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16 novembre 2018

Depressione post partum, quello che le donne non sanno

Per alcune donne i giorni dopo il parto possono tingersi di grigio e, accanto alla gioia di aver messo al mondo il proprio bambino, molte possono avvertire una sensazione di disagio e di lieve tristezza

Depressione post partum, quello che le donne non sanno

Dopo nove mesi finalmente il gran giorno è arrivato, il bimbo è nato e tutti sono felici. Ma spesso la neomamma prova una lieve malinconia. È il “baby blues”, che colpisce sette neomamme su dieci e che tende a scomparire spontaneamente. Nel 10-18 per cento dei casi, invece, la donna può andare incontro alla vera e propria “depressione post partum”, uno stato depressivo che si manifesta in media nelle prime quattro settimane dopo il parto e che può compromettere la salute della donna e del neonato, anche seriamente. Chi soffre di questo disturbo, in particolare, mostra i tipici sintomi della depressione, quali: agitazione, irritabilità, calo dell’appetito, continua stanchezza, disturbi del sonno, senso di colpa e di inadeguatezza nel ruolo di madre, frequenti crisi di pianto, sentimenti negativi nei confronti del neonato e tendenza a isolarsi.

È importante individuare subito il disturbo per poter limitare gli effetti negativi che questa depressione può causare in tutta la famiglia, bimbo compreso. Cosa questa, purtroppo, non sempre facile visto che molte donne tendono a vergognarsi e a nascondere la tristezza e i sentimenti negativi che le affliggono, contribuendo così a peggiorare la situazione. È importante, quindi, che le donne e la famiglia siano correttamente informate sui rischi di questa sindrome e proprio a tal fine anche il Ministero della Salute ha messo a punto un progetto mirato al sostegno della donna dopo il parto. Ma le novità e le scoperte raggiunte sull’argomento negli ultimi anni grazie alla ricerca scientifica sono tante e conoscerle può aiutare la salute e l’equilibrio psicofisico della neomamma e di tutta la sua famiglia. Vediamole insieme…

1. Un aiuto da Internet

Un sorriso per le mamme”: è questo il messaggio della campagna di sensibilizzazione sulla depressione post partum promossa dall’Osservatorio sulla Salute della Donna (Onda) , patrocinata dalla presidenza del Consiglio dei Ministri e dal Ministero della Salute. Un progetto che vuole dare voce e ascolto alle donne che purtroppo si trovano a dover affrontare questo brutto momento e che, spesso, non sanno come combatterlo. La campagna viene diffusa attraverso un utilissimo sito Internet: depressionepostpartum.it all’interno del quale le donne possono trovare conforto parlando e confrontandosi con altre mamme, possono chiedere aiuto a validi esperti del settore, leggere consigli e pareri su come prevenire e affrontare i momenti tristi e, soprattutto, trovare l’elenco aggiornato dei centri e delle associazioni italiani specializzati nel trattamento.

Deprssione post partumvai al sito

2. Tra le cause, anche quelle ormonali

Perché alcune donne sviluppino la depressione post partum è ancora da chiarire, ma esistono alcuni fattori che possono agevolare l’insorgenza del disturbo. In particolare, sarebbero più a rischio le donne che hanno già manifestato in passato stati depressivi, quelle che hanno avuto altri disturbi psicologici (come attacchi di panico, disturbi ossessivi compulsivi e altre psicosi), le donne che tendono a isolarsi rifiutando l’aiuto degli altri, quelle con disagi familiari presenti o alle spalle, le donne che non avevano programmato la gravidanza, quelle che hanno vissuto un trauma (come la perdita di un familiare o del lavoro) o che vivono condizioni socioeconomiche sfavorevoli, le donne soggette a sindrome premestruale (cioè a periodici cambiamenti di umore e disturbi come mal di testa e di pancia nei giorni precedenti l’inizio del ciclo), quelle con un carattere ansioso e irritabile, le donne alla loro prima gravidanza e quelle che abusano di alcol, fumo o sostanze illegali.

