Parto per Fiemme, nascere a Cavalese tra le Dolomiti
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18 marzo 2019

Parto per Fiemme, nascere a Cavalese tra le Dolomiti

Un punto nascita che offre alle future mamme la possibilità di partorire in un ambiente accogliente e sicuro, con l’opportunità per le famiglie, che arrivano da tutta Italia, di alloggiare gratuitamente in una struttura della zona

Parto per Fiemme, nascere a Cavalese tra le Dolomiti

Riapre, rinnovato e potenziato, dopo quasi tre anni di chiusura, il reparto di maternità dell’Ospedale di Cavalese, in provincia di Trento. Una buona notizia per i futuri genitori della zona, ma anche per le coppie che abitano in un’altra provincia o in un’altra regione e desiderano accogliere il loro bambino in questo punto nascita attento ai desideri e alle esigenze di mamma e bebè, usufruendo dell’ospitalità garantita dal progetto Parto per Fiemme.

Primo caso in Italia di riapertura di un punto nascita

Il punto nascita di Cavalese, che è il riferimento per le future mamme di tre valli (Fiemme, Fassa e Cembra), è il primo caso di riapertura dopo un periodo di sospensione. Periodo che l’ospedale ha sfruttato per rinnovare la struttura e completare il team medico-ostetrico in modo da rispondere agli standard di sicurezza richiesti dal Comitato Percorso Nascita Nazionale. Un percorso non facile, che era iniziato nell’autunno del 2015, quando si era verificata una parziale sospensione del servizio. “In pratica si poteva accedere al punto nascita per partorire solo durante il giorno, dalle 8 alle 18”, racconta Alessandro Arici, referente dell’associazione Parto per Fiemme, nata per sostenere il punto nascita. “Il servizio è stato sospeso del tutto nel marzo del 2017 ed è ripreso a pieno regime il primo dicembre del 2018, grazie all’impegno dell’azienda sanitaria, del personale medico, della Provincia, del Ministero, degli amministratori di Fiemme e di tanti valligiani che hanno voluto fare la loro parte. Siamo, infatti, consapevoli del fatto che è proprio il punto nascita a permettere il mantenimento di altri servizi essenziali, come la pediatria, la ginecologia e la presenza dell’anestesista, 7 giorni su 7, per tutti, per qualsiasi urgenza”.

Punti nascitaI criteri per valutare la sicurezza

Sale parto rinnovate e personale potenziato

Ma come si è arrivati alla riapertura? Nel 2016, il Comitato Percorso Nascita Nazionale ha accordato una deroga al punto nascita, in virtù della distanza dall’ospedale più vicino e dell’orografia della zona. “Per riaprire servivano, però, alcuni requisiti relativi al personale e alla struttura stessa”, spiega Fabrizia Tenaglia, direttrice dell’Unità Operativa di Ginecologia e Ostetricia dell’Ospedale di Cavalese. “Requisiti che sono stati soddisfatti lo scorso autunno grazie all’acquisizione di personale di nuova assunzione e alla collaborazione di consulenti libero-professionisti: ora il punto nascita può contare sulla presenza, 24 ore su 24, di un ginecologo, un anestesista e un pediatra. Le due ostetriche in servizio garantiscono un’assistenza one-to-one durante il travaglio e il parto a ogni futura mamma. Le due sale parto sono state oggetto di un intervento di restyling ed è stata installata una moderna vasca per il parto. Entro l’anno verrà inaugurata anche una sala operatoria adiacente alle sale parto; nel frattempo, ci si è organizzati con gli altri reparti in modo da avere sempre una sala operatoria libera, a disposizione dell’ostetricia”.

Assistenza continua in travaglioGiova alla mamma e al bebè

Una nascita dolce, attenta ai bisogni di mamma e bebè

Per le coppie che scelgono di accogliere in Val di Fiemme il loro bambino c’è un’assistenza attenta e rispettosa nei confronti dei bisogni di mamma e bebè. In sala parto la futura mamma ha al suo fianco una persona di fiducia e un’ostetrica che la incoraggia, la sostiene e monitora il suo benessere e quello del bambino. “Chi lo desidera può affrontare il travaglio e la fase espulsiva nella vasca, beneficiando così degli effetti antalgici e rilassanti dell’acqua calda”, spiega la dottoressa Tenaglia. “Ogni donna può muoversi liberamente, assumere le posizioni che meglio l’aiutano a gestire il dolore delle contrazioni, consumare cibi leggeri che le diano energia”. E subito dopo la nascita, se non ci sono problemi di salute, il bambino è affidato all’abbraccio della sua mamma, per un contatto pelle a pelle che facilita il bonding, cioè il legame, e il buon avvio delle poppate. “L’allattamento è favorito e sostenuto”, sottolinea Fabrizia Tenaglia. “Mamma e bambino restano sempre insieme grazie al rooming-in, 24 ore su 24, e le dimissioni in caso di parto naturale avvengono in seconda o terza giornata. Se l’allattamento è ben avviato e la mamma lo desidera, può lasciare il reparto già 48 ore dopo la nascita, dopo l’esecuzione degli screening neonatali”.

