Col parto in casa, mi sono abbandonata alla nascita

10 marzo 2017

Col parto in casa, mi sono abbandonata alla nascita

Viviana, ostetrica, ha desiderato fin dall’inizio dell’attesa che la sua bimba nascesse dolcemente, nell’intimità domestica. Ecco come ha realizzato il suo sogno

Col parto in casa, mi sono abbandonata alla nascita

Viviana Lobuono, 30 anni, di Foggia, è la mamma di Eleonora che ha 19 mesi, ed è una giovane ostetrica. Ecco come ha vissuto la sua gravidanza e quale percorso ha scelto di seguire per accogliere la sua bambina.

 

Test di gravidanza al Centro Iside: positivo!

Sposata da un mese soltanto, quel ritardo del ciclo ha colto Viviana di sorpresa. Desiderava diventare mamma, ma non pensava che un bimbo sarebbe arrivato così presto. Il test lo ha fatto al mattino presto, nel Centro Ostetrico che gestisce con una collega. “Ho lasciato lo stick posato in bagno”, racconta Viviana, “e sono tornata dopo qualche minuto. Quando ho visto le due fatidiche lineette ero incredula e ho iniziato a ridere. Non me lo aspettavo ed ero incredibilmente emozionata. Alla sera ho dato la notizia a mio marito Carlo, nascondendo lo stick in un pannolino. Eravamo entrambi così pieni di gioia che lo abbiamo subito comunicato alle nostre famiglie!”. Inizia così la gravidanza serena di Viviana. Un percorso che le ha permesso di imparare e crescere, come donna, ma anche come ostetrica. A cominciare dall’esperienza delle nausee che hanno accompagnato i primi mesi. “Mi era capitato spesso di confortare future mamme alle prese con i fastidi legati all’attesa, ma viverli di persona mi ha fatto capire meglio quanto il malessere fisico possa influire anche sull’aspetto emotivo”, racconta Viviana. “Dal quinto mese il disagio è passato, e mi sono concentrata interamente sulla mia bambina”. Ed è stato in quel periodo che Viviana ha cominciato a interrogarsi sul parto che avrebbe voluto vivere e sulla nascita che desiderava per la sua creatura.

 

Volevo per la mia bambina una nascita rispettata

“Mi chiedevo cosa potevo fare per offrire a mia figlia una nascita dolce, rispettosa dei nostri tempi, umana”, racconta Viviana. “Quando studiavo per diventare ostetrica ho avuto occasione di assistere a diversi parti avvenuti in ospedale. Ho visto donne che non erano libere di seguire il loro istinto, travagli in cui i tempi della natura non venivano rispettati, mamme e bambini che venivano separati, interferenze e interventi medici. Ora sentivo che non era quello che desideravo per me, per noi. Con mio marito è iniziato così un percorso di conoscenza e consapevolezza che ci ha portati verso la scelta di un parto a casa. Mi sono documentata, ho letto libri sull’argomento, ho ascoltato il racconto di mamme che avevano già vissuto questa esperienza, mi sono confrontata con altre colleghe. E alla fine abbiamo deciso: se sarebbe stato possibile, avremmo accolto la nostra bambina tra le mura di casa. Se invece la gravidanza o il parto stesso avessero deviato dalla fisiologia, rendendo necessario rivolgersi a un ospedale, avevo già individuato il punto nascita di riferimento. Ho deciso di abbandonarmi alla nascita: sarebbe stata mia figlia a scegliere il luogo in cui venire alla luce”.

 

Che fatica arginare i commenti di tutti!

Viviana e Carlo sono convinti della loro decisione e sono molto sereni. Ma gestire le reazioni del “mondo”, quando si percorre un cammino che agli occhi dei più risulta inconsueto non è affatto facile. Viviana ricorda ancora alcuni commenti decisamente infelici che le sono stati rivolti: dall’accusa di voler fare l’eroina, a quella gravissima di voler mettere a rischio la vita della sua bambina, scegliendo una modalità di parto troppo pericolosa. Anche la famiglia di Viviana, pur non ostacolandola, non ha incoraggiato la sua decisione. “La mia mamma diceva che non condivideva, ma che era una scelta nostra”, ricorda. “Poi, però, dopo aver vissuto con noi la nascita di Eleonora ha cambiato completamente idea. Lei aveva partorito tre figli in ospedale, quando ha visto la differenza si è convinta della bontà della nostra scelta”.

 

Le prime contrazioni in piscina con le future mamme

Ma andiamo con ordine. Arriviamo alla 39esima settimana più quattro giorni. Viviana conduce un corso di acquaticità per gestanti ed è in acqua con le future mamme, quando comincia a sentire alcune contrazioni che sono diverse da quelle preparatorie avvertite nei giorni precedenti. Erano le undici del mattino. “Terminato il corso ho telefonato alla mia collega e le ho detto che mi sentivo un po’ strana”, racconta Viviana. “Ero emozionata perché, pur essendo a termine, quando il travaglio inizia quasi non ci credi che il momento sia davvero arrivato, che stia per iniziare tutto. L’ostetrica deve aver sentito che mi tremava un po’ la voce e mi ha tranquillizzato raccomandandomi di concentrarmi sul respiro. Le contrazioni si presentavano ogni dieci minuti, io chiudevo gli occhi, trovavo una posizione che mi facesse sentire a mio agio e respiravo profondamente”.

