Ho scelto il Lotus Birth in ospedale - Dolce Attesa

01 marzo 2017

Ho scelto il Lotus Birth in ospedale

All'Ospedale Maggiore di Bologna Nicole ha potuto mettere al mondo il suo secondo bambino con il Lotus Birth, ovvero senza separarlo dalla placenta. Ecco il suo racconto

Ho scelto il Lotus Birth in ospedale

Nicole Fullone, 30 anni di Bologna, è mamma di due bambini, Samuel di 4 anni e Giona di 2. Quando era in attesa di Giona,  Nicole ha scoperto la possibilità di accogliere il suo bimbo con il Lotus Birth, ovvero senza separarlo dalla placenta dopo la nascita. Ecco com’è andata.

La scoperta: prima grazie al web, poi a un libro

“Durante i mesi di gravidanza mi sono sempre informata molto, leggendo saggi per genitori e cercando su internet studi e articoli sui diversi aspetti della nascita e dell’accudimento del bambino”. Nicole Fullone, di Bologna, ha 30 anni ed è mamma di due bambini, Samuel di 4 e Giona di 2. “Il mio primo bimbo è nato con un parto naturale, dopo un travaglio lungo e doloroso, durato circa 18 ore. Nonostante questo è stata un’esperienza molto bella, priva di interferenze o interventi medici non necessari, con ostetriche giovani che mi incoraggiavano e la possibilità di sfruttare il potere antalgico dell’acqua calda per alleviare il dolore delle contrazioni.

Quando ero in attesa di Giona ho trovato sul web delle informazioni sul Lotus Birth. L’argomento mi ha subito interessata, così ho consultato il sito ufficiale (www.lotusbirth.it) e acquistato il libro “Lotus Birth. Il parto integrale” di Shivam Rachana. L’idea di una nascita più dolce, la possibilità di accompagnare il mio bimbo nel passaggio dalla vita prenatale al mondo esterno con più gradualità, nel rispetto dei suoi tempi e dei suoi bisogni mi ha conquistata. Ho letto inoltre che se non si taglia il cordone ombelicale il bimbo riceve tutto il sangue cordonale e quindi una preziosa riserva di ferro, e che i neonati che non vengono separati dalla placenta sono molto tranquilli ed equilibrati”.

Così Nicole ha parlato di questa possibilità con suo marito Andrea. “Lui si è assicurato che fosse una pratica priva di rischi per la salute del bambino e si è detto d’accordo”, dice.

Lotus BirthLeggi

 

Un modulo da compilare e il via libera dell’Ospedale

Una volta deciso che Giona si sarebbe separato dalla sua placenta spontaneamente, quando fosse venuto il momento, Nicole e Andrea hanno parlato di questo desiderio con il personale dell’Ospedale Maggiore di Bologna dove avrebbero accolto il loro bambino. “Samuel era nato lì e mi ero trovata molto bene, quindi non avevo dubbi sul punto nascita in cui dare alla luce Giona”, racconta Nicole.

Lei e il marito ritirano un modulo, preparato ad hoc dal Servizio Sanitario della regione e a disposizione di tutti i genitori interessati. “Una volta sottoscritta la richiesta di una nascita Lotus Birth, abbiamo consegnato il modulo perché venisse firmato dai responsabili del reparto di ostetricia e di neonatologia”, spiega Nicole. “A quel punto il modulo è tornato a noi, che lo avremmo presentato al momento del parto”.

 

Un travaglio lampo ed ecco Giona

A trentotto settimane più 4 giorni, Nicole perde le acque: il travaglio di Giona è iniziato proprio come quello di Samuel, nel cuore della notte. “Con il primo bimbo mi ero svegliata sorpresa e avevo chiesto a mio marito cosa stava succedendo”, ricorda con un sorriso Nicole. “Con Giona ho sentito la rottura delle membrane prima del calore delle acque. È stato un suono particolare che ho individuato immediatamente. Le contrazioni sono partite subito forti e ravvicinate. Dopo un’ora sono arrivata in ospedale e per assistermi è stata chiamata un’ostetrica che aveva già avuto esperienza di Lotus Birth. Mi hanno accompagnata nella stessa sala dove era nato Samuel, ed è stata un’emozione ritrovarmi proprio lì, due anni dopo”. L’ospedale e la sala parto erano gli stessi, ma Nicole, forte della sua prima esperienza, si sentiva diversa. “Ho vissuto il travaglio con maggior consapevolezza e autocontrollo”, racconta. “Mi sentivo più motivata, sapevo meglio che cosa stava succedendo al mio corpo. E circa tre ore dopo la rottura delle acque… Giona era pronto per venire al mondo! L’ho accolto sullo sgabello olandese, come già avevo fatto con Samuel”.

 

Liquido amnioticoTesto del bottone

Sguardo incantato e… capelli rossi

“Quando è nato è stato meraviglioso”, ricorda Nicole. “Mi hanno colpito tanto due cose in particolare. Prima di tutto la sua serenità: era in pace, sembrava ancora dentro la pancia. E poi… i capelli rossi! Sembrava un piccolo irlandese, con gli occhi chiari e i capelli di quel colore, che non ha precedenti nella nostra famiglia. È stato amore – e stupore! – a prima vista”.

Poco dopo è “nata” anche la placenta. Il cordone ombelicale non è stato reciso, e Nicole è tornata in camera con il suo bimbo e la loro placenta, lavata, asciugata e accolta in una ciotolina. Giona era nato alle 4.40 e appena arrivato il mattino, Nicole ha chiesto di andare a casa. “Il parto era stato così veloce e così bello, io stavo bene, e desideravo soltanto tornare da Samuel e condividere i primi momenti con Giona insieme a lui”, spiega Nicole. “Firmato il modulo per le dimissioni anticipate, Andrea e Samuel sono arrivati per portarci a casa. Il primo incontro tra i due fratellini è stato meraviglioso. Samuel era in braccio al papà, ha voluto sedersi sul letto e avvicinarsi a Giona, poi gli ha fatto delle carezze delicate sul viso. Era sorpreso e felice. È stato un momento bellissimo”.

 

Un bimbo sereno e un ombelico perfetto

Quando Nicole torna a casa con Giona e la sua placenta, la famiglia riunita trascorre dei giorni sereni, speciali. “Eravamo tutti insieme nel lettone”, ricorda Nicole. “Giona era incredibilmente tranquillo, si svegliava, osservava il mondo con uno sguardo incantato, poppava al seno e subito scivolava nel sonno. Era come in uno stato di beatitudine. Samuel ha trascorso tanto tempo accanto a me, osservando e coccolando il fratellino. E mio marito si è preso cura di tutti noi, cucinando, portando a spasso Samuel e giocando con lui. Occuparsi della placenta è stato semplice, dovevo solo cospargerla di sale marino ogni giorno. Il cordone ombelicale si è seccato molto velocemente, tanto che dopo tre giorni soltanto, mentre stavo cambiando il pannolino a Giona, si è staccato spontaneamente. Vedere il suo ombelico mi ha veramente sorpreso: era perfetto, rosa, completamente chiuso, proprio come quello di un adulto”.

E la placenta? Nicole aveva già deciso quale sarebbe stato il suo destino. “Era destinata alla terra” conclude il suo racconto, “l’avremmo custodita in un luogo speciale, che avesse un significato per noi”. Affidata alla terra, la placenta di Giona torna a nutrire erba, fiori e forse un albero, a ricordo di questa nascita.

 

Giorgia Cozza

 

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