Mangiare durante il travaglio: sì o no? - Dolce Attesa
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28 marzo 2019

Mangiare durante il travaglio: sì o no?

Con le contrazioni, si sa, ad alcune mamme si “chiude” lo stomaco. Ad altre invece viene appetito. Ecco cosa e quando è consigliato mangiare per fare rifornimento di energia in una fase così delicata

Mangiare durante il travaglio: sì o no?

Se arriva un attacco di fame in pieno travaglio, non c’è problema: la mamma può tranquillamente sgranocchiare qualcosa. Anzi. Se ha appetito o sete, non solo può farlo ma, in certi casi, è persino indicato. Sembra un’ovvietà, ma fino a qualche tempo fa i protocolli ospedalieri spesso lo impedivano, nell’eventualità che – a causa di qualche imprevisto – si dovesse intervenire con un taglio cesareo, che una volta veniva eseguito sempre in anestesia generale. Oggi, invece, si ricorre a epidurale o spinale che addormentano solo dalla vita in giù. Tuttavia, in alcuni casi, come per un cesareo programmato, il digiuno resta consigliato. Ecco i consigli su cosa mangiare durante il travaglio e quando.

Uno spuntino fa bene: gli studi lo confermano

Se tutto procede nella norma e, soprattutto, se la mamma se la sente, può mangiare qualcosa senza correre rischi. Lo conferma anche una metanalisi pubblicata sulla rivista scientifica Obstetrics & Gynecology nel febbraio 2017. I ricercatori della Thomas Jefferson University di Filadelfia hanno analizzato 10 studi per un campione totale di 3982 donne in travaglio. Chi aveva mangiato qualcosa non presentava un maggior rischio di altre complicazioni. Anzi, ha avuto travagli più brevi, in media di 16 minuti, rispetto a chi è rimasta a digiuno. La spiegazione è semplice. Una buona idratazione e un giusto apporto di carboidrati fanno sì che i muscoli, utero compreso, lavorino meglio. Già secondo le prestigiose Linee Guida del Nice (il National Institute for Health and Care Excellence britannico) “la donna deve essere informata che può avere un’alimentazione leggera, a meno che non abbia ricevuto oppioidi (nel caso in cui, cioè, il dolore viene tenuto a bada grazie alla partoanalgesia, ndr) o sviluppi fattori di rischio tali da rendere probabile il ricorso a un’anestesia generale”.

Fai il pieno di energie

Anche la pratica clinica suggerisce che sia meglio non restare a pancia vuota. “Il travaglio di parto è a tutti gli effetti paragonabile a un esercizio fisico aerobico, continuo e di discreta entità”, conferma Manuela Cardellicchio, ginecologa all’Ospedale Sacco di Milano. “Durante il travaglio vi è un aumento del consumo di ossigeno e di glucosio per produrre l’energia necessaria per le contrazioni uterine e per lo sforzo muscolare legato alle spinte del periodo espulsivo”. Inoltre, una mamma che ha fame o sonno non si trova nelle condizioni di benessere necessarie per produrre tutti gli ormoni ‘dell’amore’, come l’ossitocina e le prostaglandine, protagonisti della partenza e del buon andamento del travaglio.

OssitocinaUn ormone importante per il parto

Cosa mangiare durante il travaglio, step by step

Ecco, tappa per tappa, cosa consiglia la ginecologa, nel rispetto delle esigenze diverse di ogni donna.

1. “Nella fase iniziale del travaglio, quella cosiddetta ‘prodromica’ in cui le contrazioni sono ancora leggere e distanziate, e all’inizio di quella dilatante, la futura mamma è libera di mangiare ciò che desidera, prediligendo cibi leggeri facilmente digeribili – cereali, pane, cracker, formaggi magri – e bere liquidi dissetanti come acqua, tè, succhi di frutta, bevande isotoniche”, suggerisce Manuela Cardellicchio. “Sempre a patto che il travaglio sia a basso rischio, e quindi in condizioni di assoluta fisiologia, la libertà di scelta consente alla donna di ridurre il suo livello di stress e di acquisire maggior padronanza della situazione”.

