Assistenza ostetrica appropriata: le 5 raccomandazioni dell'AOGOI

29 ottobre 2019

Assistenza ostetrica appropriata: le 5 raccomandazioni dell’AOGOI

Sono state presentate oggi a Napoli, nel corso del Congresso Nazionale di Ginecologia ed Ostetricia, per tutelare la gravidanza e il parto da un'eccessiva medicalizzazione

Assistenza ostetrica appropriata: le 5 raccomandazioni dell'AOGOI

Offrire assistenza ostetrica appropriata, sicura e rispettosa a ogni donna. Tutelandole dall’eccessiva medicalizzazione, della gravidanza e del parto. È questo l’obiettivo di AOGOI (Associazione Ginecologi Ospedalieri Italiani), che ha scelto di aderire al progetto “Choosing Wisely Italy – Fare di più non significa fare meglio” lanciato in Italia nel 2012 da Slow Medicine. Una rete di professionisti e pazienti che collaborano per promuovere un modello di salute condiviso, basato su sobrietà, rispetto e giustizia. 

Assistenza ostetrica su misura e scelte consapevoli

Per farlo, AOGOI ha messo a punto 5 importanti raccomandazioni su tre momenti cruciali legati al parto: travaglio, taglio cesareo e clampaggio del cordone ombelicale. Raccomandazioni che, se seguite, possono ridurre il rischio di inappropriatezza e promuovere scelte condivise e consapevoli. 

“Come ricorda l’OMS, la gestazione e il parto sono esperienze che vanno vissute con serenità. E, in presenza di una gravidanza fisiologica, vale a dire senza fattori di rischio, vanno medicalizzate il meno possibile. Il travaglio e il parto sono, senza dubbio, circostanze delicate dal punto di vista emotivo, in cui, più di altre, la donna ha bisogno di sentirsi protetta, rassicurata e rispettata. Questo è l’impegno profuso quotidianamente dagli operatori sanitari, medici ginecologi ed ostetriche, coinvolti nel percorso nascita e parto, che si fonda sul dialogo, la fiducia e la relazione empatica costruita nel tempo con la donna, necessari per giungere a scelte informate e condivise”, ha affermato Elsa Viora, Presidente AOGOI.

Ecco le 5 raccomandazioni per l’assistenza ostetrica appropriata presentate oggi a Napoli, nel corso del Congresso Nazionale di Ginecologia ed Ostetricia. 

1. Non clampare precocemente il cordone ombelicale

I ginecologi raccomandano di aspettare almeno un minuto prima di tagliare e legare – tecnicamente clampare – il cordone ombelicale. Lo scopo è favorire il passaggio di sangue dalla placenta al feto, rinforzando le scorte di ferro del neonato. E riducendo il rischio di colite necrotizzante, malattia gastrointestinale che può rivelarsi fatale. Il taglio tardivo non comporta maggior rischio di emorragia post partum nella donna e consente di ridurre la mortalità nei neonati ad alta prematurità, cioè prima di 32 settimane.

2. Non eseguire l’episiotomia di routine

Secondo i ginecologi l’episiotomia – l’incisione del perineo effettuata a fine travaglio per favorire il passaggio del bambino – è una pratica troppo utilizzata e senza vantaggi per la donna. Richiede punti di sutura che possono provocare dolore, rischio di infezione, difficile ripresa dei rapporti sessuali. L’episiotomia è raccomandata solo in presenza di complicanze, ad esempio in caso di sofferenza fetale.

3. Non procedere all’induzione del travaglio di parto prima di 39 settimane

L’induzione medicalizza un evento del tutto fisiologico e può causare effetti avversi, come l’aumento di tagli cesarei. Pertanto, è raccomandata solo quando il proseguimento della gravidanza può comportare un reale pericolo per il feto o per la madre.

4. Non programmare il taglio cesareo di routine in tutte le donne con pregresso taglio cesareo

I ginecologi smentiscono la regola “una volta cesareo, sempre cesareo”, in quanto priva di basi scientifiche. 

5. Non obbligare al digiuno e proibire l’assunzione di liquidi alle donne in travaglio

Nelle gravidanze fisiologiche l’assunzione di liquidi non è controindicata e non aumenta il rischio di complicanze in caso di ricorso ad anestesia generale durante il parto.

di Giada Salonia

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