Se l'amore fa male dopo il parto - Dolce Attesa
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07 agosto 2014

Se l’amore fa male dopo il parto

Se l'amore fa male dopo il parto

Avvertire dolore nei rapporti sessuali dopo il parto è un fenomeno molto diffuso: a tre mesi dal parto ne soffre circa il 50% delle neomamme e dopo sei mesi il dato scende al 25%.  La causa va quasi sempre cercata nell’esito di lacerazioni provocate dal passaggio del feto nel canale del parto, che possono essere spontanee o correlate all’episiotomia, l’incisione che viene praticata nella mucosa vaginale per favorire la fuoriuscita del bambino. La cicatrizzazione di queste ferite può provocare indurimenti, rigidità o infiammazioni a carico delle terminazioni nervose di questa regione: di conseguenza, la donna avverte dolore durante i rapporti.

Preparare il pavimento pelvico

Prevenire questo inconveniente però è possibile già in gravidanza, cercando innanzitutto di ridurre il rischio di lacerazioni spontanee che possono verificarsi durante il parto preparando il pavimento pelvico ad affrontare lo sforzo cui sarà sottoposto. Durante l’attesa, è importante che la donna impari a conoscere i muscoli perineali, cioè quelli che circondano la vagina e l’ano, e si alleni a rilassarli e a distenderli volontariamente, apprendendo anche le corrette modalità di spinta che dovrà mettere in atto al momento del parto, durante la fase espulsiva.

Per individuarli, un modo semplice è il cosiddetto pipì-stop. Durante la minzione si contrae la muscolatura perineale interrompendo il getto. Così facendo, tra l’altro, è possibile verificare anche i tempi di risposta di questa muscolatura (il getto si interrompe subito o dopo qualche secondo?). Attenzione, però: l’esercizio va eseguito solo come test iniziale, per acquisire consapevolezza del pavimento pelvico e non come allenamento dello stesso, come spesso veniva proposto in passato: è stato verificato, infatti, che a lungo andare questo tipo di movimento può creare un ristagno di urina e quindi una risalita di batteri lungo l’uretra, col rischio di cistiti o addirittura di infezioni renali.

E ancora, in posizione accovacciata si può osservare il pavimento pelvico in uno specchio. Nell’atto di stringere (in pratica, lo stesso tipo di movimento di quando si trattiene la pipì), se la muscolatura è sufficientemente tonica dovremmo notare una chiusura anche della vagina e del pavimento perineale.

Questa azione preventiva rispetto al rischio di lacerazioni può essere rinforzata da una serie di massaggi-stretching al perineo, praticati da un’ostetrica di fiducia nei mesi che precedono il parto, in modo da rilassarlo e facilitarne la distensione. Infine, – ma qui entra in gioco la responsabilità del personale sanitario della sala parto, sarebbe bene limitare il ricorso all’episiotomia ai casi in cui è veramente necessaria.

Come alleviare il fastidio

Ma se, nonostante queste accortezze, con la ripresa dei rapporti sessuali dopo il puerperio si avverte dolore, come si può fare per risolvere il problema? Fondamentali sono una corretta igiene intima, con saponi curativi che rispettino il pH dell’area genitale, e un ciclo di automassaggi con applicazione di gel o creme lubrificanti che riducano l’infiammazione e aiutino a ripristinare l’elasticità della mucosa. Poiché in questo genere di disturbi entra in gioco anche una forte componente psicologica (ad esempio la paura che la cicatrice si possa riaprire o, semplicemente,  il timore di soffrire durante la penetrazione), è opportuno trovare il coraggio di parlarne con qualcuno e chiedere aiuto a una persona competente, il ginecologo o l’ostetrica, per affrontarlo e risolverlo.

Se il dolore non è legato al puerperio

Al di là dei disturbi che possono presentarsi nel dopo-parto, avvertire dolore durante i rapporti sessuali è un problema più diffuso di quanto si pensi: riguarda circa il 20% delle donne e può avere pesanti ripercussioni sulla qualità della vita, sia della donna stessa, che può andare incontro a instabilità di umore e alla sensazione di essere “sbagliata”, sia della coppia, che può attraversare un periodo di calo del desiderio sessuale e tensioni nel rapporto a due.
Esistono due tipi di dispareunia: una superficiale, l’altra profonda, che rimandano a cause differenti:

