Piccola guida all’assistenza al parto - Dolce Attesa

13 luglio 2012

Piccola guida all’assistenza al parto

Piccola guida all’assistenza al parto

Fino a pochi anni fa, negli ospedali italiani ai papà non era permesso accedere alla sala parto per assistere alla nascita dei loro bimbi. Oggi, per fortuna, la maggior parte dei centri nascita si è attrezzato per consentire al partner, a una parente o a un’amica, di tenere compagnia alla mamma nel corso del travaglio e del parto.
Ma chi è la persona più adatta per offrire conforto e appoggio? Quali competenze e conoscenze deve avere? Che cosa è chiamata a fare, concretamente, durante la nascita del bambino?

Una presenza complice, ma discreta
Chi assiste la futura mamma ha il ruolo di complice e di mediatore: deve fare in modo che le sue richieste vengano ascoltate e, se possibile, esaudite dal personale della struttura. Al tempo stesso, però, deve conoscere i propri limiti e non imporre mai il proprio intervento alla donna.
Così, per esempio, se la futura mamma chiede un massaggio e poi all’improvviso cambia idea e non vuole più essere toccata, chi assiste deve farsi indietro senza insistere. Deve anche saper accettare malumori e momenti di rabbia o frustrazione senza offendersi o scoraggiarsi, e accettare pure i propri momenti di frustrazione. In alcuni casi, deve limitarsi a non fare nulla, se non gli viene richiesto alcun intervento attivo, sapendo che la sua sola presenza silenziosa è già di aiuto e di conforto.

Una fase particolarmente delicata, in cui si misura la capacità dell’accompagnatore di rispettare i limiti del proprio ruolo e la volontà della partoriente, è la contrazione. In quel momento, la donna ha bisogno di concentrarsi su se stessa e su ciò che sta vivendo. Non ha voglia di parlare. Tutt’al più mantiene il contatto con chi la assiste attraverso lo sguardo. L’accompagnatore deve sapersi ritirare in silenzio e non interferire. Oppure, d’accordo con la partoriente, può mettere in atto un piccolo rito associato alla contrazione. Per esempio, ripetere la frase ‘una in meno’, per ricordarle che la meta della nascita del bimbo si avvicina a ogni istante.
Tra una contrazione e la successiva, poi, la donna potrebbe assopirsi per qualche minuto per ricaricarsi di energie. Anche in questo caso, non bisogna interferire e farsi da parte in silenzio.

Non è necessario essere esperti
Il partner, un’amica, la sorella… Chiunque può seguire la partoriente durante il travaglio, purché si tratti di una persona che conosce bene la donna e gode della sua piena fiducia. Inoltre, è necessario che sia abbastanza forte e distaccata da non lasciarsi coinvolgere dagli inevitabili momenti di stanchezza che la donna proverà ma, al contrario, sia in grado di incoraggiarla ad andare avanti. Per questa ragione, il consiglio è di non farsi seguire dalla propria mamma, che si immedesimerebbe troppo.

È sempre meglio che chi assiste partecipi al corso preparto, soprattutto agli incontri sulla nascita, per sapere ciò che accadrà. E se dovesse avere dubbi non deve farsi scrupoli a chiedere spiegazioni all’ostetrica, anche durante il travaglio. Il suo compito, infatti, è trasmettere fiducia alla partoriente e non può farlo se nutre qualche preoccapazione. Infine, bisogna essere preparati al fatto che si vedrà la donna in circostanze uniche, come non si è mai vista prima. Se si pensa che questo possa turbare, meglio farsi indietro.

Un supporto pratico e affettuoso

  • Per aiutare la donna in travaglio, l’accompagnatore può massaggiarle la zona lombare per consentirle di rilassarsi tra una contrazione e l’altra. Non occorrono tecniche particolari: a volte bastano semplici carezze.
  • Se il travaglio si protrae a lungo, si può offrire alla donna una caramella o una zolletta di zucchero per permetterle di recuperare energia. Oppure le si può rinfrescare il viso con una spugnetta bagnata.
  • Se chi assiste si è allenato con la futura mamma a praticare tecniche di rilassamento e respirazione profonda, può aiutarla a eseguirle durante il travaglio. Ancora, se lei lo desidera, può mettere un po’ di musica o usare qualunque altro accorgimento che favorisca la sua serenità.
  • Nella fase espulsiva, infine, si può sostenenere fisicamente la donna per permetterle di assumere la posizione che trova più confortevole.

Che cosa richiedono gli ospedali
Per ragioni di igiene, le strutture sanitarie chiedono alcune precauzioni alla persona che intende assistere al parto. Nella maggior parte dei casi, per accedere in sala travaglio è necessario presentare il risultato negativo del test della salmonella, effettuato non più di 30 giorni prima della nascita. L’esame, che si effettua analizzando un campione di feci, serve a diagnosticare eventuali infezioni da batteri della famiglia delle salmonelle.

In sala parto, poi, solitamente si chiede all’accompagnatore di indossare camice, cuffia e mascherina. Dal momento che le procedure possono cambiare da ospedale a ospedale, è meglio informarsi per tempo presso la struttura dove la mamma intende dare alla luce il suo bimbo. Un consiglio: l’accompagnatore porti con sé cibo e bevande, perché il travaglio può protrarsi per diverse ore e la struttura sanitaria potrebbe non essere attrezzata per un ristoro.

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