Parto Naturale: cosa fare per avere un parto naturale
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12 luglio 2012

Parto naturale: le procedure da evitare perché sia più naturale

Posizione litotomica, cannula in vena, clistere, rasatura dei peli pubici, manovra di Valsalva... sono sempre di più gli specialisti che invitano a usare questi accorgimenti solo quando è necessario

Parto naturale: le procedure da evitare perché sia più naturale

Nel corso del tempo lo scenario del parto in genere, e del parto naturale nello specifico, è cambiato: la gestione del travaglio è passata dalle mani delle donne a quelle del medico e dalla casa all’ospedale. Se da un lato è stato così possibile offrire una maggiore garanzia contro eventuali complicazioni, dall’altro l’evento nascita è stato sempre più medicalizzato e accompagnato da procedure spesso inutili, se non addirittura dannose. Ma da diverso tempo, alcune voci critiche si sono levate rispetto a questa prassi.

Nel 1985, sulla rivista Lancet fu pubblicato un articolo considerato un importante punto di riferimento di un adeguato comportamento ostetrico, che costituì la prima Carta di Assistenza Corretta al Parto. Seguì una serie di regolamentazioni, che avevano lo scopo di stabilire quali, tra le varie cure perinatali, fossero veramente indispensabili.
Si arriva così al 1996, anno in cui l’Organizzazione Mondiale della Sanità pubblica finalmente una Guida pratica dell’assistenza al parto fisiologico. In questo documento viene fatto un elenco di tutte le procedure, suddivise in 4 categorie: pratiche utili e di provata efficacia (A), quelle inutili che dovrebbero essere abbandonate (B), quelle che dovrebbero essere usate con cautela (C) e quelle spesso utilizzate in modo inappropriato (D).

E dopo un cesareosi può partorire naturalmente?

Le procedure più comuni per il parto naturale

  •  Clistere

    Il suo scopo è liberare l’intestino prima del parto naturale.
    Si può evitare perché, già all’inizio del travaglio, o comunque prima del periodo espulsivo, lo stimolo a scaricarsi si presenta spontaneamente. Il clistere andrebbe riservato alle donne con stipsi acuta, che ne avvertono la necessità e ne fanno richiesta.

  • Rasatura dei peli pubici

    Viene praticata per contrastare eventuali infezioni, creando una zona sterile e “pulita”.
    Si può evitare perché detergere la zona con un prodotto specifico può bastare. La rasatura è invasiva, mette a disagio la donna e può provocare micro-lesioni della pelle.

  • Cannula in vena

    È una misura preventiva nei confronti di rare complicazioni, come un’eventuale emorragia: viene inserita e fissata con un cerotto una piccola cannula nella vena del braccio, in modo che sia già tutto pronto per una possibile flebo.
    Si può evitare perché è una procedura fastidiosa e invasiva, da riservare a donne con fattori di rischio (problemi di coagulazione, un precedente parto in cui si è verificata un’emorragia). Per le altre, non c’è motivo di usarla: impressiona e dà la sensazione che la nascita sia un evento medico e con possibilità di rischi improvvisi.

  • Posizione litotomica

    Durante il travaglio e il parto naturale, la posizione supina della mamma è la più comoda per l’ostetrica e il medico.
    Si può evitare perché rende passiva la futura mamma. Ma è ormai dimostrato che, quando viene lasciata libera di muoversi, ogni donna assume spontaneamente posizioni che favoriscono la progressione del piccolo nel canale del parto e che sono anche le più adatte a sentire meno la sofferenza. La posizione supina, tra l’altro, riduce il ritorno venoso e può provocare decelerazioni del battito cardiaco del piccolo.

  • Esplorazione rettale e stiramento del perineo

    Sono procedure che hanno la funzione di controllare – e in alcuni casi con il massaggio del perineo – e di aiutare la donna a percepire meglio la zona in cui deve concentrare le spinte (“Spinga qui, dove sente le mie dita!” è l’invito alla mamma).
    Si può evitare perché nella maggior parte dei casi rischiano di disturbare la donna e di far sì che, come reazione istintiva, lei contragga la muscolatura anziché rilassarla, distendere il perineo e quindi aprirsi e favorire la discesa del bambino.

