Quando nascerà il bambino? Lo predice un test - Dolce Attesa

18 novembre 2015

Quando nascerà il bambino? Lo predice un test

Quando nascerà il bambino? Lo predice un test

Il termine della gravidanza è stato raggiunto, ma il bambino non accenna a nascere. In questo caso, può venire in soccorso un semplice test in grado di dire con precisione se il travaglio si avvierà entro la settimana successiva. Non si tratta di un esame nuovo. La ‘cervicometria’ o ‘ecografia del collo uterino’ (cioè il controllo della lunghezza della cervice uterina eseguita con una sonda a ultrasuoni) è da tempo utilizzata in caso di rischio di parto prematuro. Ora però i ricercatori della Thomas Jefferson University di Philadelphia, guidati da Vincenzo Berghella, hanno dimostrato che è utilizzabile anche dopo lo scadere dei nove mesi, quantomeno se la futura mamma aspetta un solo bambino e la testa è posizionata correttamente.

“È quando la gravidanza supera il termine o la futura mamma ha un problema di salute (ad esempio se soffre di diabete gestazionale o di preeclampsia) e rischia un parto prematuro, infatti, che il medico si trova a decidere se indurre il travaglio o eseguire un taglio cesareo. Il test, in questo contesto, riveste un ruolo fondamentale perché fornisce indicazioni utili per operare una scelta che può avere ripercussioni importanti sulla salute del bimbo”, spiega Stefania Piloni, medico specialista in ostetricia e ginecologia.

“Quando il collo dell’utero (che normalmente misura dai 3 ai 5 centimetri) si riduce al di sotto di 1 centimetro, la possibilità di partorire entro i successivi sette giorni aumenta dell’85%. Se invece resta al di sopra dei 3 centimetri (anche a ridosso del termine della gravidanza), il rischio di partorire entro una settimana è inferiore al 40%. In questo secondo caso, un’induzione del parto ha minori probabilità di successo e il taglio cesareo rappresenta la soluzione migliore per far nascere il bimbo. Nel primo caso, invece, l’induzione del parto può avere esiti favorevoli e la via del cesareo può essere accantonata”, continua l’esperta.

Lo studio è importante perché prima di questa metanalisi (pubblicata sul British Journal of Obstetrics and Gynaecology) si credeva che, trascorsi i nove mesi, tutte le donne avessero una cervice ridotta e che quindi la misurazione non fosse più un segnale attendibile di parto imminente. I ricercatori hanno, invece, dimostrato il contrario, suggerendo di ricorrere al test anche in caso di parto oltre il termine.

Ma in Italia questo test è già utilizzato? “Nel nostro Paese, la ‘cervicometria’ è usata da tempo, ma non per predire la nascita in caso di parto oltre il termine bensì nelle urgenze, per escludere un travaglio imminente”, risponde Stefania Piloni. “Quando una futura mamma arriva al pronto soccorso ostetrico con questo rischio, il medico verifica la lunghezza del collo uterino mediante un’ecografia transvaginale. Quest’esame può essere eseguito nel corso di tutta la gravidanza, anche nel primo trimestre, ma è utile soprattutto nel secondo, se si riscontra il pericolo di incontinenza cervicale (che si verifica quando il collo dell’utero è debole e rischia di dilatarsi portando ad aborto prima della 25a settimana di gravidanza). In questi casi, il ginecologo può optare per il cerchiaggio della cervice uterina, che consiste nell’applicazione di un nastro rigido intorno al collo dell’utero che gli impedisce di aprirsi. Alla futura mamma, invece, si suggerisce generalmente un periodo di prolungato riposo e di astensione dal lavoro”.

di Michela Crippa

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