Stop al dolore con l’autoipnosi - Dolce Attesa
apri modal-popupadv apri modal-popupadv

10 luglio 2013

Stop al dolore con l’autoipnosi

Stop al dolore con l’autoipnosi

E’ su tutti i giornali la notizia che Kate Middleton, ormai prossima a dare alla luce il bebè reale, abbia deciso di affrontare il parto con l’aiuto dell’ipnosi, tecnica che già le aveva dato sollievo durante il periodo delle nausee. Scopriamo come funziona questa tecnica naturale che permette di tenere sotto controllo il dolore, senza ricorrere all’anestesia.

L’Hypnobirthing, ha più di 50 anni ed è un approccio che si è perfezionato nel tempo. Il primo parto effettuato in Italia con questa tecnica risale agli anni ’50 e, a volte, è stata applicata anche ai cesarei. Consiste, in sostanza, nell’insegnare e allenare la donna incinta a raggiungere uno stato semicosciente, tramite l’autoipnosi.

Le mamme in attesa sono tra i soggetti più ricettivi nei confronti dell’ipnosi. Non di rado durante il travaglio, nelle pause tra una contrazione e l’altra, la gestante entra spontaneamente in uno stato di trance e le ostetriche spesso usano l’ipnosi senza esserne consapevoli.

Non è sonno, ma dormiveglia

L’ipnosi è una modificazione transitoria dello stato di coscienza che la mente crea spontaneamente. Se l’ingresso nel dormiveglia che precede il sonno è un atto involontario, in ipnosi viene indotto o autoindotto a uno specifico segnale. L’ipnosi vera e propria è utilizzata di solito in psicoterapia, mentre per il travaglio di parto ci si ferma a un livello più superficiale. Lo stato di leggera trance mette semplicemente a riposo l’emisfero sinistro del cervello, che governa il pensiero razionale, e libera l’inconscio, che viene indotto a concentrarsi su immagini positive e rilassanti. In questo modo si spezza la catena paura-ansia-dolore e si producono endorfine, che riducono il dolore. Si tratta di un metodo efficace anche secondo la ricerca scientifica, per cui  – come l’agopuntura – anche l’ipnosi potrebbe essere utile per il controllo del dolore del parto. Purtroppo gli studi in merito sono ancora pochi e sarebbero necessarie ulteriori ricerche.

L’ipnosi agisce con un aumento anche di 10 volte delle endorfine plasmatiche: in pratica, riducendo il flusso ematico ai centri del dolore si abbassa la percezione del dolore stesso, mentre aumenta l’attività cerebrale legata all’emisfero destro, come risulta all’elettroencefalogramma (prova che l’ipnosi agisce effettivamente sul funzionamento cerebrale). Ma l’effetto principale è l’attenuazione, o la rimozione, della parte emotiva-psicologica del dolore, con riduzione dell’ansia e aumento dell’autocontrollo.

Esperienze isolate

Malgrado la sua efficacia, l’ipnosi è un metodo ancora poco diffuso in sala parto. Rispetto ai corsi preparto tradizionali, l’autoipnosi implica una maggiore preparazione degli operatori e la formazione di gruppi ristretti di mamme, inoltre è più lunga e impegnativa. In una parola, per l’ospedale è troppo costosa. Chi volesse seguire questa strada deve oggi rivolgersi a operatori privati. Spesso si tratta di psicoterapeuti, ma sono numerosi anche i ginecologi che si sono specializzati in questa tecnica.

Come scegliere?

Ciò che conta è la relazione di empatia che si instaura tra la futura mamma e il preparatore, anche attraverso l’uso di un linguaggio intimo e familiare, ed è proprio il rapporto di fiducia e di ascolto quello che garantisce il successo. Può capitare, comunque, che con qualcuna il metodo non funzioni (si calcola nel 20% dei casi). E, visto che non c’è modo di saperlo prima, l’unica strada è provarlo di persona.

La tecnica classica

Il metodo più conosciuto e diffuso di preparazione al parto in autoipnosi, introdotto in Italia dal ginecologo Giampiero Mosconi già negli anni ’50, prevede un totale di 8 incontri, uno alla settimana, per gruppi composti al massimo da 10 mamme. Fa riferimento alla AMISI (Associazione Medica Italiana per lo Studio dell’Ipnosi), che è anche sede della Scuola Europea di Psicoterapia Ipnotica (riconosciuta dal Ministero della Salute).

Si inizia al settimo mese e nel primo appuntamento vengono spiegati i metodi e gli obiettivi del corso. Negli incontri successivi si provano i primi esercizi di rilassamento muscolare mirato e le prime “visualizzazioni” di immagini serene e rassicuranti su cui la futura mamma inizia a concentrarsi sotto la guida dell’ipnotista. Soltanto a metà del corso si affrontano gli esercizi respiratori e si apprende la tecnica vera e propria dell’autoipnosi. A quel punto, ogni mamma ha individuato un proprio “sogno” e riesce a fare da sola: entra nello stato di dormiveglia-trance a un segnale preciso, la chiusura del proprio pugno. A questo gesto si accompagna anche il “blocco del respiro” (dopo una lunga inspirazione, si trattiene il fiato contando fino a 11, un esercizio da ripetere a casa e da applicare in travaglio durante la contrazione). Le ultime sedute sono invece dedicate a immaginare, vivendole in anticipo, le varie fasi del parto. Gli esercizi svolti a lezione vanno ripetuti con l’aiuto di audiocassette registrate nel corso.

L’induzione rapida: bastano 20 minuti per imparare
Esiste anche un’altra metodica, più breve, che fa riferimento al Centro Italiano di Ipnosi Clinica e Sperimentale di Torino, CIICS . Con questo modo di procedere per la preparazione al parto si esegue una sola seduta di preparazione con una sessione di ipnosi della durata complessiva di 20 minuti. Le mamme che lo desiderano possono aggiungere al consueto corso di preparazione al parto una singola lezione collettiva che riunisce un gruppo di coppie: dopo una breve presentazione teorica si passa a una seduta di ipnosi collettiva e si insegna il segnale con il quale si può fare da soli, che consente di raggiungere in pochi secondi autocontrollo, calma e attenuazione del dolore. Essendo una tecnica di induzione ipnotica rapida, può essere eseguita dal ginecologo in sala parto anche su donne che non sono state preparate in precedenza. Ma in genere è preferibile che la mamma faccia da sola, in modo da entrare in autoipnosi solo quando il dolore e la stanchezza superano certi limiti (tanto che il 30% delle mamme preparate, in media, alla fine non la utilizza).

Commenti