Dolore del parto: epidurale o protossido d’azoto? - Dolce Attesa

17 gennaio 2017

Dolore del parto: epidurale o protossido d’azoto?

Dolore del parto: epidurale o protossido d’azoto?

Anestesia epidurale o protossido di azoto? Qual è la strada migliore per gestire il dolore del parto? Questa domanda non ha una risposta univoca, ogni donna deve infatti individuare la soluzione che meglio risponde ai suoi desideri e alle sue esigenze. Tra l’altro le due metodiche presentano differenze sostanziali e garantiscono effetti diversi. Vediamo insieme i pro e i contro di entrambe.

Come agiscono

Epidurale

È un’analgesia farmacologica che agisce bloccando la trasmissione nervosa degli stimoli dolorosi a livello del midollo spinale. In pratica, la futura mamma conserva la sensibilità, per cui continua a percepire la contrazione uterina ma non il dolore. Per effettuare l’analgesia si inserisce un sottile catetere di plastica nella colonna vertebrale (in uno spazio detto epidurale o peridurale) e lo si lascia in loco per tutta la durata del parto, in modo tale da poter somministrare più volte l’anestetico nel corso del travaglio. In sala parto è presente un medico anestesista che somministra il farmaco anestetico e vigila sul benessere della donna.

Protossido di azoto

È un gas (noto come gas esilarante) che, una volta inalato, riduce l’ansia e allevia la sensazione dolorosa, favorendo la produzione di endorfine, ovvero gli ormoni del benessere che hanno un effetto analgesico. La futura mamma inala il gas al bisogno, alcuni secondi prima della contrazione, utilizzando una mascherina collegata alla bomboletta che contiene il protossido di azoto. La gestione di questo analgesico è affidata alla donna, è lei che decide quando usufruirne e per quanto tempo. A mostrarle come procedere è l’ostetrica, poiché questa metodica non necessita della presenza di altre figure professionali (ginecologo o anestesista).

“La differenza fondamentale che è opportuno chiarire subito è che l’anestesia epidurale è una tecnica farmacologica che elimina la sensazione dolorosa, mentre il protossido di azoto la allevia soltanto”, spiega Silvano Zaglio, direttore dell’Unità Operativa di Ginecologia e Ostetricia e del Dipartimento Materno-Infantile dell’Azienda Ospedaliera di Desenzano del Garda (Brescia). Sono due tecniche completamente diverse, è differente è anche il risultato.

Punti di forza

Epidurale

La partoanalgesia è la risposta per le donne che desiderano eliminare completamente il dolore del parto. Questo è quindi il punto di forza dell’epidurale, che è l’unica metodica che “spegne” del tutto la sensazione dolorosa. Il protossido di azoto favorisce il rilassamento della futura mamma, ha un effetto ‘euforizzante’ e riduce anche in modo significativo la percezione del dolore, l’ansia e la paura, ma non elimina il dolore come invece fa l’analgesia epidurale.

Nei casi di travaglio molto lungo in cui la donna è talmente stanca da non riuscire più a collaborare, l’epidurale può evitare il ricorso a un cesareo. Quando il pensiero del dolore causa alla futura mamma una paura insuperabile, che rischia di offuscare la gioia dell’attesa e che la spinge a richiedere un cesareo, la partoanalgesia può risolvere la situazione evitando il ricorso a un intervento chirurgico non necessario.

Protossido di azoto

Non richiede accertamenti particolari, la donna può chiedere di usufruire di questo servizio direttamente in sala parto, dopo aver sottoscritto un consenso informato. Si può sfruttare sin dai prodromi, senza attendere che il travaglio entri in fase attiva.
È una metodica non invasiva che non interferisce con la naturalità dell’evento nascita. La donna ha un ruolo attivo e gestisce in modo autonomo, assecondando le proprie sensazioni, il ricorso al gas, che rappresenta un alleato per la gestione del dolore, ma non lo elimina, per cui la futura mamma che lo desidera vive l’esperienza del parto sperimentandone tutte le componenti (quindi anche il dolore). Non ha effetti sulla naturale progressione del travaglio e del parto, ma spesso la metodica è collegata a una riduzione dei tempi della fase espulsiva poiché la donna è meno stanca e affronta le spinte con una maggior riserva di energie. È sicura per la donna e per il bambino.

