Il travaglio? A casa con l’ostetrica! - Dolce Attesa
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03 giugno 2012

Il travaglio? A casa con l’ostetrica!

Il travaglio? A casa con l’ostetrica!

Vivere l’esperienza del travaglio e del parto con un’ostetrica, la “tua” ostetrica, è possibile. Basta contattare un’ostetrica libera professionista durante la gravidanza e accordarsi perché ci assista sin dall’inizio del travaglio, recandosi a casa nostra quando si presentano le prime contrazioni e poi accompagnandoci in ospedale e restando con noi fino alla nascita del bambino.

Chi può farlo e chi no

Per le future mamme che vogliono vivere un’esperienza di nascita “dolce”, quella di vivere il travaglio tra le mura domestiche può rappresentare una soluzione ideale. Per affrontare il travaglio a casa è necessario che la gravidanza sia fisiologica e che la futura mamma:

  • non soffra di patologie pregresse all’attesa o manifestatesi nel corso dei nove mesi;
  • non abbia bisogno di terapie e/o trattamenti medici;
  • l’età materna non è invece una controindicazione;
  • se la mamma ha alle spalle un cesareo è opportuno, per affrontare il travaglio a casa, che le ostetriche siano due e che l’ospedale sia raggiungibile in circa mezz’ora.

Insieme verso la nascita

Quando la gestazione è fisiologica, dunque, la figura di riferimento per assistere la donna nel corso dei nove mesi e in occasione del parto è l’ostetrica. Individuare una persona “di fiducia” già durante la gravidanza, permette di affrontare l’evento nascita accompagnate da una professionista che conosce i nostri desideri e le nostre aspettative legate al parto e all’accoglienza del neonato. Una professionista che sarà con noi, prima, durante e dopo la nascita, pronta a chiarire i nostri dubbi, a offrire informazioni e suggerimenti e, se necessario, a fare da “filtro” tra noi e la struttura ospedaliera. Vari studi hanno dimostrato che la continuità dell’assistenza riduce il timore della donna nei confronti del parto e aumenta la consapevolezza e la competenza di entrambi i futuri genitori. Secondo un’indagine realizzata nel 1995 dal Public Citizen’s Reserch Group, grazie all’assistenza garantita dall’ostetrica il totale dei cesarei si riduce del 50%. Non solo. Si è visto che un’assistenza one-to-one durante il travaglio e il parto, ovvero il fatto che la donna abbia al suo fianco un’ostetrica (preferibilmente sempre la stessa) dedicata a lei, diminuisce la percezione del dolore delle doglie.

 

Un rapporto di empatia e confidenza

Abbiamo visto che se la gravidanza procede bene, nei nove mesi è possibile farsi seguire esclusivamente dall’ostetrica, che monitora il benessere psico-fisico della futura mamma e il buon andamento dell’attesa tramite incontri periodici, prescrive le analisi e le ecografie da eseguire nei tre trimestri e controlla esiti e referti.

Punto di forza di questa soluzione è sicuramente il rapporto che si crea, un rapporto diverso da quello tra medico e paziente. L’ostetrica si prende cura del benessere fisico, ma anche di quello emotivo della donna. A cambiare è anche la disponibilità di tempo: la visita periodica con l’ostetrica dura in media un’ora, ma anche di più se necessario e la donna ha la possibilità prima di tutto di parlare di sé, esprimere dubbi e sensazioni, confrontarsi con una figura esperta con cui nel tempo si crea un rapporto umano. Se la mamma lo desidera, l’ostetrica è disponibile ad accompagnarla in reparto, ad esempio in occasione dei controlli che vengono eseguiti quando la gravidanza giunge a termine. Inoltre, può capitare che – anche se la gravidanza è sempre stata fisiologica – a un certo punto la donna avverta delle sensazioni che le fanno sospettare che ci sia qualcosa che non va (l’ostetrica sollecita molto le future mamme affinchè si mettano in ascolto dei segnali del corpo!). In questa situazione l’ostetrica si fa portavoce dei sospetti della donna e si confronta con il personale ospedaliero.

Attenzione però, se durante i nove mesi la donna preferisce farsi seguire da un ginecologo, non significa che non potrà contattare anche un’ostetrica.

Ci siamo: è il momento!

Quando la data presunta si avvicina, l’ostetrica garantisce alla coppia la sua reperibilità. Questo significa che sarà pronta a raggiungerli, non appena la chiameranno, senza problemi di orari o di giorni. Una bella rassicurazione anche per le future mamme che si chiedono con un po’ di preoccupazione se saranno in grado di riconoscere l’inizio del travaglio. Eventuali “falsi allarmi” non sono un problema, il ruolo dell’ostetrica è proprio quello di accompagnare la coppia in un’esperienza nuova e quindi sconosciuta.

