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13 febbraio 2013

E’ nato prima? Nutrilo con il tuo latte

E' nato prima? Nutrilo con il tuo latte

L’allattamento è un valido alleato dei piccini che nascono prima del termine, infatti li aiuta a crescere e a superare più rapidamente eventuali difficoltà iniziali. Il bimbo prematuro ha ancora più bisogno degli altri neonati del latte di mamma e degli anticorpi in esso contenuti. Recenti studi hanno evidenziato che il colostro delle donne che hanno partorito prematuramente presenta una maggior concentrazione di anticorpi e ha un potere proteico superiore, rispetto a quello delle mamme che hanno dato alla luce a termine il proprio piccino. In pratica, la natura provvede alle particolari esigenze dei bimbi che sono venuti alla luce troppo presto. Ecco perché, per loro, l’alimento materno, unico ed inimitabile, è considerato la prima “medicina”.  Nei casi di prematurità molto grave il latte della mamma può essere “fortificato” con un’aggiunta di elementi specifici e resta, naturalmente, l’alimento ideale, cui nessuna formulazione artificiale, anche se specifica per prematuri, può essere paragonata.

Stimolare la produzione, come e quando
Il bimbo è nato, ma è troppo piccino per attaccarsi al seno. Come fare, allora? Quando un bambino nasce fortemente prematuro, di basso peso o con qualche problema di salute che non permette di farlo poppare direttamente, la mamma dovrà estrarre il latte per lui. In questo caso è indispensabile iniziare al più presto a stimolare il seno.  L’ideale, se le condizioni di salute della mamma lo permettono, è provare a tirare o a spremere il latte nelle prime ore dopo il parto, assicurando così le prime gocce di colostro al bambino.

Per accelerare l’operazione e stimolare entrambi i seni contemporaneamente può essere utile imparare fin da subito a tirarsi il latte con le mani o utilizzare un modello di tiralatte professionale con attacco doppio. In genere, è l’ospedale stesso che li mette a disposizione delle neomamme. Se così non fosse, la famiglia potrà noleggiarne uno in farmacia o nei negozi specializzati. Inizialmente la mamma dovrebbe cercare di estrarre il latte almeno 7-8 volte al giorno, e un’estrazione dovrebbe avvenire durante la notte, quando i livelli di prolattina nell’organismo materno sono più alti.

Fare il possibile, con serenità
Quando è molto piccino, il bebè non ha bisogno di grandi quantità di alimento, ma stimolando il seno più volte al giorno – come farebbe il neonato, se potesse poppare – si dà il via alla produzione di latte.

Certo, bisogna fare i conti con la fatica, a volte con i postumi di un cesareo e con i tempi della TIN, che è un reparto particolare  perché spesso per entrare i genitori devono attendere il loro turno. Se poi la mamma ha un altro bimbo in casa, gestire la situazione può diventare ancora più complesso. E allora, conviene tenere a mente che l’obiettivo è sì quello di tirare il latte molto spesso – più frequenti sono le operazioni di estrazione e meglio è – ma è importante che la mamma non si affligga e non si senta in colpa se non ci riesce.

Se le sedute al tiralatte o le estrazioni manuali dovessero essere poche nel corso della giornata (anche solo due o tre),  permetteranno comunque di garantire al piccolo il latte che gli serve e a mantenere la produzione, seppure a livelli bassi.

Quando il reparto avviserà i genitori che le dimissioni si avvicinano, la mamma potrà dedicarsi in modo “intensivo” alla stimolazione del seno per incrementare la quantità di latte prodotta. E ancora, se non dovesse riuscire, vorrà dire che quando sarà finalmente a casa con il suo piccino tra le braccia, con il sostegno di una figura esperta in allattamento metterà in atto gli accorgimenti necessari per aumentare la produzione e abituare il piccolo a poppare al seno, anziché al biberon.

E ora… al seno!
Le prime volte in cui il bimbo si attacca al seno, può succedere che non riesca a succhiare, ma si limiti a odorare o a leccare il capezzolo. È normale, servono un po’ di tempo e di pazienza affinché il piccolo prenda confidenza con le poppate, e in questa fase potrebbe essere utile rivolgersi a una Consulente de La Leche League per ottenere suggerimenti mirati e, soprattutto, tanto incoraggiamento.

