Fertilità maschile: gli esami per lui se il bebè non arriva

27 settembre 2019

Fertilità maschile: gli esami per lui se il bebè non arriva

Giocare d’anticipo preserva la fertilità: ecco le dritte per indagare se c’è un problema perché le statistiche rivelano che in un terzo dei casi riguarda l’aspirante papà e in un altro terzo entrambi i partner

Fertilità maschile: gli esami per lui se il bebè non arriva

Un bimbo si fa in due, ma spesso la prima a rivolgersi al medico e fare accertamenti, se la gravidanza desiderata tarda ad arrivare, è l’aspirante mamma. “Nella cura della fertilità ci vuole parità di genere”, dice Andrea Lenzi, ordinario di endocrinologia dell’Università La Sapienza di Roma. “Non bisogna credere che il maschio per principio sia sano, che i problemi siano sempre a carico della donna e che eventuali patologie maschili si possano risolvere all’occorrenza a 40 anni, dopo averle trascurate per decenni. Le donne hanno una cultura della prevenzione radicata: si sottopongono a visite di controllo periodiche, conoscono il proprio corpo e gli eventuali campanelli d’allarme. Gli uomini, spesso, ignorano i temi di fertilità e salute riproduttiva e raramente si rivolgono allo specialista, a meno di avere un problema evidente”. Ma trascurarsi è sempre dannoso. Gli esperti stimano che oggi in Italia il 27% dei ragazzi in età pediatrica ha problemi di natura andrologica, per lo più facilmente risolvibili se affrontati per tempo, ma che possono compromettere la fertilità maschile se non si interviene in modo appropriato. E, negli adulti, la percentuale sale al 40%.

Pensarci in anticipo è la strategia giusta

Un tempo in Italia tutti i diciottenni eseguivano un controllo andrologico in occasione della visita di leva per il servizio militare. Era, di fatto, un esame di screening per le patologie dell’apparato riproduttivo che coinvolgeva l’intera popolazione maschile. Oggi, invece, la percentuale di uomini che hanno visto un andrologo prima dei 20 anni è crollata sotto il 20%. “Nel nostro Paese le coppie tendono a rimandare, per ragioni sociali ed economiche, la ricerca del primo figlio a dopo i 30 anni, spesso dopo i 35”, osserva Andrea Isidori, professore associato di endocrinologia e andrologia dell’Università La Sapienza di Roma. “Solo allora, se c’è un ritardo nel concepimento, l’uomo considera l’idea di rivolgersi allo specialista per un controllo. Io raccomando di farlo prima, di non aspettare il sospetto di un problema, ma programmare una visita non oltre i 25-26 anni di età. Un disturbo che a 25 anni è asintomatico, e viene trascurato per 10-15 anni, può cronicizzare e diventare un ostacolo insormontabile per la fertilità maschile”.

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Attenti ai fattori di rischio e allo stile di vita

I controlli, la diagnosi precoce, sono atti di prevenzione secondaria. Altrettanto importante, se non di più, è la prevenzione primaria: adottare uno stile di vita sano e ridurre al minimo i fattori di rischio per la salute riproduttiva maschile. “Tra i più comuni c’è l’obesità”, spiega l’andrologo. “Poi l’abuso di alcol, soprattutto in età giovanile, che influisce negativamente sul livello degli ormoni sessuali maschili. Il fumo è deleterio: la nicotina contenuta nel tabacco passa al liquido seminale, danneggiando gli spermatozoi”. L’attività fisica ha un ruolo protettivo per la salute generale e per quella riproduttiva in particolare. “Ma alcuni sport richiedono l’adozione di cautele”, avverte l’esperto. “Per esempio, il body building e tutti gli esercizi che implicano il sollevamento di pesi possono aggravare un’eventuale varicocele. Prima di praticarli è opportuno programmare una visita per accertarsi di non soffrirne. Chi sceglie sport che possono comportare traumatismi ai testicoli dovrebbe utilizzare slip contenitivi e non i boxer. Infine, chi va spesso in bicicletta, dovrebbe scegliere un sellino anatomico dotato di una rientranza nella zona del perineo, per evitare che il peso del corpo gravi in corrispondenza della prostata, con il rischio di traumi in caso di sobbalzi”. Poi c’è la scelta dell’abbigliamento intimo. “Il funzionamento ottimale dei testicoli richiede una temperatura di un paio di gradi inferiore rispetto a quella corporea”, spiega Isidori. “Pantaloni attillati al cavallo e slip poco traspiranti possono innalzare la temperatura dei testicoli e interferire con la produzione di spermatozoi. Si tratta, comunque, di un effetto temporaneo: rimosso l’indumento che costringe, il funzionamento torna normale”.