  • I PRODROMI
    Quando viene chiamata, l’ostetrica si reca a casa della coppia. Appena giunta dalla futura mamma, l’ostetrica le chiede come sta, controlla il battito cardiaco del bambino, misura la pressione arteriosa e la temperatura corporea della donna ed esegue un test delle urine. Se va tutto bene e il travaglio non è ancora in fase attiva, è la donna a decidere se preferisce restare sola con il marito ancora un po’ o se sente il bisogno della presenza dell’ostetrica. Durante i prodromi, l’ostetrica non svolge un ruolo di sostegno attivo, ma semplicemente tiene sotto controllo la situazione. Se il futuro papà è stanco lo sostituisce al fianco della donna, se in casa c’è una nonna in ansia la rassicura e le ricorda che intorno alla futura mamma c’è bisogno di calma e tranquillità. Se è notte, invita la coppia a riposare e, spesso, riposa lei stessa.
  • IL TRAVAGLIO ATTIVO
    Quando il travaglio entra nel vivo, il ruolo dell’ostetrica si fa più attivo. Una volta raggiunti i 4 centimetri di dilatazione, se lo desidera, la donna può usufruire degli effetti antalgici dell’acqua calda, ricorrendo al bagno o alla doccia. L’ostetrica è a disposizione per massaggiare la donna o mostrare al marito come fare; se necessario suggerisce di cambiare posizione ed eventualmente propone alla donna di sperimentarne di nuove, ogni due ore l’accompagna in bagno, periodicamente monitora il battito cardiaco del bambino.
    In questa fase la donna in genere si assenta, è molto compresa nel suo ruolo. L’ostetrica limita i suoi interventi al minimo indispensabile (ad esempio, non vengono eseguite visite vaginali che non siano effettivamente necessarie!) proprio per non deconcentrare la futura mamma.

Insieme in ospedale

Quando la dilatazione è quasi completa è il momento di raggiungere il punto nascita. In questo modo si “sfrutta” la fase di transizione in cui, in genere, le contrazioni si interrompono o si riducono per frequenza e intensità, e che precede la comparsa del premito, ovvero del bisogno di spingere e l’inizio del periodo espulsivo. Se però la donna è al secondo figlio, allora si anticipa un po’ il trasferimento, andando in ospedale quando la dilatazione ha raggiunto i 7-8 centimetri. Una volta giunti in ospedale, l’ostetrica accompagna la coppia in sala parto e resta con loro per tutta la durata del parto.

 

E se in reparto non “gradiscono” la sua presenza?

Avere accanto a sé la propria ostetrica di fiducia è un diritto della donna (sancito dal Codice delle Ostetriche): si tratta quindi di una scelta che il personale sanitario dovrebbe rispettare e che non c’entra con l’ingresso in sala parto del futuro papà, visto che non si può chiedere alla donna di scegliere tra compagno e ostetrica! In ogni caso, per evitare spiacevoli sorprese, è opportuno che la coppia si informi per tempo, così da scegliere il punto nascita che meglio risponde alle sue esigenze.

In sala parto

Qui l’ostetrica si fa portavoce delle preferenze della donna per quanto riguarda l’assistenza,  la “protegge”da eventuali interventi non necessari, tiene d’occhio le procedure ostetriche attuate dal personale ospedaliero e rassicura… il futuro papà! E se fosse necessario, ricorda agli operatori che la futura mamma è una persona prima che una paziente e che deve essere informata e consultata prima di ricorrere a eventuali interventi come flebo di ossitocina, episiotomia e così via.

E se si verifica una complicazione?

Se a causa di qualche problema si rende necessario intervenire con un cesareo? L’ostetrica resta al fianco della donna, le spiega la situazione e l’aiuta a mantenere la serenità. Tranne in casi decisamente molto rari in cui è indispensabile procedere con urgenza, c’è sempre il tempo per comunicare alla coppia gli interventi che si ritengono necessari, illustrando con calma e in modo chiaro cosa succederà e ascoltando il loro parere.

Dopo il parto

L’ostetrica resta in ospedale finché la neomamma non viene accompagnata nella sua camera in reparto. Ancora una volta, però, si tratta di una presenza discreta, che non interferisce con l’intimità della neo-famiglia quando mamma e papà fanno conoscenza con il loro bambino. In pratica, se c’è bisogno di lei – perché la donna ha qualche dubbio o le chiede di verificare se sta attaccando al seno il piccolo in modo corretto -, l’ostetrica c’è. Altrimenti si “defila” e attende. Tornerà a far visita alla donna dopo qualche ora per accertarsi che tutto proceda bene.
Se la donna ha affrontato un cesareo, l’ostetrica l’aiuta a prendere in braccio il bambino e a portarlo al seno, le fa muovere le gambe, verifica che sia riuscita a urinare. Quando è possibile, l’aiuta ad alzarsi e ad andare in bagno e/o a lavarsi.

Il rapporto continua dopo la dimissione dall’ospedale


Se tutto procede bene, in genere le visite domiciliari sono solo due o tre, ma se la donna lo desidera o se ci sono problemi con l’allattamento naturalmente sono più numerose. L’ostetrica valuta il benessere di mamma e bimbo, aiuta a medicare il cordone ombelicale, è a disposizione per rispondere a ogni dubbio dei neogenitori, offrendo informazioni e suggerimenti pratici per la cura del bebè. Successivamente, un valido punto di riferimento sono gli incontri post parto e i gruppi di auto-aiuto, dove le mamme esperte garantiscono sostegno, informazioni, incoraggiamento e la possibilità di condividere emozioni ed esperienze fa sì che la neomamma non si senta sola nell’affrontare la grande avventura della maternità.

Così trovi la “tua” ostetrica


Per sapere se nella propria città ci sono libere professioniste che assistono il travaglio a domicilio e fanno accompagnamento in ospedale è possibile informarsi presso i Collegi provinciali delle Ostetriche e/o cercare associazioni e studi professionali di ostetriche a cui chiedere informazioni. Guarda il sito FNCO – Federazione Nazionale Collegi Ostetriche

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