Digitopressione: allevia il dolore in travaglio e coinvolge il papà
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08 maggio 2019

Digitopressione: allevia il dolore in travaglio e coinvolge il papà

Una tecnica dolce, che prevede la pressione in alcuni punti specifici, per affrontare più serenamente il parto

Digitopressione: allevia il dolore in travaglio e coinvolge il papà

La digitopressione si basa sui principi della medicina tradizionale cinese. Secondo questo sistema medico, il nostro corpo è attraversato da meridiani, simili a “canali”, in cui scorre un flusso energetico: andando ad agire su alcuni punti disseminati lungo di essi, si può accedere a questa energia, per riequilibrarla e, quindi, aiutare il corpo a funzionare meglio. Una tecnica adottata anche per rendere più sopportabile il dolore del parto. Ne abbiamo parlato con Giovanna Chiarello, ostetrica del Centro Nascita Margherita dell’ospedale fiorentino di Careggi, esperta in questa specialità.

I punti “caldi” durante il travaglio

La “mappa” della digitopressione prevede alcuni meridiani che corrono lungo il corpo e individua 365 punti sul loro tragitto. Quelli legati al controllo del dolore si trovano sugli arti, superiori e inferiori. “Ad esempio, un punto che andiamo a cercare durante il travaglio è il Li 4, sul meridiano intestino crasso: si trova sul dorso della mano, in corrispondenza della congiunzione tra l’osso dell’indice e quello del pollice”, spiega l’ostetrica Giovanna Chiarello. “Questo punto, alternato a un altro, Sp6, che sta sul meridiano della milza e si individua sulla faccia interna della gamba, quattro dita sopra il malleolo interno, è molto utile nel contenimento del dolore. Altri punti tipici, sui quali interveniamo in travaglio, sono quelli in corrispondenza delle cosiddette ‘fossette di venere’, cioè dei forami sacrali: quando lavoriamo su questi punti agiamo sul contenimento del dolore e, insieme, convogliamo energia verso il bacino, sede strategica durante il parto”.

La digitopressione prevede, quindi, una pressione di questi punti con il polpastrello. “È come se questa tecnica agisse su un interruttore della corrente, che ha dietro di sé fili che non vediamo”, spiega ancora l’ostetrica. Secondo la medicina tradizionale cinese questo meccanismo può aiutare la donna a ritrovare il suo equilibrio energetico e ad affrontare il travaglio più serenamente: “Questo ovviamente non vuol dire che non avrà dolore, ma che sarà più sopportabile e gestibile”, chiarisce l’esperta.

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Una manovra che migliora la circolazione

Al di là dei principi della medicina tradizionale cinese, c’è anche una base scientifica per spiegare il meccanismo della digitopressione. “Noi, come anestesisti, non la pratichiamo in travaglio, ma viene impiegata utilmente come tecnica antalgica non farmacologica in alcune sindromi dolorose”, spiega il dottor Massimo Micaglio, direttore dell’équipe anestesiologica dell’area ostetrico-ginecologica dello stesso ospedale. “Il razionale scientifico si basa sul fatto che una contrazione muscolare prolungata – per esempio, dopo uno sforzo prolungato – può ridurre la circolazione locale e impedire l’adeguato rifornimento di ossigeno del muscolo, perché comprime e schiaccia i piccoli vasi sanguigni che lo vascolarizzano. Questa micro-contrattura muscolare può essere facilmente palpabile da un professionista esperto e viene denominata trigger point”. È proprio qui che interviene la digitopressione: il pollice del terapista comprime localmente per 10-30 secondi il trigger point. “Questa manovra sembrerebbe migliorare la circolazione sanguigna nell’area del trigger, distendere le fibre muscolari tese e rilasciare la fascia muscolare circostante, risolvendo la contrattura e migliorando il sintomo dolore”, spiega l’anestesista.

Chi può praticare la digitopressione?

Normalmente la digitopressione in travaglio viene eseguita dalle ostetriche, che hanno frequentato un corso di formazione specifico. Sono loro a insegnarla alle mamme. E ai futuri papà. Già, perché la digitopressione può anche essere praticata dalla donna, in prima persona, o dal suo partner. “Trattandosi di una tecnica molto semplice, può essere messa in atto anche dopo un training rapido: ci succede quotidianamente di insegnarla agli uomini quando ormai il travaglio è iniziato, all’arrivo in ospedale”. E quando è il quasi-papà a metterla in pratica, si crea un ottimo ‘effetto collaterale’: “Il partner vede che la donna sta meglio e che la digitopressione aiuta sia a contenere il dolore, sia a facilitare il travaglio: questa partecipazione gratifica e coinvolge attivamente il futuro papà”, afferma l’ostetrica.

Se poi la donna si è avvicinata a questa tecnica, imparandone almeno i rudimenti durante la gravidanza, meglio ancora: “Osserviamo che, se viene applicata sin dalle primissime contrazioni, è più efficace e il corpo ha il tempo di produrre endorfine e analgesici naturali”, spiega l’esperta.

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Un aiuto anche durante la peridurale e l’induzione

Questa tecnica può essere adottata anche quando si opta per la peridurale o, comunque, si rende necessario un intervento farmacologico.  “Anche se viene utilizzata la peridurale, la digitopressione può essere una tecnica complementare per il controllo del dolore nella fase preparatoria e di maturazione del collo dell’utero, un aiuto per raggiungere la fase di dilatazione ottimale per intervenire con questa analgesia”, spiega l’ostetrica. “Oppure può essere utile durante l’induzione del parto: in quei casi agiamo, di solito, mentre la donna sta facendo la flebo per supportarla sia nel contenimento del dolore sia nella dilatazione del collo”.

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Le risposte sono soggettive

Si tratta di una tecnica assolutamente personalizzabile, modulabile in base alla risposta della futura mamma. “Alcune donne, ad esempio, preferiscono che si eserciti una pressione leggera e costante che aumenta solo durante le contrazioni, mentre altre traggono più giovamento se la digitopressione viene effettuata durante la contrazione”. La sensibilità al dolore è molto soggettiva, quindi chi effettua il trattamento deve ascoltare le esigenze della mamma e adattarlo. “I punti sono spesso sensibili e vengono riferite di frequente sensazioni di formicolio, calore, vibrazione, che variano da persona a persona, ma possono anche essere del tutto assenti”, spiega l’esperta. Di solito, si fanno pressioni di 3-4 minuti per punto ripetendo almeno 12 cicli.

Incontri preparto dedicati

“Per noi è molto gratificante quando, dopo il parto, le donne tornano a raccontarci quanto è stata utile per loro la tecnica della digitopressione, anche se magari lì per lì non ne avevano la percezione esatta”, conclude l’esperta. Le ostetriche dell’ospedale fiorentino di Careggi, quindi, dedicano uno degli incontri preparto, aperti a tutte le donne, proprio alla digitopressione e anche ad altre tecniche non farmacologiche di contenimento del dolore durante il travaglio.

 

di Giulia Righi

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