Naturalmente, a complicare le cose sono anche i fisiologici cali ormonali che si manifestano subito dopo il parto, come la repentina riduzione di estrogeni e progesterone (gli ormoni femminili che in gravidanza raggiungono livelli molto alti). Inoltre, si verifica un aumento dei livelli di prolattina, un ormone che sembra avere un certo effetto protettivo nei confronti dei sintomi depressivi. Non molti sanno, invece, che a poter facilitare l’insorgenza della depressione può essere anche la tiroidite post parto, una forma di infiammazione autoimmune della tiroide (ghiandola posta alla base del collo) che può colpire anche un caso su dieci delle neomamme. In particolare, sembrerebbe che almeno il 5 per cento dei casi di depressione post partum siano ricollegabili proprio al malfunzionamento della tiroide. Per questo, se si osservano evidenti sintomi depressivi, è sempre opportuno fare qualche accertamento endocrinologico per diagnosticare in tempo e curare eventuali problemi alla ghiandola.

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3. Forse c’è una base genetica

Secondo alcuni studi pubblicati sull’American Journal of Psychiatry la depressione post partum potrebbe dipendere anche dalla variante di uno o più geni presenti nel DNA della donna. L’origine del disturbo a detta degli studiosi, non dipenderebbe quindi solo da cali ormonali, ambiente sociale e profilo psicologico della persona, ma potrebbe essere scritta anche nel codice genetico della mamma. Un’ipotesi, questa, che avvallerebbe anche la recente indagine statunitense che sembra associare la depressione all’alterazione di un determinato gene, il 5-HTT, in grado di modificare le attività cerebrali che danno vita ai pensieri negativi nelle persone depresse. In entrambi i casi, si tratta di studi ancora in attesa di conferma che, se dimostrati, aprirebbero la strada a nuovi importanti novità nel campo sia della prevenzione sia della cura di questo brutto male.

4. Non esagerare con il tè e il caffè

Come durante la gravidanza, anche dopo il parto è importante che la donna si alimenti in modo adeguato e sufficiente. Le energie richieste dal nuovo ruolo di mamma, infatti, sono molte e servono ad affrontare eventi non sempre facili come l’allattamento, le notti insonni, i cali ormonali, i pianti del bimbo, ecc. Una dieta corretta sembrerebbe aiutare a prevenire e affrontare meglio anche l’eventuale depressione post parto.

Tra i principali consigli di ginecologi e nutrizionisti circa l’alimentazione dopo la nascita ricordiamo il giusto apporto di proteine (presenti nella carne, nei latticini, nei legumi), di ferro (di cui sono ricche le carni rosse e quelle di pollo e di tacchino, le noci, le prugne secche, le albicocche, il cacao), di vitamina B9 (il cosiddetto “acido folico”, contenuto nei vegetali a foglia verde, nei cereali, nei legumi, nelle arance, nei limoni, nei kiwi e nel fegato), di vitamina B12 (che si può trovare nel pesce, nei crostacei e nel fegato) e di zinco (minerale di cui sono ricchi la carne, le noci, i funghi, il tuorlo d’uovo e il cacao).

Un errore che, invece, molte donne compiono con la dieta pensando erroneamente di migliorare il proprio umore e le proprie forze è quello di assumere dosi eccessive di tè e di caffè. La temporanea sensazione di maggior energia che si prova dopo aver preso qualche tazza di troppo, infatti, finisce per abbassare i livelli di glicemia (cioè, dello zucchero presente nel sangue) causando esattamente l’effetto contrario e, cioè, facendo sentire la donna ancora più debole e stanca.

