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06 dicembre 2011

Tocofobia, quando la paura del parto prende il sopravvento

Quando i timori per le incognite del parto diventano patologici, gli esperti parlano di tocofobia. Ecco i consigli per superarla, con l'aiuto degli esperti

Tocofobia, quando la paura del parto prende il sopravvento

Avvertire una certa ansia al pensiero del parto è naturale. Si tratta di un’esperienza nuova (sempre, anche quando si è al secondo o al terzo figlio!), che sfugge al pieno controllo, un viaggio verso l’ignoto. “Dal punto di vista psicologico, è un po’ come se la donna si trovasse nelle stesse condizioni di suo figlio che deve venire al mondo”, commenta Monica Grigio, psicologa e psicoterapeuta, Responsabile del Servizio di Psicologia Clinica Perinatale all’ospedale Buzzi di Milano. “Deve infatti attraversare una specie di prova, un passaggio obbligato. E per quanto possa cercare di arrivare preparata e di mettere a punto strategie per affrontarlo, un certo margine di incognite resta”. A volte, però, può capitare che i timori prendano il sopravvento. Gli esperti parlano di tocofobia, o paura patologica del parto.

Paura del parto: i segnali da considerare

Un sintomo può essere la difficoltà a riposare: il sonno si popola di incubi sul travaglio, oppure non si riesce a dormire, o ci si sveglia nel cuore della notte, col pensiero fisso a quel momento. Ma a far capire alla donna che la propria paura ha superato la soglia “fisiologica” e che sta andando fuori controllo dovrebbe essere soprattutto il fatto che questa sensazione le impedisce di vivere serenamente l’attesa. “Non ci sono più gli alti e i bassi tipici di questo periodo”, commenta Grigio. “L’angoscia diventa dominante, si trasforma in panico”.
Qualche volta, ad accorgersi che qualcosa non va non è la donna stessa, ma chi ha a che fare con lei, per esempio il ginecologo. “Una signora a inizio gravidanza che, già dalle prime visite comincia a tempestare il medico di domande sul parto esprimendo i suoi timori, fa chiaramente pensare che questo pensiero sia per lei altamente disturbante”, sottolinea la psicologa. “In tal caso si tratta di una paura eccessivamente precoce, che merita di essere valutata”.
Ma di che cosa, esattamente, si ha timore? “Del dolore, di non saper spingere, di lacerarsi, di perdere il controllo o, più in generale, che qualcosa vada storto”, risponde Monica Grigio. “Altre volte, invece, questa emozione affonda le radici nella storia personale della futura mamma, per esempio quando c’è il ricordo di un parto precedente, che magari è stato traumatico. Così come può capitare che a innescare l’ansia sia il fatto che la data presunta del parto si trovi a coincidere con quella di un giorno particolarmente doloroso per la donna, come l’anniversario della morte di una persona cara o di un aborto precedente”.

Cercare un supporto

Come comportarsi in questi casi? L’importante è parlarne. “A volte è lo stesso ginecologo che riesce a dare ascolto e supporto alla futura mamma”, osserva Grigio. “In altri casi, sarà lui stesso a indicarle un’altra figura cui rivolgersi, per esempio uno psicologo”.
Alcune donne cercano di tirarsi indietro: “Tanto a cosa serve?”, pensano. Invece, è un modo per confrontarsi con la propria paura, acquisirne consapevolezza e comprenderne le diverse sfaccettature: a volte, infatti, il timore del parto nasconde qualcos’altro ed è importante aprire quel “pacchetto”, riuscire a guardarci dentro per sciogliere i nodi presenti.

Il cesareo risolve il problema?

Una delle scorciatoie cui spesso si pensa è ricorrere a un cesareo. Ma può essere davvero una soluzione? “Si tratta di una decisione medica, che va attentamente ponderata”, osserva la psicologa. “Purtroppo, spesso sembra che ce ne si dimentichi, ma il cesareo è un vero e proprio intervento chirurgico, con tutti i rischi a esso connessi. Pensare di ricorrervi esclusivamente per sedare le proprie paure, poi, può essere una pura illusione. Non a caso, molte donne, dopo avere fissato la data dell’intervento, si accorgono che l’ansia resta”.
Oltretutto, è vero che un cesareo consente di tenere sotto controllo molti aspetti del parto: si conosce la data dell’evento, si sa che non capiterà di notte né quando si è sole… Ma ci sono anche delle controindicazioni: il non sentire certe parti del corpo in un momento così importante, il fatto che siano altri a manipolare il proprio corpo e il bambino nei suoi primi istanti di vita, il dover affrontare il periodo post-operatorio…

Cesareotutto quello che devi sapere

Soluzioni possibili

Qualche volta, il fatto di poter avere la sicurezza di una protezione analgesica dall’inizio alla fine del parto può essere sufficiente ad alleggerire la donna dal suo carico di angoscia”, osserva la psicologa. “Nei casi in cui l’ansia è particolarmente forte, si potrebbe pensare anche a un parto indotto, che può contribuire a dare alla donna la sensazione di avere un certo controllo su quanto accade, senza però privarla dell’esperienza di far nascere il proprio figlio”.
Ma è possibile che ansie e angosce si riversino sull’accudimento del bambino, condizionando l’inizio del rapporto della mamma con il piccolo? “Per fortuna, nella stragrande maggioranza dei casi non succede”, rassicura Grigio. “In genere, dopo la nascita, l’allarme rientra. E passata la tempesta ritorna il sereno”.

EpiduraleI pro e i contro

La nascita, un’incognita da accettare

Fare i conti mentalmente anche con eventuali imprevisti: ecco il modo migliore per avvicinarsi al parto. “Purtroppo, le nuove generazioni di donne sono poco abituate a questo, cresciute come sono dentro a una cultura del controllo, che le ha abituate a programmare tutto nei minimi dettagli”, commenta Monica Grigio. “Oggi prima ancora che il bambino nasca lo vedi in tridimensione attraverso l’ecografia, ne conosci il sesso e il peso. E non solo. Questa società ci ha abituato a ritenere normali cose impensabili fino a qualche decennio fa, come iscrivere il piccolo al nido ancora prima che nasca. Sono tutti elementi che contribuiscono a rafforzare l’idea che tutto possa essere pianificato. E quando ci si accorge che non è così, è facile essere travolti dall’ansia”.

Francesca Mascheroni

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