  • Dispareunia superficiale: coinvolge solo la regione vulvo-vestibolare e il dolore è avvertito all’inizio del rapporto, al momento della penetrazione. A causarla, molto spesso c’è un’infezione vulvo-vaginale, di origine fungina o batterica. In questo caso, al dolore durante il rapporto si associano anche sintomi come prurito e bruciore. Si tratta, comunque, di un fenomeno transitorio, che di solito si risolve con una terapia con farmaci antimicotici o antibiotici.
    Altre volte, a determinare il disturbo è una malattia vulvare a forma dermatologica: per esempio, il Lichen scleroso, una dermatite di tipo allergico, una malattia che provoca secchezza della mucosa vulvo-vaginale e irrigidimento della pelle circostante. Una delle conseguenze è, appunto, la sensazione dolorosa all’inizio della penetrazione. Anche questa patologia può essere trattata con una terapia farmacologia.
    Un dolore più acuto e persistente può invece rimandare alla vulvodinia. Si tratta di una malattia correlata a una sorta di ipersensibilità delle terminazioni nervose del vestibolo vaginale, per cui il solo toccare l’area genitale provoca dolore. In questo caso, occorre “rieducare” la funzionalità di tali terminazioni che lavorano troppo, attraverso diverse metodiche applicate in centri specializzati: tecniche di riabilitazione dei muscoli della vulva, elettrostimolazione che riduce la sensibilità dei nervi, farmaci che agiscono sul dolore.
  • Dispareunia profonda: la sensazione dolorosa si manifesta soprattutto durante la fase del coito vero e proprio e riguarda la parte più interna del canale vaginale, coinvolgendo talvolta l’intera regione pelvica, cioè la parte bassa dell’addome. Più complessa è la sua diagnosi. Potenzialmente, infatti, questo tipo di dolore potrebbe rimandare a una qualsiasi malattia che coinvolga un organo della pelvi: utero, ovaie, vescica, intestino e retto. Spesso, a celarsi dietro questo sintomo è l’endometriosi. Se la formazione endometriosica si trova, per esempio, su un legamento vicino all’utero, è facile che la donna avverta dolore durante la penetrazione profonda. A causare questo tipo di dispareunia possono essere anche problemi a carico delle ovaie (come le cisti ovariche) oppure malattie infiammatorie a carico della vescica (sindrome della vescica dolorosa) o dell’intestino (sindrome del colon irritabile). Sta al medico, attraverso un’accurata anamnesi e un’attenta visita ginecologica, valutare l’opportunità di ulteriori indagini nell’una o nell’altra direzione, per arrivare alla diagnosi e alla cura corretta.

Allena così il perineo

Mantenere tonico il perineo è molto importante perché la sua muscolatura assolve a diverse funzioni, tra cui sostenere gli organi pelvici (vescica, vagina e retto) e prevenire l’incontinenza urinaria. Per allenarlo esistono appositi esercizi, detti di Kegel, dal nome del medico che li ha ideati. Durante l’allenamento, è fondamentale riuscire a focalizzare l’attenzione esclusivamente sul perineo, in modo che negli esercizi non vengano coinvolte anche zone vicine come i glutei o l’interno cosce:

  • La posizione consigliata per gli esercizi è quella sdraiata. L’ideale sarebbe mettersi con la schiena a terra, cosce a 90° rispetto al tronco e polpacci a 90° rispetto alle cosce, appoggiati a un cubetto o a un letto basso. Se non è possibile, va bene anche la semplice posizione sdraiata, con ginocchia flesse e piedi a terra.
  • L’esercizio classico, da eseguire dopo aver svuotato la vescica, prevede di stringere i muscoli del pavimento pelvico e di mantenerli contratti contando fino a 10; quindi di rilassarli completamente contando di nuovo fino a 10. Si consiglia di eseguire una serie di 10 esercizi, 3 volte al giorno.
  • Un altro esercizio è quello dell’ascensore. Immaginiamo di avere una pallina appoggiata alla vulva. Cominciando a stringere la muscolatura pensiamo di farla risalire, come se fosse in ascensore: si arriva al primo piano, quindi ci si ferma e si torna giù. Poi si ripete, salendo questa volta al secondo poi si torna giù. I piani possono essere due, tre o quattro, a seconda di come ci si sente. Una raccomandazione: nel tragitto di discesa, è importante fare attenzione a non spingere ma, semplicemente, a lasciar andare.

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