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5. Sì a passeggiate e massaggi

La cura della depressione post partum, come per la maggior parte dei disturbi della psiche, non segue uno schema fisso. Di solito, però, si basa su un trattamento farmacologico e sulla psicoterapia, soprattutto se la donna manifesta sintomi seri (come la tendenza a trascurare sé e il bambino, pensieri suicidi, il rifiuto o atteggiamenti negativi nei confronti del bimbo). Esistono, però, anche una serie di consigli utili che possono ridurre notevolmente i sintomi della depressione post partum, aiutando spesso la donna a ritrovare uno stato psicologico normale senza bisogno di medicine. In particolare, è consigliabile fare ogni giorno passeggiate all’aperto, trovare il tempo per chiacchierare con amici e parenti, avere il coraggio di chiedere aiuto (domestico e non), fare un po’ di attività fisica (come una nuotata, una breve corsa o anche una semplice passeggiata a passo veloce) e dedicare qualche ora alla cura di sé e per fare un’attività che rilassa, come la lettura, ascoltare musica e, perchè no, andare a farsi fare un bel massaggio. Sono tutte attività, queste, che aiutano ad aumentare il livello di endorfine (gli ormoni del piacere), contribuendo a migliorare il proprio stato d’animo. L’ultima cosa da fare, invece, è quella di concentrarsi solo ed esclusivamente sulla cura del bambino, isolandosi e perdendo il senso di un corretto equilibrio tra i ruoli di donna, moglie e mamma. Altro grande errore è quello di prendere farmaci da soli o consigliati da amici e familiari oppure di interrompere all’improvviso la cura prescritta dal medico. È sempre fondamentale sospendere gradualmente i farmaci antidepressivi seguendo le indicazioni dello specialista in modo accurato.

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6. Allattare al seno non aumenta il rischio, anzi

Senza andare troppo indietro nel tempo, fino ad alcuni anni fa si riteneva che l’allattamento al seno fosse un fattore di stress che aumentava il rischio di depressione post-parto. Oggi, invece, è stato dimostrato che allattare al seno non solo non è dannoso, ma potrebbe persino proteggere dal rischio di baby-blues e di sintomi depressivi dopo il parto. A proteggere dal rischio di disturbi psicologici sembrerebbe essere l’aumento dei livelli di prolattina nel sangue, che secondo alcuni studiosi ridurrebbe il rischio di depressione. Inoltre, va considerato che in alcune donne il fatto di non riuscire ad allattare il proprio bambino può scatenare sintomi di frustrazione e disagio che possono aprire le porte alla depressione.

7. Trattamento obbligatorio? Una questione ancora aperta…

Raramente (in circa una donna su mille) la depressione post-parto assume caratteristiche gravi, che sfociano nelle cosiddette “psicosi puerperali”. Si tratta di un serio squilibrio mentale, che raggiunge la massima severità nel giro di 15-20 giorni con allucinazioni visive e uditive, accompagnate da momenti di delirio spesso di tipo maniacale. In questi casi la mamma non è in grado di badare né a sé, né al proprio bambino e pertanto deve essere necessariamente sottoposta alle cure di uno psichiatra per iniziare al più presto una mirata cura farmacologica. Per i casi più seri, che potrebbero mettere a rischio la salute della donna e del bambino, la Società italiana di ginecologia e ostetricia (Sigo) ha lanciato una proposta di certo di forte impatto. Gli esperti della società, infatti, chiedono di poter applicare alle mamme ad alto rischio che potrebbero pensare al suicidio e all’infanticidio lo stesso trattamento che si adotta per i malati mentali in fase acuta, benché in forma più lieve.