Punti deboli

Epidurale

Per richiedere la partoanalgesia è necessario aver effettuato la visita anestesiologica alcune settimane prima della data presunta del parto. Non è quindi possibile decidere all’ultimo momento, quando il travaglio è già in corso. Per usufruire dell’epidurale occorre attendere che il travaglio sia entrato in fase attiva e il processo di dilatazione sia ben avviato. Con questa tecnica il parto diventa un evento medicalizzato, è indispensabile la presenza di un anestesista e la donna ha un ruolo meno attivo.

Spesso, poi, diventano necessari altri interventi medici, come per esempio il ricorso all’ossitocina sintetica, il monitoraggio frequente della pressione arteriosa materna, il monitoraggio continuo del battito cardiaco fetale.

I tempi della fase espulsiva possono allungarsi e secondo alcuni studi aumenta il rischio di parti operativi (nei quali viene utilizzata la ventosa ostetrica). Dopo il parto possono verificarsi effetti indesiderati quali cefalea, formicolii, ritenzione urinaria. Più raro, invece, il rischio che compaia un ematoma peridurale oppure che si verifichi un’infezione nel punto in cui è stato inserito il catetere.

Protossido di azoto

Il gas esilarante non elimina il dolore, può solo ridurne l’intensità e renderlo più gestibile. La donna lo utilizza quando lo desidera, può usufruirne sin dall’inizio del travaglio, ma complessivamente non è possibile superare le 5-6 assunzioni del gas. In alcuni casi la donna potrebbe avvertire una sensazione di nausea o vertigine. Il disagio cessa interrompendo l’inalazione del gas.

Quando non si può

Epidurale

È controindicata se la donna soffre di difetti della coagulazione del sangue, gravi forme di scoliosi, allergie note all’anestetico, infezioni o presenza di tatuaggi nell’area in cui deve essere inserito il catetere.

Protossido di azoto

È indicato per tutte le donne con gravidanza fisiologica: le uniche controindicazioni sono legate a patologie particolari (enfisema polmonare, embolia, by-pass cardio-polmonari, grave dilatazione del tratto gastro-intestinale) e, quindi, decisamente rare.

Due servizi che devono coesistere

Un numero crescente di ospedali sta prendendo in considerazione il protossido di azoto come forma di analgesia economica, sicura e semplice da gestire da parte della futura mamma e del personale ospedaliero. “Ma attenzione, non si tratta di un’alternativa alla partoanalgesia”, sottolinea Silvano Zaglio. “La donna deve avere la possibilità di scegliere la soluzione che ritiene più adatta per la propria situazione. L’epidurale rientra nei LEA, ovvero è un servizio che i punti nascita devono offrire a tutte le future mamme, 24 ore su 24, gratuitamente. Gli ospedali che non la garantiscono, dovranno al più presto adeguarsi”.

Epidurale per tutte?Leggi

Il protossido di azoto, così come altre forme di analgesia non farmacologica, è una risorsa preziosa per aiutare la donna a gestire il dolore del parto e vivere un’esperienza più serena e soddisfacente, ma non c’entra con l’epidurale. Sono due servizi differenti che rispondono a esigenze diverse.

Se una non può sostituire l’altra, si è visto invece che le due offerte possono coesistere. “La futura mamma che ha scelto la partoanalgesia ma deve attendere che il travaglio entri nel vivo può, nel frattempo, sfruttare il protossido di azoto”, spiega l’esperto. “E il protossido può essere la soluzione se la donna arriva in ospedale a dilatazione completa per cui non avrebbe senso e non ci sarebbero i tempi per effettuare l’epidurale: in questo caso può avvalersi del gas per affrontare la fase espulsiva riducendo le sensazioni dolorose”.

Giorgia Cozza

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