2. Nel pieno della fase dilatante (che al primo parto può durare diverse ore), quando le contrazioni si fanno più intense e ravvicinate, si possono placare gli eventuali morsi della fame nelle pause tra una e l’altra. In questa fase, però, spesso la mamma rifiuta di alimentarsi anche quando ne avrebbe bisogno: chi è vicino a lei può offrirle frutta secca oppure solo un cucchiaino di miele.  Le farà bene per recuperare un po’ di energia.

3. “Nel periodo espulsivo la donna piuttosto preferisce bere. Generalmente, infatti, l’appetito soprattutto per i cibi solidi tende a ridursi a mano a mano che il travaglio procede a causa dello stress emotivo e dell’aumento del dolore”, dice la ginecologa. “Sempre che non vi siano condizioni di rischio di taglio cesareo, può continuare senza problemi l’assunzione di acqua o bevande isotoniche”.

Come regolarsi subito dopo la nascita

Nelle due ore successive a un parto vaginale, la neomamma può riprendere l’alimentazione che preferisce. Dopo la nascita è normale che vengano fame e sete. Quindi, per tutto il periodo in cui la mamma è tenuta in osservazione (con il bebè e il papà) prima del trasferimento in camera, ci si può rifocillare, ad esempio, con una macedonia o una fetta di crostata di frutta. Altrimenti, via libera a bevande calde e tisane insieme a barrette energetiche di miele e semi oleosi o un bel pezzo di cioccolato.

E quando si va incontro a condizioni particolari?

Le linee guida britanniche sconsigliano di mangiare durante il travaglio in caso di partoanalgesia (peridurale) in quanto gli oppioidi somministrati possono ridurre il tempo di svuotamento gastrico e quindi favorire la possibilità di reflusso e vomito. “Nella pratica clinica, invece, anche con la peridurale possono essere concessi piccoli spuntini, soprattutto se il travaglio è agli inizi”, rassicura la ginecologa. E in caso di parto indotto? “La futura mamma può continuare ad alimentarsi liberamente, sempre prediligendo cibi leggeri e facilmente digeribili. In caso invece di cesareo programmato la donna dovrà essere a digiuno da solidi e liquidi da almeno 6 ore, per evitare che durante l’intervento vi possa essere la risalita del contenuto gastrico nelle vie respiratorie. Se durante il travaglio comparissero condizioni che aumentano il rischio di dover effettuare un cesareo, il personale medico e ostetrico consiglierà alla paziente di rimanere a digiuno o comunque di interrompere l’alimentazione orale. Grazie all’utilizzo dell’anestesia spinale e al progredire delle tecniche anestesiologiche ormai la polmonite ab ingestis, conseguenza dell’aspirazione del contenuto gastrico, è un’evenienza estremamente rara. Ma essendo comunque molto pericolosa, è importante minimizzare le possibilità che possa verificarsi”.

Mai rinunciare ai liquidi!

Se molte mamme stanno a digiuno per tutto il travaglio senza problemi, all’acqua nessuna può rinunciare a causa del rischio disidratazione. Durante il travaglio e il parto si perdono molti liquidi con il sudore, inoltre il corpo subisce sbalzi di temperatura: prima si sente freddo, poi si ha caldo, e così via. “Per garantire una corretta idratazione, la scelta migliore è sempre l’acqua naturale, ma anche altri tipi di bevande dissetanti possono rivelarsi una valida alternativa”, sostiene la ginecologa Cardellicchio. Ad esempio, le bevande isotoniche (utilizzate dagli sportivi), in cui la concentrazione di sali minerali è uguale a quella presente nei liquidi del nostro organismo e quindi superiore a quella della semplice acqua. Sì anche a tè, camomilla e altre tisane o succhi di frutta. Da evitare, invece, le bibite gassate, che peraltro le mamme in genere non richiedono.

di Chiara Sandrucci

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