Dolore del parto: scopri alcuni metodi “dolci” per ridurlo

09 aprile 2019

Dolore del parto: i metodi “dolci” per ridurlo

Dolore del parto: i metodi “dolci” per ridurlo

Non esistono regole per un parto ideale, perché ogni donna lo affronta a modo suo. Per contenere il dolore del parto e favorirne il controllo – senza però eliminarlo del tutto, come succede con l’analgesia epidurale – ci sono numerosi metodi “dolci” e non farmacologici: dall’aromaterapia al parto in acqua, dall’agopuntura alla musicoterapia, fino alla scelta di posizioni libere, anche con l’ausilio di attrezzi.

Accogliere i desideri della futura mamma

Il primo tassello, senza il quale nulla è possibile, è sempre il rispetto delle scelte individuali di ogni futura mamma, che si definiscono nei mesi di gravidanza e che devono trovare ascolto nei luoghi del parto. Sempre, però, all’interno di un dialogo aperto e di un confronto proficuo con gli operatori, che consenta alla donna di maturare decisioni consapevoli perché fondate su un’informazione corretta. È necessario trovare il punto di incontro tra i desideri della donna e le opportunità concretamente offerte dall’ospedale. “Attorno a me vorrei penombra, silenzio, privacy”. “Preferirei essere libera di camminare nella fase dilatante”. “Vorrei evitare l’episiotomia”. “Spero sarà possibile ascoltare la musica che ho scelto a casa con mio marito”. Questi sono solo alcuni esempi delle richieste espresse dalle future mamme nei loro piani nascita, uno strumento che permette alla donna di comunicare le sue preferenze agli operatori.

Oltre all’opportunità di manifestare i propri desideri, e di discuterne la fattibilità grazie alla collaborazione di medici e ostetriche, rimangono punti fondamentali per molte il desiderio di restare accanto al proprio partner (ma anche la sua esclusione dalla sala parto, se la donna preferisce così) e l’assistenza ostetrica secondo il modello one to one, cioè una presenza continuativa che accompagni la donna durante le ore del travaglio e del parto. La qualità dei rapporti che s’instaurano nelle ore che precedono la nascita di un bambino non è un fattore secondario: è piuttosto un elemento determinante affinché il parto proceda secondo fisiologia e la donna possa scoprire la sua innata capacità di mettere al mondo.

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Il potere dell’empatia e della presenza fisica

La vicinanza e l’ascolto sono elementi centrali anche nel metodo studiato da Jean Paul Rességuier, detto nouage relazionale a risonanza fisica o postura di accompagnamento. Il metodo, che si concentra sulla relazione tra operatore e paziente, nasce nell’ambito della fisioterapia ma può essere applicato in molti contesti e si realizza con particolare efficacia nei reparti di ostetricia. “Non si tratta di fare, quanto di essere presenti”, spiega la capo ostetrica Flavia Allegretti dell’ospedale Santa Maria della Misericordia di Urbino. “La presenza viva e partecipe degli operatori, concentrati al 100% su ciò che sta accadendo, contribuisce a creare le condizioni perché la donna trovi dentro di sé le risorse necessarie a partorire. È importante non dare consigli, ma offrire alternative. Usare poche parole, o persino nessuna. Trasmettere la propria vicinanza attraverso la postura”. La posizione del corpo, la voce, l’attenzione di chi sta accanto alla donna non sono elementi astratti: hanno effetti concreti e misurabili. Nell’ambito di uno studio realizzato all’interno dell’ospedale, sono state registrate differenze significative: con l’applicazione di questo metodo, che molto ha a che fare con il concetto di empatia e umanizzazione delle cure, diminuisce la durata media del travaglio, del periodo espulsivo e del secondamento (cioè dell’espulsione della placenta) e si riduce la quantità di sanguinamento post-partum. “Ho ascoltato per la prima volta Jean-Paul Rességuier quindici anni fa a Monza, con una collega”, racconta l’ostetrica Allegretti. “Tornate in reparto, abbiamo provato subito ad applicare alcune delle sue indicazioni: era evidente che succedeva qualcosa. Abbiamo così raccolto una serie di dati significativi per dimostrarlo e successivamente si è deciso di preparare tutto il personale per l’applicazione del metodo. C’è stato un periodo di formazione con Jean Paul Rességuier e poi siamo partiti. Oggi è ormai assodato che il nouage relazionale a risonanza fisica dà ottimi risultati: aumenta la qualità del servizio senza costi aggiuntivi e migliora l’ambiente anche per il personale ospedaliero”.

