistita (Pma). In 6 anni (dal 2010 al 2016) sono oltre 9mila i piccoli campani venuti al mondo grazie alle diverse tecniche di fecondazione assistita, e il trend è in aumento. Sale anche l’età media delle mamme che accedono a queste tecniche, che per la Campania si attesta ai 36,3 anni.

Bimbi che arrivano più tardi

Come vanno letti questi dati? Ne abbiamo parlato con il professor Nicola Colacurci, direttore del centro di Infertilità dell’Università della Campania “Luigi Vanvitelli” e presidente dell’Associazione Ginecologi Universitari Italiani (Agui). “Si tratta di numeri in linea con la media nazionale, che ben fotografano la situazione attuale, che registra un aumento dell’infertilità in una popolazione che decide di fare figli sempre più tardi”. In Italia, nel 2016 (ultimo anno per il quale sono disponibili i dati completi del registro nazionale Pma) sono state 77.522 le coppie trattate con le diverse tecniche di Pma e 13.582 i bambini nati vivi: il 2,9% di quelli totali dello stesso anno.

Mamme dopo i 40Cosa sapere

Sale l’età di chi ricorre alla Pma

Nel campo della Pma, i grandi progressi della medicina, negli ultimi anni, hanno saputo tenere testa al progressivo aumento dell’età media delle donne che vi fanno ricorso. Secondo i dati del registro nazionale, infatti, sono sempre di più le donne over 40 che accedono alle tecniche di Pma. Ad esempio, per quella omologa a fresco, nel 2016 erano il 35,2% contro il 20,7% del 2005. È ben noto: le percentuali di successo di queste tecniche scendono al salire dell’età materna. “Se prendiamo in considerazione le tecniche omologhe, per le donne over 40 le gravidanze ottenute si attestano intorno al 10%, e questo numero scende ulteriormente dopo i 42 anni. Se invece si interviene prima dei 35 anni, con la stessa tecnica raggiungiamo anche il 30-35%”. Diverso è il discorso se si parla di fecondazione eterologa: “In questo caso le percentuali di successo si attestano intorno al 50% anche se le donne sono over 40”.

Ma aspettare, lo sappiamo, porta con sé dei rischi: “Posticipare l’età in cui si sceglie di diventare genitori sta diventando sempre più frequente, per scelta personale, ma anche per la difficoltà a realizzare una vita di coppia stabile e avere un lavoro sicuro. La scienza permette oggi di superare molti ostacoli, ma non dobbiamo dimenticare che la gravidanza in età avanzata è più complessa, sia dal punto di vista fisico, sia per gli aspetti psicologici correlati”, commenta il professor Colacurci.

Procreazione assistita: quali sono le tecniche?

Le tecniche di Pma si dividono per livelli. La Pma di primo livello prevede l’inseminazione intrauterina. Quelle di secondo livello prevedono, invece, la fecondazione dell’embrione in vitro e il successivo impianto. Queste procedure possono essere messe in atto sia “a fresco”, sia congelando spermatozoi, ovociti e/o embrioni. Una differenza sostanziale, lo ricordiamo, è quella tra fecondazione omologa (i gameti appartengono entrambi alla coppia) ed eterologa (almeno uno dei due gameti proviene da un donatore esterno).

Fecondazione assistitaCome scegliere il centro giusto?

L’offerta del sistema sanitario nazionale

L’accesso alla Pma tramite sistema sanitario nazionale non è regolato in modo univoco. Ci sono molte differenze tra regione e regione: ad esempio, la Campania ha solo da poco introdotto la possibilità, per le donne fino al 46esimo anno di età, di sottoporsi a Pma nelle strutture pubbliche per un massimo di 6 cicli, recependo tardivamente quanto previsto dai nuovi Livelli Essenziali di Assistenza. Altrove, come in Toscana, Friuli ed Emilia Romagna, si è legiferato più rapidamente, all’indomani della revisione dei Lea del 12 gennaio 2017.

C’è molta variabilità regionale anche per l’età massima per accedere alla Pma in regime di convenzione: ad esempio, l’Umbria pone lo stop a 41, il Veneto arriva a 50, mentre la maggior parte ha scelto come tetto quello del compimento dei 43.

Ovodonazione: nel nostro Paese mancano donatori

Altra grande questione legata alla Pma è quella del reperimento dei gameti per la fecondazione eterologa: l’Italia è costretta ad acquistarne quasi il 70% nei centri esteri. Perché accade? “Il problema si lega anche a una scarsa informazione su questa opportunità: c’è molta difficoltà ad avvicinare le persone alla donazione, che è sì un atto di generosità, ma comunque in certa misura stressante. Specialmente per la donna che, per donare gli ovuli, deve sottoporsi a un’induzione dell’ovulazione e, poi, a un piccolo prelievo chirurgico”. Altra questione aperta: la legge vieta espressamente di pagare chi dona gli ovuli e gli spermatozoi, ma per loro è previsto un rimborso. In alcuni paesi, come la Spagna – campionessa indiscussa di ovodonazione – questo  si aggira, mediamente, intorno ai 1.500 euro. “In Italia il panorama non è omogeneo, ma la media è molto più bassa. Anche per questo la domanda di fecondazione eterologa – alta e in crescita – non trova una risposta adeguata”.

 

di Giulia Righi

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