Placenta bassa: è possibile pensare a un parto naturale?

24 ottobre 2019

Placenta bassa: è possibile un parto naturale?

Può capitare che venga riscontrata durante la morfologica e, in genere, torna in posizione con la crescita del pancione

Placenta bassa: è possibile un parto naturale?

Durante l’ecografia del 2° trimestre – la cosiddetta “morfologica” – può essere riscontrata quella che viene definita una placenta bassa. Localizzata, cioè, tra 2 e 3,5 cm di distanza dal collo uterino. Non si tratta di un evento raro e, di solito, non rappresenta un elemento preoccupante. Nemmeno per lo svolgimento di un parto naturale.

Placenta bassa o previa: le differenze

“Con l’aumento del volume dell’utero, in genere, la placenta viene “stirata” verso l’alto, aumentando la distanza con il canale cervicale”, spiega Silvano Zaglio, Direttore del Dipartimento Materno Infantile e della S.C. di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale di Desenzano del Garda (Bs).

Per verificare che questo accada, è importante fare l’ecografia del 3° trimestre, detta “di accrescimento”, intorno le 30-32 settimane. Se necessario, alla valutazione per via transaddominale potrà associarsi quella ecografica per via transvaginale.

Più particolare è il caso di una placenta “previa”, che non solo è bassa, ma copre il collo dell’utero. Si parla di placenta previa minor quando lo copre parzialmente, arrivandovi a meno di 2 cm, senza tuttavia superarlo. Di placenta previa major quando copre completamente il collo dell’utero, a volte anche oltrepassandolo.

Solo una donna su 10 a cui è stata diagnosticata una placenta a inserzione bassa nelle prime settimane, si troverà nel 3° trimestre in una condizione di placenta previa, che richiederà un più stretto controllo ecografico e assistenziale.

Quindi, mentre una placenta a inserzione bassa diagnosticata nel 2° trimestre non rappresenta una controindicazione al parto per via vaginale, a condizione che l’ecografia del 3° trimestre ne confermi la “risalita”, diverso è il discorso in caso di placenta previa. Quest’ultima potrebbe richiedere, per il maggior rischio emorragico e dopo un’accurata valutazione del quadro clinico, un ricovero “osservazionale” già nel 3° trimestre (in genere dopo le 33-34 settimane). La placenta previa, infatti, può essere associata a improvvise e anche severe perdite ematiche, che potrebbero comportare la necessità di un cesareo urgente.

Le precauzioni da adottare

Pur non costituendo una situazione allarmante, la placenta a inserzione bassa richiede qualche accorgimento. Ad esempio, evitare rapporti sessuali e sforzi fisici molto intensi. Potrebbe, infatti, dare origine a sanguinamenti vaginali che, se di scarsa entità, non devono mettere in allarme la futura mamma. Richiedono invece una valutazione urgente in Pronto Soccorso Ostetrico se assumono un carattere emorragico, affinché possano essere adottati in maniera tempestiva provvedimenti terapeutici adeguati.

 

di Laura D’Orsi

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