Ossitocina, l’ormone dell’amore - Dolce Attesa

12 febbraio 2015

Ossitocina, l’ormone dell’amore

Ossitocina, l’ormone dell’amore

Michel Odent, il famoso medico ostetrico, l’ha definito l’ormone dell’amore. E non a caso. Perché l’ossitocina, che ha un ruolo centrale nel processo del parto, ha un’importanza fondamentale anche nella formazione di quello che sarà il legame affettivo tra la mamma e il suo bambino.

“L’ossitocina viene prodotta dall’ipotalamo, la parte arcaica del cervello, che sovrintende a tutte le azioni istintive legate alla sopravvivenza”, spiega Marta Campiotti, ostetrica e fondatrice della Casa Maternità Montallegro di Induno Olona, in provincia di Varese. “Regolamenta tutti gli aspetti del comportamento riproduttivo, non solo della donna, ma anche dell’uomo: influenza il desiderio, incide sull’ovulazione e sull’attività degli spermatozoi, viene secreto durante i rapporti sessuali,  governa l’orgasmo”.

“La secrezione di questo neuro-ormone è fortemente influenzata da sensazioni ed emozioni e quindi dal clima  che ci circonda, che può farci sentire più o meno bene”, afferma l’esperta. “Come già aveva intuito il grande Leboyer, padre della nascita dolce, un ambiente sicuro e tranquillo, la penombra, il tepore, il contatto fisico, il sentirsi rilassati sono tutti fattori che favoriscono la produzione di ossitocina. Nel parto, ma se ci pensiamo, anche in altre situazioni amorose”.

Al contrario i rumori, la luce intensa, il freddo, la presenza di persone sconosciute e tutto ciò che può creare una sensazione di disagio o di ansia rischiano di ostacolare la secrezione della sostanza”.

Questo spiega anche come mai il meccanismo del travaglio, nella maggior parte dei casi, si metta in moto proprio durante le ore serali o notturne. “È soprattutto nella fascia che va dalle 18 alle 6 del mattino che si registra la maggiore produzione di ossitocina”, spiega Marta Campiotti, “e cioè quando la donna è presumibilmente nella propria casa o nel proprio letto, tranquilla, rilassata, con il partner vicino”.

Come fare, allora, per incoraggiare questo ormone ‘timido’ e favorire così un buon inizio e un buon andamento del travaglio? “Innanzitutto, valutando con attenzione il luogo in cui si desidera partorire e le persone che si vogliono accanto”, risponde Marta Campiotti.
La serenità e l’ambiente giusto sono particolarmente importanti anche dopo il parto, quando l’ossitocina, il cui picco è circa 10 volte maggiore rispetto al travaglio, stimola una serie di processi –  l’espulsione della placenta, la stimolazione delle ghiandole mammarie – fondamentali per la conclusione del parto e l’avvio dell’allattamento. “Anche in questo caso, la produzione del neuro-ormone sarà favorita se la mamma ha il suo piccolo vicino ed è in una situazione di benessere e di serenità”, sottolinea l’ostetrica. “È anche grazie a questo ormone, infatti, che mamma e bambino si riconoscono attraverso il tatto, l’odorato, il contatto pelle a pelle e danno il via a quel rapporto così speciale e a quel legame affettivo che rimarrà unico anche negli anni a venire”.

Francesca Mascheroni

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