Allattamento: SOS ragadi! - Dolce Attesa

30 gennaio 2011

Allattamento: SOS ragadi!

Allattamento: SOS ragadi!

Il dolore: un campanello d’allarme

La poppata è un momento di benessere per il bebè, ma anche per la mamma, cui gli ormoni stimolati dalla suzione, prolattina e ossitocina, regalano un profondo rilassamento. Allattare non deve essere doloroso. Un lieve fastidio può essere fisiologico, ma se non scompare entro i primi giorni è il segnale che qualcosa non va. Se il seno fa male o sul capezzolo compaiono queste piccole lesioni è necessario individuare le cause del problema e risolverlo tempestivamente, altrimenti, non solo c’è il rischio che la situazione peggiori, ma anche che il bimbo non riesca a succhiare quantità di latte adeguate.
La paura di provare dolore, la tensione e lo stress possono inibire il rilascio di ossitocina, l’ormone da cui dipende la fuoriuscita del latte dal seno, influendo quindi negativamente sul buon avvio dell’allattamento.

Ragadi: nemiche dell’allattamento

Le ragadi sono screpolature e lesioni più o meno profonde che compaiono sul capezzolo. Tra le principali cause di abbandono dell’allattamento troviamo proprio questo problema. Quando si soffre di ragadi, allattare diventa, molto doloroso e può capitare che, dopo aver provato vari rimedi senza però risolvere il problema, la mamma decida di interrompere le poppate. Non solo. Le ragadi possono favorire la comparsa di ulteriori complicazioni, quali l’ingorgo e la mastite. Infatti, se a causa del dolore si tende ad allungare la pausa tra una poppata e l’altra o a ridurre la durata dei pasti del bebè il seno, che non viene drenato adeguatamente, può ingorgarsi. Inoltre il ristagno di latte favorisce la proliferazione di germi e aumenta il rischio di un’infezione batterica, ovvero di una mastite. Limitare le poppate può avere conseguenze negative anche per quanto riguarda la produzione di latte e la quantità di nutrimento assunto dal bambino nell’arco delle ventiquattro ore.

Serve un intervento tempestivo

Quando compaiono le ragadi, è importante intervenire subito. Se si aspetta, c’è il rischio che la situazione peggiori. Meglio rivolgersi al più presto a una figura esperta in allattamento che possa offrire informazioni e suggerimenti mirati. Nella maggior parte dei casi, il dolore ai capezzoli è dovuto a un attacco scorretto del bebè, per questo è necessario controllare la posizione e la bocca del bambino durante la poppata: solo così, infatti, è possibile risolvere definitivamente e rapidamente il problema.
Se il dolore e le ragadi compaiono già in ospedale, la mamma può chiedere aiuto al personale.

Così si allevia il fastidio

Mentre si aspetta che le ragadi guariscano, che cosa si può fare per rendere meno dolorosa la poppata?

  • Prima di attaccare il bimbo può essere utile massaggiare il seno per qualche minuto per avviare il flusso di latte e favorirne la discesa.
  • L’ideale è cominciare la poppata sempre dal seno più dolente, poiché è all’inizio del pasto che il bimbo succhia con maggior voracità.
  • Quando il piccolo si stacca o si addormenta si può provare ad attaccarlo anche dall’altra parte, in modo da drenare entrambe le mammelle.
  • È importante non saltare le poppate, ma continuare ad allattare a richiesta, offrendo il seno al bimbo ogni volta che piange o lo cerca girando la testa o aprendo la bocca, per non rischiare di compromettere la produzione di latte materno, che può diminuire se il seno non è adeguatamente stimolato.

Per favorire la cicatrizzazione

L’unico intervento risolutivo per sconfiggere le ragadi consiste nella correzione di posizione e attacco durante la poppata, mentre l’applicazione di disinfettanti e tinture vegetali è sconsigliata poiché può seccare la pelle ritardando la soluzione del problema. Meglio evitare anche creme e pomate che potrebbero ostacolare la poppata (perché la bocca del bambino scivola e non riesce ad attaccarsi correttamente) e acuire la sensazione dolorosa. Per accelerare la cicatrizzazione delle ragadi è opportuno, invece, lasciare il seno scoperto il più possibile. E dopo la poppata, la mamma potrà spalmare alcune gocce del proprio latte sul capezzolo. Il latte materno contiene, infatti, anticorpi e sostanze che stimolano la crescita dell’epidermide, e quindi favoriscono la cicatrizzazione, ed esercitano un’azione antibatterica. Infine, meglio non utilizzare le coppette assorbilatte perché il contatto continuo con la superficie umida ritarda la guarigione. In caso di perdite di latte particolarmente abbondanti tra una poppata e l’altra si potranno indossare le conchiglie in plastica dura: applicate tra il seno e il reggiseno, impediscono che gli abiti si bagnino.

La giusta posizione

Come valutare se l’attacco è corretto? Il corpo del bebè deve essere ben sostenuto e rivolto verso il corpo materno, tanto che orecchio, spalla e anca appaiono ben allineati. Il viso del piccolo è di fronte al seno con il naso all’altezza del capezzolo. Mentre succhia, la bocca è aperta, come per uno sbadiglio e comprende buona parte dell’areola; le labbra sono rivoltate in fuori, il bebè alterna suzione e deglutizione e non si sentono schiocchi. Se si prova dolore o il bimbo non si è attaccato bene è indispensabile staccarlo delicatamente e farlo riattaccare.

Link Utili
Centro per l’allattamento materno, Ronco Biellese, tel. 347/3638925
Consulenti professionali AICPAM, e-mail: info@aicpam.org

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