Depressione post partum: per sconfiggerla chiedi subito aiuto

11 settembre 2019

Depressione post partum: per sconfiggerla chiedi aiuto

Durante la gravidanza e dopo la nascita del bebè può succedere di soffrire di ansia o depressione. Disturbi che, se non trascurati, possono essere risolti. Ma solo chiedendo aiuto. Per il benessere della mamma e del suo bambino

Depressione post partum: per sconfiggerla chiedi aiuto

Una nuvola nera che circonda la testa offuscando la vista, il corpo sfocato, gli occhi spalancati e smarriti… Così i disegnatori della ForMed Films hanno illustrato la depressione post partum nel video Perinatal Positivity. Realizzato per conto della britannica Foundation for Mother and Child Health e presentato di recente in Italia, in occasione di un convegno dell’Istituto Superiore di Sanità. Il filmato è un invito a neomamme e neopapà che sperimentano sintomi depressivi a chiedere aiuto. A operatori qualificati, però, perché con il sostegno giusto la depressione può essere sconfitta. “Non vergognarti di come ti senti, perché non sei sola. C’è una luce, basta seguirla. Passerà” e la nuvola nera poco a poco si dissipa per lasciar posto al sorriso.

Il filmato fa riferimento al Regno Unito, dove sono attivi servizi dedicati alla salute mentale perinatale che favoriscono un intervento precoce e un approccio a 360°. Dagli incontri nei gruppi di auto-aiuto all’intervento dello psicologo, dell’assistente sociale, dello psichiatra. Anche in Italia si comincia a implementare un approccio di questo tipo. Apripista è la Regione Emilia Romagna, che dall’anno scorso ha attivato percorsi di screening e presa in carico della salute mentale materna fin dalla gravidanza nei consultori e negli ospedali pubblici. Laddove questi servizi non sono altrettanto organizzati, rimane l’invito degli esperti a cercare aiuto parlando con l’ostetrica, il medico di fiducia o uno specialista.

Tutt’altro che un disturbo raro

Chi soffre d’ansia o depressione in una fase che – secondo l’opinione corrente – dovrebbe portare solo gioia, si sente diversa, fuori posto. Il video risponde “non sei sola”, un pensiero incoraggiante e al tempo stesso un dato di fatto. Numeri alla mano: in Italia il 13% delle donne in attesa e delle neomamme entro un anno dal parto sperimenta disturbi dell’ansia. Il 12% sintomi depressivi. I disturbi mentali più gravi, come il disturbo bipolare e la depressione grave con sintomi psicotici, sono molto più rari: uno o due casi ogni mille parti.

Se trascurato, il malessere psicologico può costare caro alla salute della donna. Ma anche del suo bambino e dell’intera famiglia. In casi estremi la vita stessa della neomamma può essere in pericolo. Secondo il primo rapporto della sorveglianza ostetrica sulla mortalità materna dell’Istituto Superiore di Sanità, il suicidio dovuto a depressione è la seconda causa di morte materna indirettamente collegata alla gravidanza nell’arco di tempo compreso tra 43 giorni e un anno dopo il parto. Responsabile del 22% dei decessi in questo arco di tempo.

Dopo la nascita del bambino, dal 30 al 70% delle neomamme sperimenta un disturbo dell’umore lieve e transitorio, il cosiddetto baby blues, che di solito si risolve spontaneamente entro una decina di giorni. La depressione post partum si distingue perché i sintomi persistono. E si accentuano oppure esordiscono più tardi, fino a 4-6 settimane dopo.

I fattori di rischio della depressione

L’epoca perinatale, il periodo dal concepimento al primo anno dal parto, è una fase molto impegnativa. Dal punto di vista emotivo e fisico. I cambiamenti ormonali della gravidanza e del post partum possono sommarsi a una preesistente fragilità psicologica. Ma anche a problemi economici, isolamento sociale, difficoltà di coppia. Compromettendo il benessere mentale, fino alla depressione. Quali sono i fattori di rischio da tenere in considerazione?

“L’insorgenza della depressione in gravidanza o dopo il parto è spesso associata a una storia personale di disturbi depressivi. Sarebbe bene che la futura mamma segnalasse all’ostetrica o al medico eventuali precedenti, superando l’imbarazzo”, dice Stefania Guidomei, responsabile scientifica per la AUSL di Bologna del progetto sul disagio psichico perinatale del Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie. “È importante anche l’anamnesi familiare: sapere se parenti di primo grado hanno sofferto di episodi depressivi maggiori dopo il parto”.

Ci sono poi i fattori economici e sociali. “La mancanza di una casa o una situazione abitativa inadeguata. Disoccupazione, recente immigrazione e lontananza dalla famiglia d’origine. La responsabilità nei confronti di un familiare non autosufficiente. Un rapporto di coppia conflittuale, violenza domestica passata o attuale, un partner con problemi di salute mentale”, elenca Guidomei. “Sono tutte situazioni predisponenti che devono far suonare un campanello d’allarme”.

Non trascurare i sintomi

Come si manifesta la depressione in gravidanza o dopo il parto? Come distinguerla dal baby blues e dalla fisiologica stanchezza di una mamma che accudisce il suo bambino? “I sintomi sono gli stessi della depressione che insorge in qualunque altra fase della vita: la perdita di interesse e di piacere per le occupazioni quotidiane, inappetenza e insonnia, irrequietezza o spossatezza, senso di colpa e di inadeguatezza, pensieri negativi persistenti, difficoltà di concentrazione e di pensare lucidamente”, dice lo psichiatra Claudio Mencacci, direttore del Dipartimento Neuroscienze e Salute Mentale dell’ASST Fatebenefratelli-Sacco di Milano. “Mentre i sintomi del baby blues, più lievi, si attenuano e si estinguono in poco tempo spontaneamente, la depressione non trattata persiste e si aggrava”.

Per questa ragione è fondamentale vincere l’imbarazzo e il timore dello stigma sociale e chiedere aiuto al più presto. “La depressione non è una colpa, è una malattia. E chi ne soffre non è una cattiva mamma. È una persona che non sta bene e deve essere curata, come qualunque altro ammalato”, dice Mencacci. “Bisogna innanzitutto parlarne col partner, con la famiglia, gli amici, per cercare sostegno materiale: aiuto nell’accudimento del bambino, così che la neomamma possa riposare, soprattutto recuperare il sonno perduto. Se questo tipo di aiuto non è sufficiente, bisogna consultare il medico di fiducia, l’ostetrica o uno specialista”.

A seconda della gravità del disturbo, a volte per uscirne è sufficiente la psicoterapia, a volte occorre accompagnarla con una terapia farmacologica. “I farmaci per il trattamento della depressione, nelle dosi indicate dal medico, sono compatibili con la gravidanza e l’allattamento”, dice lo psichiatra. “È di fondamentale importanza che la donna in attesa, già sofferente di depressione, non interrompa la terapia farmacologica per paura di danneggiare il nascituro. È interrompendola che rischia di fare danni”.

di Maria Cristina Valsecchi

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