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Oli essenziali: più relax, meno ansie

Un altro esempio di intervento non farmacologico per il controllo del dolore del parto, accanto all’uso delle vasche e delle docce o all’ascolto della musica, è l’aromaterapia, un ramo della fitoterapia che prevede l’uso di oli essenziali con importanti proprietà farmacologiche. Non bisogna però improvvisarsi, utilizzando queste sostanze senza opportuna preparazione: è importante affidarsi a ostetriche specificamente formate. Gli oli essenziali possono essere utilizzati per via olfattiva (attraverso inalazione secca), in diffusione ambientale (con lampade a ultrasuoni) o con massaggi. In quest’ultimo caso devono essere sempre diluiti con un olio a base vegetale, evitando il contatto con occhi e mucose e stimolando anche i punti di digitopressione per mezzo di  impacchi umidi (caldi/freddi) e pediluvi.
“Le molecole odorose degli oli essenziali sono sostanze altamente volatili e sottili e, proprio grazie a questa caratteristica, raggiungono facilmente il naso, entrando subito in contatto con la mucosa olfattiva e scatenando reazioni emotive anche molto intense”, spiega Marina Carfagna, capo ostetrica dell’ospedale Maurizio Bufalini di Cesena-Ausl della Romagna, che in reparto utilizza oltre venti oli essenziali differenti, tutti di certificata qualità biologica e biodinamica, puri al 100% (non contengono sostanze sintetiche) e accompagnati da una scheda di sicurezza. Bisogna tuttavia tenere conto che non sono indicati per tutte le donne: saranno le ostetriche a valutare se, come e quando si possono applicare, per essere certe, sulla base di studi scientifici validati, che il trattamento risulti vantaggioso per controllare il dolore del parto, ma soprattutto sicuro. “L’aromaterapia durante il travaglio di parto favorisce il rilassamento, contiene l’ansia e la paura, riduce l’ormone dello stress, il cortisolo, facilitando la produzione di ossitocina – ormone che distende e favorisce il legame di attaccamento -, allevia il dolore e aumenta la fiducia in se stessa della donna, contribuendo a far sì che tutto si svolga secondo la fisiologia”, spiega Marina Carfagna. “L’uso al momento del parto riduce anche il ricorso all’analgesia farmacologica e può aiutare ad alleviare il disagio fisico, per esempio nausea e mal di testa. Questi sono i benefici che abbiamo osservato in sette anni dalla sua introduzione nel punto nascita di Cesena”.

L’idropuntura tiene a bada il dolore del parto

Anche l’agopuntura, tecnica terapeutica della medicina tradizionale cinese, può essere utilizzata per trattare numerose sintomatologie della gravidanza, come la nausea, il mal di testa, la lombalgia, l’insonnia, la correzione della posizione fetale anomala. Nei nove mesi è sconsigliato prendere farmaci senza la valutazione di un medico: l’agopuntura, la cui efficacia trova riscontro in numerosi studi, può dunque rivelarsi preziosa. Anche perché non ha alcun effetto collaterale. “Una variante di questa tecnica, l’idropuntura, può essere utilizzata in sala parto”, spiega Luisa Fornaro dell’Ospedale A. Manzoni di Lecco. “Al contrario dell’agopuntura, può essere praticata direttamente dalle ostetriche per alleviare il dolore del parto”.

La tecnica, particolarmente innovativa per la modalità con cui viene praticata a Lecco, è molto semplice: in alcuni punti specifici viene infiltrata una soluzione fisiologica. L’uso degli aghi come avviene in agopuntura, del resto, renderebbe difficile il movimento durante il travaglio. I risultati? In base agli studi effettuati a Lecco, l’idropuntura porta a una riduzione importante del dolore del parto nell’86% dei casi. Uno studio di qualche anno fa, commissionato da Éupolis Lombardia, ne sottolinea l’efficacia e la sicurezza a fronte, peraltro, di bassi costi. “La medicina orientale non si ferma al sintomo, ma guarda alle persone in modo olistico”, spiega Luisa Fornaro. “Volendo fare un parallelo, il medico di medicina orientale è più simile a un giardiniere, che deve tener conto del terreno e del clima prima di intervenire. Un insegnamento prezioso quando ci si trova a lavorare in sala parto e si contribuisce alla nascita di un bambino”.

 

di Mara Pace

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