Conosci l’età delle tue ovaie? Misura l’ormone antimuelleriano

17 settembre 2019

Conosci l’età delle tue ovaie? Misura l’ormone antimuelleriano

Il suo dosaggio nel sangue serve a stimare la riserva di ovociti e quanto tempo rimane per cercare una gravidanza

Conosci l’età delle tue ovaie? Misura l’ormone antimuelleriano

L’avanzare dell’età della donna è il fattore che incide maggiormente sulla probabilità di avviare con successo una gravidanza. La fertilità femminile, più di quella maschile, si riduce inesorabilmente col passare degli anni. Non è detto, però, che l’età anagrafica, quella scritta sulla carta di identità, coincida con l’età delle ovaie, con la loro riserva di fertilità: ci sono donne avanti con gli anni in grado di concepire spontaneamente senza problemi e altre che raggiungono prima la menopausa.

Gli specialisti hanno messo a punto un protocollo di esami per stimare l’età ovarica della donna, la riserva di ovociti di cui ancora dispone per cercare una gravidanza, che sia spontanea o con l’aiuto della procreazione medicalmente assistita (PMA). Tra questi esami, il più significativo è il dosaggio nel sangue dell’ormone antimuelleriano (AMH), prodotto dalle ovaie, la cui concentrazione decresce di pari passo con la riduzione delle riserve ovariche. Spetta allo specialista valutare l’esito dell’esame e prospettare alla donna i percorsi possibili per realizzare i suoi progetti di maternità.

Un patrimonio che si erode col tempo

Ancor prima di nascere la donna ha con sé l’intera riserva di ovociti che porterà a maturazione, uno per volta, mese dopo mese, nel corso della vita. Anzi, ne ha molti di più. “Alla ventesima settimana di gravidanza, le ovaie del feto di sesso femminile contengono 7 milioni di ovociti immaturi”, spiega Daniela Galliano, direttrice del Centro IVI per la riproduzione assistita di Roma. “Nelle settimane successive, il numero si riduce. Alla nascita, la bambina ne ha 2 milioni. Con l’arrivo del menarca gliene rimangono 300mila. La progressiva erosione della riserva ovarica è un fenomeno fisiologico. Si stima che nell’arco della vita una donna abbia circa 400 ovulazioni. Gli altri ovociti si deteriorano senza mai arrivare a maturazione. Esaurita la riserva, sopraggiunge la menopausa”.

Va detto che la probabilità di concepire e portare a termine una gravidanza non dipende solo dal numero di ovociti rimasti, ma anche dalla loro qualità e, col passare degli anni, anche la qualità degli ovociti si deteriora. “La fertilità della donna è massima a 25-30 anni”, dice Galliano. “Dopo i 35 si riduce sensibilmente. Intorno ai 40 anni c’è un nuovo brusco declino. Dopo i 45 è improbabile riuscire a portare a termine una gravidanza con i propri ovociti. La menopausa di solito arriva tra i 45 e i 55-58 anni, un intervallo abbastanza ampio entro il quale c’è una variabilità individuale che dipende da diversi fattori”.

L’età della menopausa: questione di geni e di ambiente

La tendenza a esaurire la riserva ovarica prima o più tardi dipende innanzitutto da predisposizione genetica. “Per questa ragione chiediamo sempre alle pazienti a che età le loro madri sono entrate in menopausa. È un carattere ereditario”, spiega l’esperta.

Ci sono, poi, fattori ambientali che possono avvicinare la soglia della menopausa. “Il fumo di sigaretta, l’abuso di alcolici, l’obesità, lo stress, infezioni pelviche, endometriosi e alcuni trattamenti anti-tumorali, come la chemio e la radioterapia”, dice Galliano. “Sono tutti agenti che hanno l’effetto di ridurre la riserva ovarica e, quindi, abbreviare la vita fertile della donna. Al momento non esistono interventi medici in grado di prolungare la fertilità e ritardare l’arrivo della menopausa. Quando la riserva ovarica si avvia a esaurimento, la donna che vuole avere una gravidanza ha due possibilità: cercarla immediatamente, eventualmente con l’aiuto della PMA, oppure prelevare e crioconservare alcuni ovociti per una futura fecondazione”. Gli esami che permettono di stimare l’età ovarica, primo tra tutti il dosaggio dell’ormone antimuelleriano, servono a fare scelte informate, a valutare la probabilità di riuscita di un intervento di fecondazione assistita o di prelievo di ovociti allo scopo di preservarli e a personalizzare il protocollo di stimolazione ovarica per la PMA.

Ormone antimuelleriano: come si misura?

Prodotto dalle ovaie, l’ormone antimuelleriano viene riversato nel circolo sanguigno, dove si può misurare la sua concentrazione con un semplice prelievo in qualunque giorno del ciclo. “Dal dosaggio dell’AMH possiamo ricavare informazioni utili sullo stato delle ovaie”, spiega Galliano. “Una concentrazione molto alta, fino a 5 volte più della norma, può essere la spia di un ovaio policistico o di altre patologie più rare. Se è sotto la norma, indica una riserva ovarica ridotta”.

Il dosaggio dell’ormone antimuelleriano non viene prescritto da solo, ma insieme ad altri esami che permettono di delineare la situazione con maggiore chiarezza e completezza. “Di solito è abbinato al dosaggio dell’ormone follicolo-stimolante (FSH), dell’ormone luteinizzante (LH) e dell’estradiolo, tutti coinvolti nel processo di maturazione degli ovociti”, dice l’esperta, “e alla conta per via ecografica dei follicoli che si trovano in una determinata fase di maturazione, i cosiddetti follicoli antrali”.

Quando è opportuno sottoporsi a questi controlli?

“Spesso a chiederli sono donne che stanno cercando una gravidanza e non riescono a concepire, quelle intenzionate a far ricorso alla PMA, pazienti affette da patologie alle ovaie o in procinto di sottoporsi a trattamenti che possono compromettere la loro fertilità”, spiega Galliano. “A mio avviso, anche le donne sane, senza evidenti problemi, dovrebbero far ricorso a questo strumento di valutazione nel momento in cui decidono di posticipare la ricerca di una gravidanza, per fare scelte informate e programmare la loro vita riproduttiva sulla base di tutti i dati disponibili”.

 

di Maria Cristina Valsecchi

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