Gravidanza: cosa succede se il travaglio si blocca?
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10 gennaio 2019

Se il travaglio si “blocca”…

Se il travaglio si “blocca”...

Ogni parto è diverso dall’altro

Se il parto fosse un processo di tipo esclusivamente meccanico, si svolgerebbe in maniera più o meno uguale per tutte, ma ogni nascita è un evento a sé. L’esperienza del travaglio richiede un’apertura totale, dal punto di vista fisico e psichico, e questo può essere vissuto in modo molto diverso da una donna all’altra: alcune si abbandonano in modo istintivo all’evento, altre, a un certo punto, hanno bisogno di fermarsi per una pausa. Non a caso questi momenti di “stallo” avvengano in genere intorno ai 4-5 cm di dilatazione, ovvero a metà del percorso, come se la donna avesse bisogno di prendere fiato prima dell’ultimo passaggio, che è anche il più intenso e travolgente.

Anche il piccolo fa la sua parte. Ci sono bambini che, più di altri, sono attivi e con i loro movimenti contribuiscono a dilatare il collo dell’utero, di contro, ce ne sono alcuni che se la prendono più comoda.

Le variabili sono tante

A frenare l’attività contrattile potrebbe essere anche un calo di energia, causato per esempio da un digiuno prolungato, oppure la tensione emotiva dovuta magari al cambiamento di ambiente, come quello da casa all’ospedale, in cui la donna si sente meno a proprio agio. E l’ansia induce la produzione di adrenalina, un ormone che tende a bloccare le contrazioni.

In altri casi, l’ostacolo è di tipo meccanico.  Per nascere, il bimbo deve affrontare un percorso che assomiglia a un tunnel, attraverso cui si spinge come un corpo rotante, una specie di elica che gira. Un passaggio che talvolta può essere rallentato, vuoi per le dimensioni del piccolo vuoi per l’anatomia della pelvi materna.

Mosse “soft” per rimettersi in moto

  • A volte, per superare l’impasse è sufficiente aspettare un po’, concedersi una piccola pausa per recuperare energia: un breve sonnellino, o semplicemente un momento di riposo a occhi chiusi.
  • Anche un massaggio rilassante, per esempio alla pianta dei piedi o nella regione dei reni, o ancora un bagno caldo possono essere la mossa giusta.
  • Altre volte, il segreto è cambiare posizione: ce ne sono alcune, come quella carponi, che sembrano funzionare particolarmente bene, specie nei casi in cui è necessario “creare spazio” nel pancione. Oppure, può servire muoversi con rotazioni ampie e forti del bacino, come se si eseguisse una danza del ventre.

La cosa migliore è procedere per tentativi, sperimentando di volta in volta ciò che può essere più adatto. L’importante è mantenersi calme e pazienti e aspettare che la natura faccia il suo corso.

Quando è necessario l’aiuto del medico

Se, tuttavia, i diversi accorgimenti adottati non sembrano funzionare, è opportuno valutare il ricorso a un intervento medico.

  • Una manovra ostetrica piuttosto diffusa e del tutto indolore per mamma e bambino è la rottura delle membrane, cioè del sacco amniotico che racchiude il bimbo. Questo atto meccanico, che non va effettuato di routine ma solo quando serve,  consente l’entrata in circolo di particolari sostanze, le prostaglandine, che aumentano le contrazioni.
  • L’altro intervento cui, in genere, si ricorre è la somministrazione di ossitocina, un ormone di solito prodotto dall’ipofisi della donna, in grado di indurre contrazioni intense e regolari.
  • Ulteriori aiuti possono venire dall’anestesia peridurale, laddove sia disponibile, qualora la mamma sia particolarmente affaticata e sofferente per le contrazioni;
  • oppure, se si è a buon punto della fase espulsiva, cioè si vedono già i capelli e la testa del bimbo, dall’utilizzo della ventosa, quando il piccolo avanza molto molto lentamente, la forza delle contrazioni è debole e la mamma molto stanca.

Ma quanto tempo si aspetta, di solito, prima di intervenire con queste tecniche? Dipende dall’ospedale in cui si partorisce. In linea di massima, comunque, in assenza di segni di sofferenza fetale si attende circa un paio d’ore. Con questi espedienti,  in genere il travaglio riprende regolarmente.

Se occorre il cesareo

A volte può capitare che le diverse manovre mediche effettuate non riescano a far “riavviare” il travaglio. In questi casi, si deve ricorrere al cesareo.
Ma, si potrebbe obiettare, non era possibile pensarci prima? In realtà è essere difficile da capire, alcune cose si evidenziano solo strada facendo: ricorrere subito a un cesareo non sarebbe appropriato. Alle future mamme che si trovano a vivere questa esperienza, però, è importante dire che la fatica e il dolore provati non sono stati vissuti vani: le contrazioni consentono all’utero di affrontare l’intervento con una buona preparazione e un buon allenamento, mentre le sollecitazioni sul sistema polmonare e cardiaco sono estremamente utili al bambino e lo aiuteranno ad adattarsi meglio e più prontamente all’ambiente extra-uterino.

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