Il perineo: come stimolarlo e rafforzarlo dopo il parto
apri modal-popupadv apri modal-popupadv

23 giugno 2016

Il perineo: come stimolarlo e rafforzarlo dopo il parto

Il perineo: come stimolarlo e rafforzarlo dopo il parto

Il perineo è un muscolo fondamentale per il corpo umano in quanto sostiene tutti gli organi della bassa pelvi. In particolar modo durante la gravidanza subisce uno stress maggiore in quanto va a sostenere l’utero e quindi il feto. L’ostetrica Laura Coda spiega quali sono i trattamenti post-parto per rafforzare il perineo e perchè sono consigliati.

Il perineo è costituito dalle parti molli che chiudono in basso la cavità pelvica,  aiuta a sostenere il peso del nostro corpo ed ha grande importanza dal punto di vista ginecologico ed ostetrico.  In gravidanza  ha una funzione contenitiva fondamentale  del  bambino in utero. Chiudendo inferiormente la cavità addominale e pelvica, sostiene gli organi della bassa pelvi,  la vescica, il retto con  l’ampolla rettale e l’utero, quindi il bambino.  Per la sua  funzione di appoggio e contenimento, il perineo  è sottoposto a forte tensione  muscolare in gravidanza,  ma anche nel travaglio, nella fase espulsiva  e quando si applicano tutte quelle metodiche  che servono  a facilitare il parto aiutando il rilassamento,  l’apertura e il  progredire della testa del bambino verso l’uscita, quali possono essere  le ventose o le episiotomie.

Lo stress del perineo può esitare in un’ipotonia con stanchezza perineale o, in alcuni casi, in ipertonia, con contrattura perineale. In questi casi le pazienti  accusano un fortissimo dolore più o meno localizzato a livello genitale ed anche più in profondità durante i rapporti sessuali. È inoltre  importante ricordare che l’ipotono, quindi la stanchezza, può provocare perdite di urina, nei casi più gravi  purtroppo anche di gas e feci, dovute a un abbassamento della vescica, del retto e dell’utero stesso.  Questi disturbi  possono essere legati anche a stress che si accumula, per esempio, le prime volte in cui in palestra si affronta un certo tipo di ginnastica. Può capitare di perdere qualche goccia di urina. Ma succede pure per colpi di tosse, starnuti, piccole corse o mentre ci si abbassa per prendere il bambino…  Sono tutte situazioni di stress a livello addominale e di brusche alterazioni pressorie intra-addominali.

Ci sono tre tecniche, tre metodiche che fanno parte della riabilitazione del piano perineale. La chinesiterapia  è la pura e semplice ginnastica del pavimento pelvico che prevede esercizi di contrazione e rilasciamento muscolare  volti a restituire elasticità e tonicità ai tessuti e quindi a recuperare il controllo degli sfinteri. Il terapeuta consiglia sempre di fare dalle dieci alle quindici sedute con incontri almeno due volte a settimana. È una ginnastica specifica del piano perineale. Correlato alla chinesiterapia, il biofeedback ,  una ginnastica attiva molto importante volta a ripristinare o a sviluppare la propriocezione e ad ottenere un controllo ottimale di alcune funzionalità dell’organismo. Per la mamma, si tratta di una ginnastica che aiuta a sentire il perineo, a conoscere e a riacquisire il controllo della muscolatura del pavimento pelvico.  Con un semplice specchio vede e tocca il perineo,  ne osserva le contrazioni e si esercita  a modularle  in intensità e durata. Normalmente si utilizza una sonda  vaginale riempita di aria e collegata a un monitor.  Il monitor rileva e mostra  le contrazioni perineali  della mamma. Molto spesso l’apparecchio è predisposto per trasformare l’attività muscolare  in segnali  visivi e sonori che evidenziano  quali muscoli  sono in azione e avvertono se c’è qualche errore nell’esercizio.  Come terza  metodica,  l’elettrostimolazione,  una stimolazione passiva della muscolatura del pavimento pelvico durante la quale  la donna non deve fare nulla. Si tratta di piccole scossettine date al muscolo, ovviamente regolate dal fisioterapista o dall’ostetrica che sta utilizzando questo  tipo di metodica.  In caso di ipotonia, a seconda del disturbo, della patologia, si pratica l’elettrostimolazione mediante una sonda vaginale, un pochino più grossa o mediante una sonda rettale munite di elettrodi . Nell’ipertono invece molto spesso bisogna iniziare  con un elettrodo di superficie,  un elettrodo applicato a livello del perineo più superficiale in quanto il dolore è talmente forte  che non si riesce a inserire nessun tipo di sonda nella paziente.

La sonda viene inserita in vagina e la mamma deve contrarre e rilasciare la muscolatura perineale in base agli input del terapista. Un’apparecchiatura collegata emette impulsi sonori e segnala eventuali errori  con blocco dell’esercizio. È  pertanto un supporto che oltre a favorire la capacità propriocettiva serve a ottenere nuovamente un controllo ottimale dell’attività muscolare.

Il trattamento post-parto del perineo prevede sempre dalle dieci alle quindici sedute e l’associazione di queste tre tecniche che sono complementari e praticate in combinazione e in successione.  Tranne alcune situazioni, come l’ipertonia, di norma non si può ricorrere alla sola elettrostimolazione.  È inoltre necessario abbandonare alcune teorie.  Fino a non molto tempo fa si sosteneva l’importanza,  nell’immediato post-parto, di far urinare subito la paziente e di farle stringere e aprire il perineo, mentre urinava, secondo il metodo chiamato stop-pipì. Lo stop-pipì  è controindicato perché  impone la contrattura errata di un piano perineale che nell’immediato post partum è in apertura. In più, non porta a svuotamento completo della vescica, per cui rimangono residui che possono provocare cistiti e fastidio anche del detrusore,  il muscolo che riveste la vescica.”

Commenti