Un valido alleato dell’allattamento è il contatto pelle a pelle garantito dalla marsupio-terapia. Il tempo che il bimbo trascorre posato sul petto della mamma con addosso solo il pannolino, oltre a favorire la produzione di latte e ad aiutare il piccolo a riconoscere il profumo, il calore, il sapore del seno materno, lo aiuta a crescere più rapidamente. Si è visto, ad esempio, che sul petto della mamma il bebè dorme più profondamente e piange di meno, conservando quindi le energie per crescere, ha meno problemi di termoregolazione poiché quando tende a raffreddarsi la temperatura corporea della mamma aumenta e viceversa, e le crisi respiratorie sono meno frequenti. Infine, la sensazione di profondo benessere che il piccolo sperimenta quando è al sicuro tra le braccia della mamma, favorisce il suo sviluppo neurologico.

Le prime poppate, brevi ma frequenti
Quando il bimbo non ha più bisogno dell’incubatrice e si prepara a tornare a casa con la sua famiglia, la mamma lo attacca al seno direttamente. Ma quante devono essere le poppate nel corso della giornata? E come gestire i tempi di ogni pasto? Il bimbo prematuro può essere  sonnolento e mentre ciuccia si stanca velocemente. Per fargli trovare un buon flusso di latte sin dall’inizio, la mamma può tirarne o spremerne qualche goccia prima di attaccarlo al seno.

E poiché succhia solo per alcuni minuti, il bebè prematuro ha bisogno di poppare molto spesso, giorno e notte. Nei primi tempi questa è la norma: poppate brevi, ma frequentissime. Può essere utile ricordare alla mamma che in questa fase lo stomaco del bambino è grande come una nocciola, per cu si riempie molto velocemente e si svuota in continuazione.

Subito dopo le dimissioni, per essere sicure che tutto proceda per il meglio si potrà controllare l’aumento ponderale ogni 2 o 3 giorni (a meno che il reparto non abbia fornito indicazioni differenti) e contare i pannolini bagnati che, nell’arco delle 24 ore, devono essere almeno 5-6. La pipì dovrà essere limpida e inodore (segno di una buona idratazione) e dovranno essere regolarmente presenti feci.

Un balsamo per mamma e bebè
Le prime settimane successive al ritorno a casa rappresentano un periodo molto particolare per la neo-mamma. Da una parte c’è la stanchezza fisica, un po’ per il parto e un po’ per il tempo trascorso in reparto e spostandosi da casa all’ospedale e viceversa, dall’altra c’è la stanchezza emotiva per aver vissuto un’esperienza decisamente intensa.

La mamma ha bisogno di tempo per recuperare la serenità. Il tempo dedicato alle poppate, in cui mamma e bimbo si stringono l’uno all’altra, si osservano, si sorridono, è un tempo prezioso per ritrovarsi, consolarsi, sentirsi vicini. Al seno della mamma il piccino trova nutrimento ma anche conforto, affetto, tenerezza. E l’allattamento è un “balsamo” anche per la mamma, che può così lasciarsi alle spalle i timori, le ansie, la frustrazione e l’impotenza sperimentati quando il suo piccino era nell’incubatrice.

Sei in difficoltà? Chiedi aiuto
E se il bimbo fatica ad abituarsi al seno perché in ospedale ha ricevuto il latte nel biberon anziché con la tazzina o con altri sistemi alternativi? Il suggerimento è di rivolgersi a una figura esperta in allattamento per valutare insieme la situazione e ricevere suggerimenti mirati. In questa fase è importante poter contare sulle indicazioni giuste e sull’incoraggiamento di quanti circondano la neo-mamma. L’eliminazione dell’aggiunta è il principale motivo per cui le mamme consultano La Leche League: forse alla donna potrà far piacere sapere di essere uscita da una fase “speciale” e di trovarsi alle prese con una serie di problematiche normalissime e condivise da tantissime altre mamme.

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