Dimissioni: qual è il momento giusto per tornare a casa?

27 giugno 2019

Dimissioni: il momento giusto per tornare a casa

Se la mamma e il suo bimbo stanno bene, che ragione c’è di tenerli a lungo in ospedale dopo il parto? Pro e contro delle dimissioni precoci

Dimissioni: il momento giusto per tornare a casa

Un tempo, dopo la nascita, la neomamma e il suo bambino rimanevano in ospedale quattro o cinque giorni per fare tutti i controlli del caso, avviare l’allattamento, consentire alla puerpera di riposarsi mentre il personale si prendeva cura del piccolo. In ospedale, però, difficilmente mamma, figlio e neopapà godevano dell’intimità necessaria per fare conoscenza e dare pienamente il via alla loro nuova vita in comune. I ritmi imposti dalla gestione della struttura e l’assenza del servizio di rooming in spesso ostacolavano il contatto pelle a pelle tra il bimbo e i suoi genitori e l’avvio dell’allattamento al seno. L’esperienza della nascita risultava inutilmente medicalizzata. Negli ultimi anni si è affermata la tendenza a dimissioni sempre più precoci della madre e del suo bambino, quando le loro condizioni di salute lo consentono. “Oggi quasi tutti gli ospedali dimettono a 48 ore dal parto, alcuni dopo 24 ore”, dice il neonatologo Ignazio Barberi. “È una pratica che ha pro e contro. Tutto dipende dall’assistenza di cui la puerpera e il piccolo possono usufruire a domicilio dopo il rientro”.

In ospedale o a domicilio, servono controlli e informazioni

Nelle ore e nei giorni successivi alla nascita, il bambino viene sottoposto a una serie di controlli e test di screening.

A 24 ore dal parto si valuta il grado di ossigenazione del sangue con uno strumento non invasivo, il saturimetro, per identificare i piccoli che potrebbero essere affetti da una malattia cardiovascolare congenita e avviarli a esami più approfonditi.

A 48 ore si misura la concentrazione nel sangue della bilirubina, responsabile del fenomeno dell’ittero neonatale, che entro certi limiti è fisiologico. Se la concentrazione supera i limiti, si ricorre alla fototerapia, un trattamento non invasivo che degrada la bilirubina nel sangue.

Entro 72 ore dalla nascita, a tutti i bimbi viene prelevata una goccia di sangue dal tallone per il test di screening metabolico, ora esteso a 40 malattie metaboliche congenite che richiedono una presa in carico tempestiva, al fine di identificare i piccoli a rischio di esserne affetti.

Altri esami a cui viene sottoposto il neonato sono: l’emocromo, per diagnosticare eventuali stati di anemia da correggere con un’integrazione di ferro; il test del riflesso rosso, con un fascetto di luce diretto sui suoi occhi per controllare che le strutture dell’organo fino alla retina siano trasparenti; il test delle otoemissioni, per diagnosticare precocemente un’eventuale ipoacusia, e la manovra di Ortolani, per controllare il corretto funzionamento delle anche.

Se mamma e figlio tornano a casa a 48 ore o persino a 24 ore dalla nascita, alcuni di questi test devono essere necessariamente effettuati in seguito, dunque il piccolo deve essere riportato in ospedale a distanza di qualche giorno dalle dimissioni. “L’ittero può insorgere anche in terza giornata”, aggiunge Barberi. “Se ciò accade, conviene farlo visitare dal neonatologo per tranquillità”.

Oltre agli esami, i giorni di degenza dopo il parto servono anche per informare, accompagnare e rispondere a dubbi e domande dei neogenitori. “Con le dimissioni precoci, c’è minor tempo anche per questo”, spiega il neonatologo. “Oggi tutti gli ospedali offrono alla puerpera la possibilità di consultare telefonicamente il personale per qualunque dubbio, ma solo alcune strutture hanno approntato un servizio di assistenza domiciliare per le settimane successive alla nascita e praticano le cosiddette dimissioni protette”.

