Fecondazione assistita: come scegliere il centro giusto - Dolce Attesa
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21 novembre 2016

Fecondazione assistita: come scegliere il centro giusto

Il primo passo è consultare il Registro nazionale della Procreazione Medicalmente Assistita disponibile sul sito dell'Istituto Superiore di Sanità. E  seguire poi le indicazioni spiegate di seguito dal nostro esperto

Fecondazione assistita: come scegliere il centro giusto

Per le coppie infertili, che in Italia sono circa un quinto, negli ultimi anni sono di molto aumentate le possibilità di avviare una gravidanza con procedure di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA). Il percorso, però, può essere molto faticoso dal punto di vista sia fisico sia psicologico. È fondamentale, quindi, individuare subito il centro più adatto alle proprie esigenze. Andare all’estero non è in realtà mai necessario.

Nel nostro Paese, il numero dei centri di fecondazione assistita è infatti in continuo aumento: oggi se ne contano più di 260 tra pubblici, privati e privati convenzionati, con una concentrazione maggiore soprattutto nel Nord-Ovest. La vicinanza a casa è sicuramente un aspetto da non trascurare perché può semplificare molto la vita e consente di ridurre i giorni di lavoro persi. Ci sono molti altri fattori, però, di cui tener conto, tra cui l’età della donna, il tipo di problematica alla base e la tecnica che si vuole utilizzare.

Come orientarsi?

Il medico di famiglia o il ginecologo possono dare indicazioni preziose alla coppia, ma può essere utile anche fare un’indagine per conto proprio e consultare i dati riguardanti i centri di fecondazione assistita presenti sul territorio.
“Da centro a centro, si riscontra una notevole variabilità nelle probabilità di successo”, dice Paolo Emanuele Levi-Setti, Direttore dell’Humanitas Fertility Center di Rozzano. “Operare un confronto, però, non è impresa semplice perché i dati sono facilmente manovrabili: è sufficiente, ad esempio, considerare solamente i cicli eseguiti in giovani donne (che hanno maggiori probabilità di ottenere una gravidanza) per dare una falsa impressione falsa di migliori risultati”. Anche affidarsi al passaparola non è una buona strategia perché sono troppi i fattori in gioco che possono determinare un particolare esito. Internet può essere d’aiuto, ma bisogna saper selezionare le fonti più affidabili.

Dove trovare informazioni utili?

Un buon punto di riferimento è rappresentato dal Registro nazionale della Procreazione Medicalmente Assistita presso l’Istituto superiore di sanità (www.iss.it/rpma). Oltre ai dati nazionali sul ricorso alla PMA, sul portale, per ogni centro di fecondazione assistita autorizzato, c’è una scheda che raccoglie diverse informazioni: dalla tipologia della struttura, al livello, alle tecniche applicate, alle problematiche alla base delle diagnosi di infertilità, al numero di cicli effettuati in un anno. “Il numero di cicli, in particolare, è un elemento cui prestare attenzione quando si deve operare una scelta”, dice Paolo Emanuele Levi-Setti. “Per quanto riguarda le tecniche più complesse, una struttura che effettua più di 500 cicli all’anno offre, in genere, maggiori garanzie”.

Meglio un centro pubblico o privato?

Un centro pubblico, rispetto a uno privato, è più economico o totalmente gratuito, ma ha tempi di attesa più lunghi. Questo è un fattore di cui tener conto specialmente se la donna ha già compiuto 34 anni: a quest’età, infatti, le probabilità di concepire iniziano a diminuire di anno in anno anche ricorrendo alla fecondazione assistita.
“Con l’aumentare dell’età, il rapporto tra gravidanze ottenute e cicli iniziati subisce una progressiva flessione mentre il rischio che la gravidanza ottenuta non esiti in un parto aumenta”, si legge nel 10° report sull’attività svolta nel 2014 dal Registro nazionale della PMA. Riguardo alle tecniche più complesse (FIVET e ICSI) il documento riporta che “i tassi di successo diminuiscono dal 27,7%, per le donne con meno di 34 anni al 5,3% per quelle con più di 43 anni”.

