Epidurale: un diritto per tutte? Rivelati tutti i dati sull'epidurale - Dolce Attesa
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11 marzo 2015

Epidurale: un diritto per tutte? Rivelati tutti i dati sull’epidurale

Epidurale: un diritto per tutte? Rivelati tutti i dati sull'epidurale

Un tempo il ricorso all’epidurale era limitato ai casi in cui il ginecologo e l’anestesista lo ritenevano opportuno. Dal 2008, secondo quanto stabilito dai Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), è sufficiente che sia la donna a farne richiesta. Di fatto, però, a molte mamme è preclusa la possibilità di scegliere, perché nel nostro Paese sono ancora poche le strutture che propongono l’epidurale gratuitamente e 24 ore su 24. E questo nonostante i LEA pubblicati dal Ministero della Salute a fine 2012 abbiano previsto un’estensione e una maggiore organizzazione dell’offerta

Come può orientarsi, allora,  la futura mamma?

Solamente nei giorni feriali

In Italia solo il 35% dei centri nascita dispone di un’équipe anestesiologica dedicata alla sala parto e nella maggior parte di queste strutture l’offerta dell’epidurale è limitata ai giorni feriali, nella fascia oraria compresa tra le 8 e le 20. Appena il 16% degli ospedali garantisce l’analgesia ostetrica 24 ore su 24 e 365 giorni all’anno. Quelli che la offrono gratuitamente sono un’eccezione. Inoltre, la distribuzione di queste poche strutture virtuose è disomogenea: ce ne sono di gran lunga più al Nord che al Centro e al Sud.

In Italia, il ricorso all’epidurale nel travaglio e nel parto vaginale è ridotto rispetto ad altri Paesi europei, ma non è tra i più bassi. Secondo i dati più aggiornati, relativi al 2011, il 17% delle Italiane partorisce in analgesia, contro l’80% delle Francesi. Ma ci sono altri Paesi europei in cui la percentuale è inferiore alla nostra. In ogni caso, l’obiettivo delle disposizioni contenute nei LEA non è quello di promuovere un maggior ricorso alla partoanalgesia, ma far sì che ogni donna, adeguatamente informata, abbia la possibilità di scegliere liberamente che cosa fare.

Per quale motivo oggi tante mamme non sono libere di scegliere?
All’origine ci può essere un fattore culturale: nel nostro Paese predomina ancora l’idea che la nascita sia legata alla sofferenza. Ma la ragione immediata e concreta è un’altra. Per offrire l’analgesia a tutte le donne che la chiedono a qualsiasi ora del giorno o della notte, serve personale dedicato e, dunque, risorse economiche che oggi scarseggiano.

Il problema dell’offerta dell’analgesia va di pari passo con quello delle dimensioni dei centri nascita. Sono le strutture più grandi, da migliaia di parti l’anno, quelle che possono permettersi di garantire l’epidurale 24 ore su 24. Il processo di accorpamento dei centri più piccoli, attualmente in atto, è destinato a favorire l’offerta del servizio di partoanalgesia.

Il compito delle regioni

Il Servizio sanitario nazionale garantisce le procedure analgesiche nel corso del travaglio e del parto vaginale nelle strutture individuate dalle Regioni e all’interno di appositi programmi volti a diffondere l’utilizzo delle procedure stesse. È quanto sancisce l’aggiornamento dei Livelli Essenziali di Assistenza pubblicato, come detto all’inizio, nel dicembre 2012 dal Ministero della Salute.

In altre parole, le Regioni sono chiamate a potenziare l’offerta e a individuare le strutture del loro territorio che già erogano questo servizio per fornire indicazioni concrete alle donne interessate. Non è pensabile, infatti, che tutti i centri nascita vengano attrezzati per offrire l’epidurale 24 ore su 24. È importante, però, che le strutture che garantiscono questa opportunità siano distribuite in modo uniforme sul territorio e che siano conosciute, che si faccia un censimento, in modo tale che le partorienti possano scegliere a ragion veduta il centro al quale rivolgersi sulla base dei servizi che offre.

Chiedere e orientarsi

Che cosa deve fare oggi una futura mamma che desidera partorire con l’analgesia epidurale? In primo luogo informarsi sulla procedura, su quali sono i vantaggi e gli svantaggi, così da poter decidere con cognizione di causa. Non è sufficiente fare una ricerca in rete per ottenere notizie com-plete sull’argomento. È necessario parlarne con un ginecologo, un’ostetrica o un anestesista. Meglio ancora parlarne con più d’uno, dal momento che la partoanalgesia è un tema ‘estremizzato’, su cui anche gli addetti ai lavori esprimono spesso giudizi discordanti. C’è chi è assolutamente contrario e chi è assolutamente favorevole. In mezzo ci sono tante donne, spesso disorientate, che vorrebbero saperne di più.

Come scegliere la maternità

Chi ha preso la sua decisione e vuole ricorrere all’epidurale deve cercare una struttura che offra questa opzione. Non esistono liste di ospedali pubblicate dal Ministero, ma per informazioni ci si può rivolgere al proprio consultorio di zona, all’ospedale più vicino o al medico curante, che sapranno indicare il centro giusto. Meglio poi verificare di persona, visitando la struttura in anticipo rispetto al termine della gravidanza.
Meglio inoltre parlare con il personale e accertarsi che il centro offra il servizio di analgesia 24 ore su 24 e non soltanto per i parti programmati, in modo da evitare spiacevoli sorprese all’ultimo momento.
Infine, per usufruire dell’epidurale è necessario che prima del parto la futura mamma si sottoponga a visita cardiologica e anestesiologica. Entrambe sono utili per escludere che ci siano problemi medici e allergie che potrebbero controindicare il ricorso all’analgesia. Di solito è possibile effettuare i controlli nella stessa struttura dove si intende partorire.

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