 

In ascolto del mio corpo e delle mie sensazioni

Nell’ambiente intimo e rassicurante della sua casa, con suo marito accanto, Viviana inizia così il viaggio che la porterà ad abbracciare la sua bambina. “Con noi c’erano due ostetriche e mia mamma”, ricorda. “Le contrazioni erano come un’onda che ti attraversa. Quando arrivava mi alzavo, mi appoggiavo a un mobile, dondolavo il bacino, vocalizzavo. Era un dolore positivo, e il fatto di poter contare sul supporto giusto e di essere libera di ascoltare il mio corpo, lo rendeva assolutamente gestibile. Alle 12.30 la dilatazione era di tre centimetri e mezzo. Nella pausa tra una contrazione e l’altra ho mangiato un piatto di spaghetti con il pesto fatto in casa”. Il tempo passa lentamente, Viviana cammina, si sposta dal soggiorno alla camera, respira, chiacchiera con le ostetriche, riceve dei massaggi. Finché le contrazioni si fanno più intense e lei si ritira con il marito in camera. “Sentivo il bisogno di restare da sola con lui, in raccoglimento e silenzio”, racconta. “In soggiorno le ostetriche leggevano e aspettavano con pazienza e discrezione un mio cenno. A un certo punto ho sentito il desiderio di gelato e ne ho mangiato qualche cucchiaino. Quando mi hanno chiesto di sdraiarmi per controllare a che punto era la dilatazione, in quell’unico momento che mi ha visto ferma sul letto, ho pensato a tutte le donne obbligate a restare sul lettino per ore e ho capito come dev’essere il dolore quando si fa veramente insopportabile”.

 

Ci siamo: la nascita si avvicina

Quando avverte il bisogno di spingere, Viviana sperimenta anche quella paura caratteristica che annuncia che ormai la nascita è vicina. “Sentivo mia figlia che spingeva”, racconta. “Ed era una sensazione così forte che lì sì, ho sentito salire l’adrenalina. Ancora una volta ho assecondato il mio corpo, quell’intenso bisogno di spingere. E ho urlato, ho urlato tantissimo, dalla voce traevo forza ed energia per spingere e aiutare la mia bambina a nascere. Sì, perché la nascita è un evento a due, è il frutto della collaborazione tra la madre e il suo bambino”. Viviana è in camera, sul pavimento c’è un morbido piumone, coperto da asciugamani. E su quel piumone, con suo marito che le tiene la mano, accoglie la sua bambina. “Carlo era dietro di me, come se mi abbracciasse”, racconta. “Con un’ultima spinta, alle 19.17, eccola. Ho pianto di gioia. Non ci potevo credere. Che lei c’era. Che era vera. È stata una soddisfazione immensa: io avevo desiderato e sperato di partorire a casa, ma fino all’ultimo non ero sicura di come sarebbe andata. Quando ho stretta Eleonora tra le braccia ho avuto la conferma che era stata la scelta giusta. Ce l’avevamo fatta. Insieme”.

 

Latte di mamma per Eleonora, spaghetti per Viviana

Eleonora si è subito attaccata al seno e ha iniziato a succhiare il latte con decisione. Il pediatra arrivato a visitare la bimba si è emozionato di fronte a questa scena che sapeva di intimità, affetto, calore. E alla sera sono arrivati anche i suoceri di Viviana. “Abbiamo fatto una spaghettata tutti insieme”, racconta, “e stappato una bottiglia di spumante per festeggiare”. Ha inizio così un periodo bellissimo, che però ha permesso a Viviana di sperimentare in prima persona la necessità, comune ad ogni neomamma, di supporto pratico ed emotivo. “Serve aiuto pratico perché si è concentrate 24 ore su 24 nell’accudimento del proprio bambino”, considera, “ma serve anche incoraggiamento perché le prime settimane sono un periodo impegnativo in cui la mamma deve imparare a interpretare i segnali del suo piccino e sintonizzarsi sui suoi bisogni”.

 

Il sogno per il futuro? Una Casa Maternità!

Avendo vissuto un’esperienza così bella, Viviana non può che augurarsi che anche altre donne riscoprano l’importanza della fisiologia, del rispetto dei tempi e dell’istinto. “Un parto vissuto bene è un’esperienza fondamentale, che regala benessere e aiuta la donna in tante situazioni della vita”, considera Viviana. “C’è da lavorare sulla cultura del parto, la nascita dev’essere il più possibile demedicalizzata, deve tornare ad essere un evento in cui la donna e il suo bambino sono protagonisti”. E dato che è un’ostetrica, Viviana potrà contribuire al cambiamento con la sua testimonianza di mamma, ma – se lo vorrà – anche con la sua professionalità. E infatti… “Il mio sogno per il futuro? Fondare una Casa Maternità!” conclude con un sorriso.

 

Giorgia Cozza

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