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Degenza standard, precoce e precocissima

Oggi la durata standard del ricovero dopo il parto fisiologico è di 48 ore, tre o quattro giorni dopo un cesareo. Di più, quanto occorre, se c’è qualche problema. Nei giorni successivi al rientro a casa, tutti gli ospedali offrono alle neomamme la possibilità di consultare per telefono l’ostetrica, il ginecologo o il neonatologo per chiarire eventuali dubbi e di portare di persona il bimbo per un controllo se necessario, in attesa della presa in carico da parte del pediatra di famiglia.

Per venire incontro alle esigenze dei neogenitori, è significativa la scelta dell’Ospedale Macedonio Melloni – ASST Fatebenefratelli Sacco di Milano, che ha attivato due ambulatori dedicati a cui si può accedere al mattino senza prenotazione o in altri orari con prenotazione: l’ambulatorio infermieristico neonatologico, dove le condizioni di salute del piccolo possono essere rivalutate a qualche giorno dalle dimissioni, e l’ambulatorio per l’allattamento al seno, per offrire aiuto e consulenza alle neomamme che hanno qualche dubbio o difficoltà.

Da sempre molto attento all’empowerment e alla libertà di scelta delle mamme, il punto nascita dell’Ospedale di Bolzano dimette normalmente a 2-3 giorni dal parto, ma prevede anche la possibilità di tornare a casa a 24 ore dalla nascita su richiesta dei genitori, previa valutazione delle condizioni di salute di mamma e bimbo e dopo avere preso accordi con il personale della neonatologia per le successive visite di controllo. I consultori pubblici nella Provincia di Bolzano offrono visite ostetriche domiciliari nel puerperio per aiutare la neomamma con l’allattamento e la cura del piccolo.

Emblematica in questa direzione, anche, la scelta dell’Ospedale San Giovanni di Dio di Firenze, che prevede una procedura di dimissione precoce protetta a sole 6 ore dal parto, con l’assistenza domiciliare di un’ostetrica e successivi appuntamenti per gli esami di routine al bambino. È stato il primo punto nascita italiano a sperimentare questo approccio, nel 2016. La dimissione precoce deve essere richiesta espressamente dalla neomamma e viene attivata solo a condizione che lei e il bambino siano in buona salute.

Punti di forza delle dimissioni precoci: a casa, più tranquillità

Le dimissioni precoci permettono ai neogenitori e al bimbo di godere dell’intimità e della tranquillità della propria casa per avviare l’allattamento nella massima privacy. Oggi nella maggior parte degli ospedali si favorisce il rooming in e il contatto pelle a pelle tra mamma e bambino, ma l’atmosfera di una struttura sanitaria è inevitabilmente diversa dal calore della propria casa.

Se mamma e bimbo stanno bene, rimanere a lungo in ospedale li espone, inoltre, al rischio di una medicalizzazione non necessaria. L’ambiente ospedaliero, poi, per quanto si ponga attenzione all’igiene, è un focolaio di batteri patogeni spesso resistenti agli antibiotici. Non a caso i pediatri raccomandano di non esporre i bambini nei primi giorni di vita al contatto con estranei.

Infine, la struttura ospedaliera contiene i costi se le degenze si accorciano.

Punti deboli: occorre tornare in ospedale per alcune visite

Alcuni fenomeni caratteristici dei primi giorni di vita, come l’ittero neonatale e il calo di peso, sono fisiologici solo entro certi limiti e vanno tenuti sotto controllo. Se in ospedale se ne occupa il personale sanitario, a casa è una preoccupazione che ricade sulle spalle dei neogenitori, che devono eventualmente contattare il neonatologo se hanno dubbi.

Le dimissioni precoci o precocissime, inoltre, richiedono successive visite in ospedale per sottoporre il piccolo a esami e controlli.

Se il travaglio è stato lungo e particolarmente impegnativo, la neomamma è stanca e ha bisogno di riposare: in ospedale c’è chi si prende cura di lei e del bambino. Se vuole tornare presto a casa, la famiglia deve organizzarsi in modo da garantirle l’aiuto di cui ha bisogno.

I neogenitori alle prime armi possono avere dubbi e incertezze su come curare il bambino, medicare il cordone ombelicale, avviare l’allattamento, gestire il ritmo del sonno e della veglia. In ospedale c’è chi può consigliarli, mentre a casa devono attivarsi e chiamare un’ostetrica o una consulente per l’allattamento che vengano in loro aiuto.

 

di Maria Cristina Valsecchi

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