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Autopalpazione dei testicoli, una misura di prevenzione

Come le donne vengono incoraggiate a effettuare periodicamente l’autopalpazione del seno, che non sostituisce le visite di controllo dal ginecologo o dal senologo ma permette di rilevare precocemente eventuali anomalie, così gli uomini dovrebbero effettuare periodicamente l’autopalpazione dei testicoli. “Devono avere la stessa dimensione e trovarsi nella stessa posizione”, spiega l’andrologo. “Se uno è più piccolo dell’altro oppure più basso, c’è qualcosa che non va. Oppure se si notano rigonfiamenti o, al tatto, la consistenza del testicolo è simile a quella di un grappolo d’uva. O, ancora, se si avverte dolore durante la palpazione. Sono tutti segnali che bisogna riferire al medico e non trascurare per preservare la salute e la fertilità maschile”.

Fertilità maschile: altri campanelli d’allarme

Sintomi da considerare con grande attenzione sono anche il bruciore o il dolore all’atto della minzione o durante i rapporti sessuali. “È la spia di un’infezione in corso, che è bene trattare prima che cronicizzi e crei ostruzioni”, dice Andrea Isidori. “Anche la presenza di macchie o infiammazioni sul pene è un sintomo di infezione. Quando si parla di infezioni a trasmissione sessuale, pensiamo immediatamente all’HIV, a quelle più gravi, ma ce ne sono tante altre, spesso scarsamente sintomatiche, che non pongono un rischio grave per la salute generale, ma possono compromettere la capacità riproduttiva sia dell’uomo che della donna. In questi casi è necessario che entrambi i partner si rivolgano al medico per sottoporsi agli accertamenti del caso e alla terapia più indicata, per risolvere il problema presto e bene”.

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Il sogno resta nel cassetto? Servono visite ed esami

Come si può intervenire quando la gravidanza tanto cercata continua a farsi attendere? “La prima cosa da fare è una visita andrologica, soprattutto se l’aspirante papà non l’ha mai fatta in passato, con un’accurata analisi della sua storia clinica. Quindi il medico prescriverà uno spermiogramma, cioè l’analisi del liquido seminale, per valutare concentrazione, mobilità e morfologia degli spermatozoi”, risponde Isidori. L’analisi consiste nella valutazione macroscopica e microscopica di un campione di liquido seminale. Lo specialista ne misura le caratteristiche fisiche e chimiche: il volume, la viscosità, il pH. Poi, a livello microscopico, determina la concentrazione degli spermatozoi e studia la loro morfologia e mobilità. I valori emersi vengono confrontati con gli standard di normalità pubblicati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. “L’andrologo di solito prescrive anche esami del sangue e dosaggi ormonali, per integrare le informazioni raccolte con la visita e lo spermiogramma, e un’ecografia testicolare, per diagnosticare eventuali ostruzioni delle vie seminali o anomalie a livello vascolare”. Ulteriori accertamenti verranno richiesti, se ritenuti necessari dallo specialista, proprio in base ai risultati di questi esami.

Meglio partire alla pari

“Oggi in Italia il 30% circa delle coppie che cercano un figlio sopra i 35 anni si rivolge a specialisti della fertilità”, osserva l’andrologo Isidori. “In un terzo dei casi è l’uomo ad avere qualche problema, in un terzo la donna e in un terzo c’è un problema di coppia, oppure la causa dell’infertilità rimane sconosciuta. Non c’è ragione per cui debba essere l’aspirante mamma a sottoporsi per prima ad accertamenti. Anche perché gli esami previsti per la partner femminile in questi casi sono in media più costosi e invasivi rispetto a quelli previsti per il partner maschile”.

 

di Maria Cristina Valsecchi

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