Dolore da parto: da nemico ad alleato. Scopri come trasformarlo - Dolce Attesa

02 marzo 2015

Dolore da parto: da nemico ad alleato. Scopri come trasformarlo

Ha uno scopo preciso, di aiuto alla nascita, ma la paura è di non riuscire a gestirlo...

Dolore da parto: da nemico ad alleato. Scopri come trasformarlo

E’ un’incognita che suscita mille pensieri, ma in realtà, il dolore da parto non è un nemico, ma un alleato della futura mamma. Conoscerlo, comprendere come “agisce” e perché può essere il primo passo per vincere il timore e prepararsi ad affrontare il travaglio con serenità e fiducia in se stesse e nel proprio corpo.

Da cosa è provocato il dolore da parto?

Nei nove mesi dell’attesa la cervice, o collo dell’utero, rimane ben chiusa per proteggere il piccolino che sta crescendo nel grembo materno. Quando arriva il momento della nascita la cervice, che ha uno spessore di circa 3 centimetri, deve assottigliarsi e poi dilatarsi fino a circa 8-10 centimetri per permettere al bebè di attraversare il canale del parto e venire alla luce.

La dilatazione avviene gradualmente per non provocare danni ai tessuti materni e per dare il tempo al bambino di adattarsi al canalòe del parto trovando la posizione giusta per nascere. Perché questo avvenga è necessaria una forza che interagisca dall’alto, provocando la dilatazione del collo dell’utero e spingendo pian piano il bambino verso il basso. Questa forza è data dalle contrazioni uterine. Non sono, però, le contrazioni in sé a causare la sensazione dolorosa, quanto la resistenza che questa forza incontra a livello del collo dell’utero, che gradualmente deve allungarsi, dilatarsi e distendersi.

La stessa forza, espressa dalle contrazioni, provoca uno stiramento e una trazione dei legamenti che ancorano l’utero alle pareti circostanti e anche questo è fonte di dolore. In particolare, la trazione del legamento che fissa l’utero alla zona dell’osso sacro (quindi, nella parte bassa della schiena) è la causa di quel caratteristico dolore lombare che molte donne sperimentano nel corso del travaglio. Infine, durante la contrazione l’utero può andare a comprimere la vescica urinaria, posta proprio davanti all’utero, o il retto (subito dietro), provocando così un’ulteriore sensazione fastidiosa o dolorosa.

Non è uguale per tutte

Durante il processo del parto, il dolore si modifica per intensità, frequenza e durata. Le contrazioni della fase prodromica, che precede il travaglio attivo, sono brevi, di lieve entità e ben distanziate l’una dall’altra. Quando il travaglio entra nel vivo, le contrazioni risultano più intense, frequenti e prolungate. Comunque, la sensazione di male non è continua, ma può essere paragonata a un’onda che arriva, ci investe e si ritira.

Inoltre, la sofferenza non viene percepita allo stesso modo da tutte le donne e questo per diversi motivi. A influenzarla ci sono fattori sia di tipo psicofisico (soglia bassa del dolore, aspettative e paure, contratture muscolari, cicatrici sul collo dell’utero, aderenze sulle pareti uterine) sia di tipo ambientale.

In particolare, si è visto che un ambiente ‘disturbante’, con luci e rumori forti, mancanza di privacy e intimità è legato a una maggiore secrezione di adrenalina, l’ormone dello stress che, prodotto in quantità troppo elevate e in modo continuativo, interferisce con il buon andamento del parto. Questo perché alti livelli dell’ormone innescano la cosiddetta ‘reazione di fuga’, che determina uno spostamento del flusso sanguigno verso gli organi essenziali per la sopravvivenza: il minor apporto di sangue a livello della muscolatura uterina amplifica le sensazioni dolorose, rende meno efficaci le contrazioni e può interferire con il benessere fetale a causa del ridotto apporto di ossigeno. E ancora, un eccesso di adrenalina inibisce la produzione di altri ormoni, che sono invece alleati del parto e della donna: l’ossitocina e le prostaglandine, che regolano le contrazioni, e le endorfine, che hanno un effetto analgesico.

Una funzione protettiva

La la sensazione dolorosa ha anche uno scopo, strettamente legata al buon andamento del travaglio e del parto. Quando la contrazione raggiunge il culmine, il corpo produce un momentaneo picco di adrenalina, che innesca la secrezione di ossitocina, prostaglandine ed endorfine. Questo picco ormonale è responsabile della progressione del travaglio stesso, con un meccanismo circolare che si autoalimenta: gli ormoni garantiscono il proseguimento e l’efficacia delle contrazioni, il doloredelle contrazioni garantisce la secrezione di ormoni.

Ma non è tutto. Il dolore protegge la donna e il suo bambino. Spinge infatti la futura mamma a muoversi e a cambiare posizione per trovare quella più antalgica. Le posizioni che di volta in volta alleviano la sensazione dolorosa sono anche le più sicure: per la donna, poiché tutelano l’integrità dei tessuti e riducono il rischio di traumi delle strutture osteo-articolari e nervose. E per il bebè, poiché favoriscono la sua discesa nel canale del parto.

Si è visto poi che le endorfine secrete dall’organismo materno in risposta al dolore si concentrano nel liquido amniotico, a tutela del benessere del piccolo. E dopo la nascita, le stesse endorfine che hanno agito da analgesici naturali promuovono l’attaccamento tra mamma e bambino, stimolano l’istinto materno e provocano un forte senso di appagamento.

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