Le fasi del parto, cosa c'è da sapere
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Le fasi del parto

Il periodo prodromico, la fase dilatante, la fase espulsiva, il secondamento... Ecco come avviene il parto, dalle prime contrazioni fino all'incontro con il bebè

Le fasi del parto

Le fasi del parto si possono dividere in tre momenti.
La fase dilatante (preceduta dal periodo prodromico), nella quale si assiste alla dilatazione del collo dell’utero. La fase espulsiva, che porta alla nascita del bebè e il secondamento, cioè il distacco della placenta che, anche se avviene dopo la nascita, viene considerato a tutti gli effetti come parte integrante del parto. Ma c’è anche una prefase, il periodo prodromico.

Il periodo prodromico

Non è una fase vera e propria, ma una prefase del periodo dilatante. È un momento preparatorio, detto anche di adattamento, quello in cui le contrazioni cominciano a farsi sentire, ma sono ancora molto irregolari, per intensità e durata: se ne può  avvertire una ogni mezz’ora, oppure 2-3 ravvicinate, seguite da altre più distanziate; alcune sono più forti, altre più lievi; ogni tanto si percepisce un senso di peso al basso ventre, che in realtà si può sentire anche 15 giorni prima della nascita.

Preparati al partodalla valigia all'accettazione

Nella maggior parte dei casi, queste contrazioni preparatorie cominciano di notte e non consentono alla futura mamma di dormire, poi al mattino tutto si quieta, come se non fosse successo niente. In questo andirivieni la donna è molto disorientata, non sa come comportarsi, se andare in ospedale o restare a casa ad aspettare altri segnali. Proprio per questo è una fase che può creare un po’ d’ansia, perché la futura mamma ha l’impressione che non stia succedendo niente, che quei dolori siano “inutili”. E, invece, queste contrazioni così altalenanti sono importantissime perché preparano il collo dell’utero che, ora dopo ora, si raccorcia e si appiana fino a scomparire. Solo dopo che si è modificato il collo, può iniziare la dilatazione vera e propria.

Durante la pre-fase, si può verificare l’espulsione del cosiddetto tappo mucoso, una sostanza gelatinosa situata all’interno della cervice che serve a isolare l’ambiente uterino dall’esterno, che può essere accompagnata da piccole perdite di sangue. Spesso si ha anche la rottura  delle membrane.

  • Quanto dura? Da qualche ora a 2-3 giorni.
  • Che cosa sta facendo il bambino? In questo stadio è “tranquillo”. Quando però la mamma avverte i premiti verso il basso, significa che il bebè comincia a “stiracchiarsi”, cioè a tendere braccia e gambe, per provare a incanalarsi verso il canale vaginale.

 Il periodo dilatante

È il periodo in cui le contrazioni diventano via via più frequenti e intense, per permettere che avvenga la dilatazione del collo dell’utero. Anche se è la fase più dolorosa, paradossalmente dal punto di vista psicologico dà una sensazione di benessere e di pienezza. La donna vede che la sua sofferenza sta finalmente producendo un risultato, man mano che le ostetriche misurano la dilatazione uterina capisce che la sua fatica la sta avvicinando alla meta e che a ogni contrazione sta compiendo un ulteriore passo avanti.

  • Quanto dura? Dipende da diversi fattori: quanto più  il collo dell’utero si è accorciato e appianato nelle ore precedenti, tanto più la dilatazione sarà veloce.
    Anche il fatto di avere già avuto figli influisce sulla rapidità della dilatazione. Non è raro, infatti, che in questi casi si verifichi una dilatazione cosiddetta passiva perché la gravidanza precedente, unita al peso del bambino, tende a dilatare un poco il collo anche senza che il travaglio sia iniziato.
    Ma anche il supporto psicologico che la partoriente riceve dal compagno e dagli operatori che le sono accanto ha un ruolo importante: essere incoraggiata e sostenuta in un momento così faticoso può aiutare la donna a lasciarsi andare e ad assecondare le contrazioni e i premiti del bebè.
  • Che cosa sta facendo il bambino? Con la testolina spinge sulla cervice e inizia a dirigersi a poco a poco verso il canale del parto.
Chi ti può assistere?il tuo compagno

 Il periodo espulsivo

Comincia quando la dilatazione del collo uterino è ormai completa, ossia è arrivata a 9-10 cm. È il momento in cui la mamma pensa di essere arrivata allo stremo delle forze e crede di non farcela più. Ma è anche la fase in cui il bambino sta per nascere, quindi incoraggiamo la donna a compiere gli ultimi sforzi, consapevole che, ormai, è vicina alla meta.

Il periodo espulsivo è detto anche fase della separazione. Proprio per questo, cerchiamo di farlo vivere intensamente ai futuri genitori. Anche se si tratta della fase più faticosa, è un’esperienza che va assaporata attimo dopo attimo: questi sono gli ultimi istanti in cui il bimbo sta nella pancia e lo si sente scalciare dentro di sé; questo è il momento in cui non sta nascendo solo un bebè, ma stanno nascendo anche una nuova mamma e un nuovo papà.

  • Quanto dura? Nelle primigravide, dalla dilatazione completa alla nascita del bambino trascorre in genere un’ora; se la donna ha già partorito altre volte, i tempi sono in media più brevi.
  • Che cosa sta facendo il bambino? Attraverso le sue spinte e le contrazioni uterine, il bebè si infila con la testa nel collo dell’utero, esattamente come facciamo noi quando infiliamo la testa in una maglia con il collo a dolce vita. È in questo stadio che il bambino compie la cosiddetta rotazione interna, indispensabile per far combaciare i diametri della testa con i diametri del bacino della mamma: con l’occipite posteriore (ossia con la nuca), si sposta di 1/8 di giro, in modo da posizionarsi con la testolina in corrispondenza dell’osso pubico, con dorso e nuca rivolti in avanti e la faccia verso la parte posteriore. Compiuta la rotazione, la testa esegue movimenti di deflessione: facendo perno sull’osso pubico, l’occipite comincia a distendersi, fino a quando vediamo affiorare i capelli a livello del piano perineale. È arrivato il momento in cui la mamma sta per partorire.
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Il secondamento

È il momento in cui si stacca la placenta, che ormai ha esaurito la sua funzione di nutrire il bebè. Anche se il bambino è già nato, il secondamento è parte integrante del parto, di cui costituisce la fase conclusiva. Per espellerla, l’utero ha un’altra piccola contrazione, di cui la mamma spesso non si accorge, dopo le contrazioni intense del parto. Eventualmente avverte una sensazione di indurimento della pancia.

  • Quanto dura? Il secondamento può avvenire dopo un paio di minuti dal parto, ma ne possono trascorrere anche 15-20.
    Se, trascorso questo tempo, la placenta non fuoriesce, l’ostetrica prova a praticare  piccoli massaggi al basso ventre; un altro “metodo”, che nella maggior parte dei casi si rivela risolutivo, è attaccare subito al seno il bebè: la suzione favorisce infatti le contrazioni uterine e favorisce l’espulsione.
Secondamentopiccola guida

 

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