Si tratta del cosiddetto “Trattamento sanitario obbligatorio” o Tso extraospedaliero, dove le mamme ad alto rischio dovrebbero essere affiancate da uno specialista 24 ore su 24 a casa propria. Queste donne, infatti, secondo la Sigo hanno bisogno di attenzioni particolari e il loro bambino deve essere protetto esplicitamente. Una terapia drastica, questa, che servirebbe a tutelare l’incolumità di mamma e bebè, ma che inevitabilmente limita la libertà della donna. Proprio per questo motivo al Tso è contraria la Società italiana di psichiatria, che reputa l’intervento per le neomamme esagerato ed estremo. La questione è tuttora aperta…

8. Non confondiamola con la Baby blues

In moltissime donne (circa il 70 per cento) i giorni subito dopo il parto possono essere scanditi da frequenti sbalzi d’umore, senso d’ansia e di tristezza, momenti di pianto e di sconforto. Si tratta della cosiddetta “Baby blues”, un momentaneo stato di angoscia, malessere e malumore che insorge nelle neomamme di solito nella settimana successiva al parto. L’evento è provocato dal repentino cambiamento ormonale che si verifica subito dopo la nascita del bebè, dalla fatica fisica e psicologica legata al nuovo ruolo di mamma e dai postumi fisici dovuti al parto, come i punti dell’episiotomia (un piccolo taglio che talvolta viene fatto alla vagina per facilitare la fuoriuscita del bimbo) o il taglio cesareo. Se rimane entro determinati limiti, l’evento è considerato del tutto normale ed è destinato a scomparire nel giro di alcuni giorni. Per superarla al meglio, comunque, sono sempre validi i consigli rivolti alle donne con depressione post partum, come parlare con le amiche, chiedere aiuto ad amici e parenti, fare movimento, prendersi cura di sè e non trascurare la vita di coppia.

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9. Può colpire anche i papà?

Secondo uno studio inglese pubblicato di recente sugli Archives of Pediatrics & Adolescent Medicine, anche i neopapà potrebbero essere colpiti da una forma di depressione post partum. Si tratterebbe di un maggior rischio per gli uomini di andare incontro a varie forme depressive, più o meno lievi, dalla nascita del bebè fino ai 12 anni del bimbo. In questo lasso di tempo, infatti, secondo l’indagine (che ha coinvolto oltre 80 mila persone tra madri, padri e figli) i papà a rischio di depressione sarebbero in media ogni anno il 2,6 per cento, percentuale che salirebbe a oltre il 3 per cento nel primo anno subito dopo il parto. Ad aumentare il rischio di pensieri negativi sembrano essere soprattutto la carenza di sonno, l’eccessiva stanchezza, i cambiamenti nella vita di coppia e il senso di responsabilità legato al nuovo ruolo di padre.

10. Un test per prevenire il disturbo

Certi che prevenire è meglio che curare, il reparto di ostetricia e ginecologia dell’Ospedale Unificato di Broni Stradella (Pavia) ha eseguito uno studio pilota che, attraverso appositi questionari psicologici, ha l’obiettivo di individuare se la donna dopo il parto avrà più o meno probabilità di soffrire di depressione. La gestante, in pratica, è invitata a rispondere ad alcune domande circa il suo stato d’animo e il suo carattere, compilando appositi test in media una volta ogni 3 mesi. Le risposte, poi, sono attentamente valutate da specialisti in psicologia e psichiatria che, se ritenuto necessario, approfondiscono l’argomento con la futura mamma e la informano su paure e difficoltà cui potrà andare incontro durante l’attesa e dopo il parto. Al momento il progetto ha coinvolto oltre 100 donne e i risultati sembrano essere molto promettenti. Si è visto, infatti, che se la donna è opportunamente seguita e informata su tutti gli aspetti, compresi quelli psicologici, della gravidanza e del post parto si ha una minore incidenza di parti cesarei, un minore ricorso all’epidurale (l’anestesia che serve ad attenuare il dolore delle doglie, senza perdita di coscienza) e una minore incidenza di baby-blues e di depressione post-parto.

Epiduralei pro e i contro

Annapaola Medina, con la consulenza del dottor Donald Lorenzi, specialista in ginecologia ed ostetricia, Unità operativa di ginecologia ostetricia, Ospedale unificato di Broni-Stradella (Pv)

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