Quando optare per un centro di I, II o III livello?

Dipende soprattutto dalla tecnica che è stata indicata quale migliore scelta per la coppia. Nei centri di I livello vengono applicate soltanto procedure di Inseminazione Intrauterina (IUI) e solo in alcuni tecniche di crioconservazione degli spermatozoi.
Nei centri di II e III livello, invece, oltre all’Inseminazione, vengono eseguite anche procedure di procreazione assistita più complesse (GIFT, FIVET e ICSI), tecniche di prelievo chirurgico di spermatozoi (es. MESA, TESE, PESA, TESA), di crioconservazione degli spermatozoi e degli ovociti (FO) e di crioconservazione di embrioni (FER).

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La distinzione tra i centri di II e III livello è solo apparentemente legata al tipo di anestesia che è necessario impiegare: i centri di II livello sono strutture in genere di Day Surgery senza obbligo di stanze di degenza e applicano procedure eseguibili in anestesia locale o sedazione profonda, mentre quelli di III livello utilizzano anche procedure che necessitano di anestesia generale con intubazione e sono in generale spesso strutture ospedaliere con Dipartimenti di Emergenza.

È importante che il centro adotti tecniche di congelamento?

In un ciclo di fecondazione assistita vengono prelevati dalla donna, dopo la stimolazione ovarica, un certo numero di ovociti. In caso di fallimento delle tecniche “a fresco” (in cui si utilizzano ovociti o embrioni non congelati) esiste la possibilità di crioconservare parte di questi per tentare successive fecondazioni. Non tutti i centri, però, lo fanno: secondo il 10° report sull’attività svolta dal Registro nazionale della PMA nel 2014, i centri italiani in cui non è stato effettuato alcun tipo di congelamento, né di ovociti né di embrioni, sono stati 19 (10,9% del totale), in diminuzione rispetto ai 30 centri del 2013. La maggior parte (73,7%), però, adotta entrambe le tecniche. Meglio verificare che il centro prescelto sia tra questi. Se si considerano le percentuali cumulative (che definiscono le possibilità di avviare una gravidanza tenendo conto di più̀ tentativi di trasferimento di embrioni), infatti, lo scongelamento aggiunge circa un 25% di probabilità in più, per tutte le classi di età, di ottenere una gravidanza.

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Cosa fare se è necessario ricorrere all’eterologa?

Riguardo a questo tipo di fecondazione, che prevede la donazione di gameti esterni alla coppia, in Italia siamo molto indietro: a più di due anni dalla sentenza del 9 aprile 2014, con cui la Corte Costituzionale ha dato il via libera al suo ricorso, l’attività è ancora ridotta: secondo il 10° report sull’attività svolta dal Registro nazionale della PMA, si sono registrati in tutto 37 cicli di inseminazione intrauterina e 209 cicli di tecniche di II e III livello.

Il problema è che la legge italiana non ammette nessun rimborso spese per le donne che donano gli ovociti. Poche, quindi, accettano di sottoporsi a cicli di stimolazione ormonale e all’intervento per prelevarli. In Spagna, ad esempio, la legge impone come in Italia che la donazione sia un atto compiuto senza motivi di lucro, ma sono previsti rimborsi per i giorni persi e i disagi collegati alle cure tra i 600 e i 1000 euro e le donatrici, anche per una diversa cultura della donazione, sono molto più numerose. Chi necessita di sottoporsi alla fecondazione eterologa, quindi, deve valutare bene se rivolgersi a un centro estero tenendo conto che alcune banche di ovociti, per andare incontro alle coppie italiane, hanno iniziato ad aprire succursali nel nostro Paese o inviano gli ovociti crioconservati a Centri Italiani. Le coppie possono così sottoporsi a tutte le visite mediche, fare le ecografie di controllo e far congelare i campioni di seme, limitando al minimo indispensabile o evitando del tutto i viaggi all’estero.

 

Michela Crippa

 

21 novembre 2016

 

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