Donazione del cordone: un gesto che può salvare la vita
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23 aprile 2019

Donazione del cordone: un gesto che può salvare la vita

Il sangue del cordone ombelicale è ricco di cellule staminali, preziose per curare diverse malattie, sia nei piccoli sia negli adulti

Donazione del cordone: un gesto che può salvare la vita

Il cordone ombelicale costituisce il principale legame tra il bimbo e la sua mamma: consente, infatti, il passaggio dei nutrienti fondamentali che garantiscono il benessere del nascituro e gli permettono di svilupparsi e prendere peso. Ma il sangue del cordone è anche una preziosa riserva di cellule staminali che possono salvare la vita a chi è in attesa di un trapianto, curare diverse patologie, favorire la crescita e la salute dei bimbi nati fortemente prematuri. Per questo, la donazione del cordone è una scelta raccomandata dalle principali società scientifiche, dall’Accademia Americana di Pediatria e dal Comitato Etico dell’Unione Europea.

Tanti impieghi: dalle cure per alcuni tumori alle trasfusioni ai prematuri

“La donazione del cordone è un gesto solidale importante che non comporta rischi né per la mamma, né per il bambino”, commenta Giuseppe Garrisi, specialista in ostetricia, ginecologia, chirurgia dell’apparato digerente ed endoscopia digestiva, e presidente nazionale dell’Associazione donatrici italiane sangue di cordone ombelicale (Adisco). Le potenzialità curative delle cellule staminali contenute nel sangue cordonale riguardano alcuni tumori del sangue (quali leucemia e linfoma), alcune gravi forme di anemia (talassemia, anemia falciforme), mielodisplasie, immunodeficienze e alcuni difetti metabolici. Ma non solo. Grazie agli importanti passi avanti fatti dalla ricerca, oggi il sangue cordonale conservato nelle apposite banche non è destinato soltanto al trapianto. “Le cellule staminali che non verranno utilizzate per un trapianto vengono usate per la formulazione di un gel piastrinico in grado di curare le ulcere dei pazienti diabetici e la pelle dei bimbi – i cosiddetti bambini farfalla – che soffrono di epidermolisi bollosa, una patologia molto grave che impedisce alla cute di rigenerarsi anche in caso di piccoli traumi”, spiega il dottor Garrisi. “Il sangue cordonale è prezioso anche per i piccoli nati prematuri. In passato, quando era necessaria una trasfusione per un neonato, si ricorreva al sangue di persone adulte, ma l’emoglobina di tipo A poteva comportare danni a livello retinico e gastroenterico. Oggi, invece, utilizzando il sangue cordonale che contiene emoglobina di tipo F, ovvero fetale, si è riusciti a ridurre notevolmente questo tipo di problematiche. Infine, le cellule staminali vengono usate nella preparazione del collirio oftalmico per chi soffre di lesioni cornee o secchezza oculare”.

Cordone ombelicale7 domande per scoprire come è fatto

Donazione del cordone: come si procede?

Quando una coppia in dolce attesa decide di donare il sangue cordonale è necessario rivolgersi a un centro abilitato alla raccolta entro il settimo mese di gravidanza: non in tutti i punti nascita è possibile donare, è quindi opportuno informarsi con un buon anticipo. “In occasione di un colloquio con un medico o un’ostetrica, i futuri genitori firmano i moduli del consenso informato e compilano un questionario sulle proprie condizioni di salute”, spiega Giuseppe Garrisi. “Il passo successivo prevede un prelievo del sangue per l’esecuzione degli esami di legge obbligatori per la donazione del sangue”.

Ma la donazione del cordone richiede di accelerare i tempi del clampaggio? “No, poiché gli attuali protocolli del Centro Nazionale Sangue, del ministero della Salute e della Società Italiana di Neonatologia prevedono che il clampaggio venga effettuato dopo che sono trascorsi 60 secondi dalla nascita”, commenta l’esperto. Dopo la nascita, tra il 6º e il 12º mese di vita del bebè, la struttura contatterà i genitori per controllare il benessere di madre e bambino, allo scopo di convalidare definitivamente il campione prelevato e conservato nella banca.

Conservazione autologa: serve?

I futuri genitori che decidono di donare il sangue cordonale possono davvero fare la differenza per il futuro e la salute di altri bambini o di persone adulte che soffrono di patologie importanti. “Per quanto riguarda la conservazione autologa, a livello scientifico non vi è alcuna garanzia di una reale utilità e validità di questa scelta”, sottolinea l’esperto. “Per questo, in Italia, la conservazione autologa non è consentita”.

La probabilità di aver bisogno di un trapianto autologo per curare una malattia del sangue nei primi vent’anni di vita del proprio figlio è una su 20mila, e non è ancora stata dimostrata l’idoneità del trapianto di cellule conservate oltre i 15 anni. “Di tutte le sacche di sangue cordonale portate all’estero per la conservazione autologa non risulta che ci siano mai stati casi di utilizzo per un trapianto. Inoltre, se un bambino si ammala di tumore in età prescolare, la soluzione terapeutica preferibile non è quella di utilizzare le staminali del suo cordone, bensì quella di trovare cellule staminali di una persona sana, con cui ci sia compatibilità”, sottolinea il dottor Garrisi. “Dalle banche italiane, invece, le cellule staminali sono state inviate in tutto il mondo per salvare la vita di persone in attesa di un trapianto”. E se in futuro la scienza individuerà situazioni in cui è opportuno l’utilizzo personale delle cellule staminali cordonali? Dato che solo una minima parte (il 9-10%) del sangue donato viene utilizzato per un trapianto, in caso di bisogno, la famiglia potrà richiederlo alla banca dove è conservato.

Adisco, un punto di riferimento

Per i futuri genitori che vogliono saperne di più sulla donazione del cordone, Adisco – Associazione donatrici italiane sangue di cordone ombelicale – dal 1995 è impegnata per offrire informazioni e promuovere questa scelta solidale. Sul sito è disponibile un elenco organizzato per regioni di tutte le sedi locali dell’associazione e i riferimenti telefonici e via e-mail. Per contattare la sede nazionale Adisco, si può telefonare al numero 334.6710564 o scrivere all’indirizzo segreteria-nazionale@adisco.it

 

di Giorgia Cozza

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