Rooming-inSempre insieme dopo il parto

Un progetto per le coppie di tutta Italia

La particolarità della storia di questo punto nascita è il coinvolgimento diretto della popolazione locale, che si è data da fare per garantirne la conservazione a beneficio di tutta la comunità. Nel luglio del 2014 è stato avviato, infatti, il progetto Parto per Fiemme, pensato per accogliere le coppie provenienti da fuori valle o da fuori provincia, che desideravano far nascere a Cavalese il loro bambino. “Il progetto, messo a punto in quel periodo e poi sospeso in seguito alla riduzione degli orari di apertura del punto nascita, ha visto l’accoglienza di 55 coppie in pochi mesi”, ricorda Alessandro Arici. Con la riapertura del reparto, ricomincia anche il progetto Parto per Fiemme, finanziato grazie al contributo solidale dei cittadini della valle. “Gli albergatori che aderiscono a Parto per Fiemme accolgono una famiglia di quattro persone – i futuri genitori ed eventuali fratellini o la futura mamma e una nonna o altra persona di fiducia che l’accompagnerà in sala parto – con un servizio a mezza pensione, nei cinque giorni precedenti e successivi alla nascita”, spiega il referente del sodalizio. “Per le famiglie l’accoglienza è completamente gratuita e l’associazione provvede a versare agli albergatori, sempre disponibili, una cifra simbolica di 30 euro al giorno, come rimborso spese”.

Parto per Fiemme: come funziona nella pratica?

Le coppie che non abitano in Valle di Fiemme e desiderano usufruire del servizio di accoglienza devono prima di tutto contattare telefonicamente la maternità di Cavalese. “Per prenotare una camera in uno degli alberghi che partecipano al progetto è infatti indispensabile che il punto nascita certifichi che la gravidanza è fisiologica”, spiega Alessandro Arici. “Il nostro è un punto nascita di primo livello”, dice la dottoressa Tenaglia. “Possiamo accogliere solo le future mamme con gravidanza a basso rischio. Valutiamo, quindi, la storia clinica della donna e il decorso della gravidanza per stabilire se la nascita può avvenire nel nostro ospedale”. Se ci sono i requisiti, la coppia contatta l’associazione Parto per Fiemme indicando in quale periodo vorrebbe soggiornare in un albergo di Cavalese e le viene riservata una camera in una delle dodici strutture che aderiscono al progetto. “Ma al bisogno possono aumentare, per accogliere tutte le richieste pervenute”, sottolinea Alessandro Arici.

Una nascita molto particolare

Tra le coppie che hanno scelto il Punto Nascita di Fiemme, ci sono futuri genitori venuti da lontano, dal nord, ma anche dal centro Italia. “Alcuni genitori preferiscono un punto nascita più piccolo, sicuro, ma meno affollato rispetto agli ospedali delle grandi città”, considera Alessandro Arici. “E qui ricevono un’accoglienza speciale, avvolti nella magia delle Dolomiti, che si trasforma in un ricordo da custodire per sempre e raccontare al proprio bambino. D’altronde, la nascita è un momento straordinariamente delicato nella vita del bambino e dei suoi genitori: è il momento, appunto, in cui si crea una famiglia che, mai come oggi, ha bisogno anche di dolcezza”.

Il racconto di Francesca: “Accolti come in una famiglia”

Da Roma a Cavalese per la nascita della loro bambina. È l’esperienza di Francesca Colombo, mamma di Miral, 3 anni e mezzo, e di Mael, 5 mesi, che dalla Capitale ha raggiunto la Valle di Fiemme una settimana prima della data presunta del parto. “Non me la sentivo di partorire in un grande ospedale, dove rischi di essere più un numero che una persona”, racconta Francesca. “Cercavo un punto nascita più piccolo, dove sentirmi al sicuro. Ne ho parlato con un’ostetrica che mi ha suggerito di cercare tra gli ospedali delle zone di montagna e, tramite il web, ho scoperto il progetto Parto per Fiemme”. Francesca e il suo compagno, Fernando, sono stati ospiti in quattro strutture che aderiscono all’iniziativa, dato che Miral si è fatta attendere dieci giorni. “Siamo stati accolti come in una famiglia, si sono presi cura di noi”, riferisce Francesca. “In quei giorni abbiamo partecipato ai vari eventi culturali e abbiamo conosciuto meglio la valle. E la sera in cui Fernando è rientrato in albergo dopo la nascita di Miral hanno festeggiato tutti insieme!”.

Francesca ricorda con affetto l’accoglienza ricevuta e il periodo trascorso nelle strutture alberghiere, ed è molto contenta dell’esperienza vissuta in ospedale. “Il mio è stato un travaglio molto lungo, durato quasi un giorno. Fernando è rimasto al mio fianco per tutto il tempo, ho potuto muovermi liberamente, assumere le posizioni che desideravo, usare la vasca per il parto, ascoltare musica. Mi sono sentita molto rispettata”, racconta. “E nel post parto le ostetriche sono state molto premurose, mi hanno sostenuto nell’allattamento: Miral faticava ad attaccarsi e il loro aiuto è stato prezioso per superare le difficoltà iniziali e partire nel modo giusto. Sarei tornata per la nascita di Mael, ma purtroppo il punto nascita non aveva ancora riaperto”.

Per saperne di più

Per chiedere informazioni sul progetto Parto per Fiemme e/o per prenotare una camera, è possibile visitare il sito www.partoperfiemme.com, scrivere un’e-mail all’indirizzo partoperfiemme@gmail.com o telefonare al numero 335.6902743.

 

di Giorgia Cozza

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