Perineo5 esercizi per rafforzarlo
  • Raggi X

    A termine di gravidanza, servono a misurare le dimensioni del bacino e valutare eventuali difficoltà di passaggio del bambino durante il parto naturale.
    Si può evitare perché si tratta di un’applicazione di raggi X non giustificata da una comprovata necessità. Il dato importante non è la misura del bacino in sé, quanto il rapporto tra quel dato bacino in travaglio e la posizione del bambino durante quella particolare fase. Se, infatti, si trova in una posizione che favorisce l’allargamento del diametro della pelvi, una testina anche piuttosto grossa può passare senza grandi difficoltà.

  • Uso dell’ossitocina

    La somministrazione di questo farmaco attraverso la flebo serve a stimolare le contrazioni e ad accelerare il travaglio.
    Si può evitare perché l’ossitocina sintetica rende il travaglio molto più doloroso e diminuisce la capacità di sopportazione del dolore perché inibisce la produzione di endorfine. La somministrazione di ossitocina va riservata ai casi di travaglio davvero prolungato, con contrazioni non valide, dopo aver lasciato riposare la donna e averla nutrita.

  • Manovra di Valsalva

    Il suo scopo è “guidare” le spinte dall’esterno per accelerare i tempi. La manovra di Valsalva è una spinta volontaria, eseguita trattenendo il fiato ed esercitando una forte pressione verso il basso. Consigliarla (“Trattenga il fiato e spinga forte!”) è un’abitudine frequente, anche in ospedali in cui sono state eliminate le altre pratiche
    Si può evitare perché spingere a lungo, trattenendo il fiato, riduce l’ossigenazione della mamma e del bambino e rischia di far diminuire il battito cardiaco fetale. Toglie, inoltre, al corpo femminile l’istinto primario di sapere esattamente come fare. Se si lascia spingere la donna spontaneamente, senza interferenze esterne, le spinte sono ‘dosate’ nel modo giusto, a piccoli tratti.

  • Uso dell’ergometrina

    Si tratta di un farmaco che serve a prevenire emorragie, favorendo le contrazioni dell’utero nella fase del secondamento, ovvero il momento dell’uscita della placenta.
    Si può evitare perché la somministrazione dell’ergometrina, per via intramuscolare o endovenosa, ha senso solo in caso di aumentato rischio di emorragia.

  • Lavaggio e revisione dell’utero

    Il lavaggio con soluzione fisiologica e la revisione (l’interno dell’utero viene ripulito con un tampone di garza montato su una sorta di pinza di metallo) hanno lo scopo di pulire e controllare la cavità uterina una volta concluso il parto naturale.
    Si può evitare perché non è necessario ed è oltretutto molto doloroso. Se sono state seguite le normali misure di igiene e durante il parto naturale non ci sono stati problemi particolari, non c’è motivo di ricorrervi.

  • La manovra di Kristeller

    Fino a pochi anni fa, in Italia veniva eseguita praticamente di routine, tanto che non era nemmeno riportata nella cartella clinica. Il ginecologo esegue la manovra di Kristeller appoggiando il braccio sul fondo dell’utero e spingendo con forza il bambino verso il basso. È un vero e proprio atto medico, non esente da effetti collaterali: la fortissima pressione esercitata sulla testa del piccolo costituisce comunque un trauma. Va dunque utilizzata solo per precisi motivi ostetrici, e cioè quando non si riesce a correggere in altro modo la mancata progressione della testa del piccolo.

    Partorire da sedutesi può!

E l’episiotomia?

Nel documento dell’Oms la piccola incisione che viene eseguita nella fase espulsiva per facilitare la fuoriuscita del bambino ed evitare lacerazioni del perineo, figura tra le pratiche utilizzate spesso in modo inappropriato (categoria D). La situazione va valutata di volta in volta. Nella maggior parte dei casi, se i tempi di donna e bambino vengono rispettati, se non si incita la mamma a spingere, se la posizione è libera (spesso carponi in questa fase), se si fanno impacchi caldo-umidi sul perineo nella fase finale del parto, l’episiotomia può e deve essere evitata. Diventa invece indispensabile quando c’è una sofferenza fetale, che impone di accelerare i tempi.

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