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26 novembre 2018

Vaccini nei 9 mesi: sì, senza paure

Vaccini nei 9 mesi: sì, senza paure

Per gli adulti è un’infezione di lieve entità, mentre per i bambini è molto pericolosa, talvolta fatale, in particolare sotto il primo anno di vita. Stiamo parlando della pertosse, una malattia molto contagiosa: un bimbo ammalato può contagiare fino a 17 altri soggetti non vaccinati con cui entra in contatto.

Il Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale 2017/2019 prevede la somministrazione della prima dose del vaccino esavalente diretto contro sei importanti malattie come difterite, tetano, epatite B e naturalmente pertosse al compimento del 2° mese di vita (61 giorni). Tuttavia, la pertosse può colpire i neonati prima che vengano protetti dal vaccino. Pertanto, per tutelare la salute dei più piccoli, è importante giocare d’anticipo, facendo prevenzione già in gravidanza. Come spiega in questa intervista Irene Cetin, Professore Ordinario di Ostetricia e Ginecologia presso l’Università degli Studi di Milano, Direttore del Dipartimento materno-infantile e Direttore di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale Luigi Sacco.

Quali sono le vaccinazioni raccomandate dal Ministero della Salute durante la gravidanza?

Sono due, quella per la pertosse, che si somministra mediante il vaccino trivalente dTpa contro difterite,  tetano, pertosse, e quella per l’influenza che naturalmente deve essere eseguita solo durante la stagione influenzale.

Quali sono i vantaggi per la gestante e per il neonato?

In gravidanza i motivi per vaccinarsi nel periodo dell’attesa sono due: il primo proteggere la mamma (e il feto) dalle conseguenze di un’infezione, il secondo proteggere il neonato fino all’avvio della vaccinazione prevista. Poiché il neonato nei primi mesi di vita non produce ancora anticorpi efficaci la protezione è svolta dagli anticorpi materni che vengono trasferiti dalla mamma attraverso la placenta.

Per la pertosse, in particolare, si è evidenziato negli ultimi anni in Italia un aumento non solo dei casi, ma anche della mortalità neonatale. Infatti la pertosse contratta nei primi 3/6 mesi di vita richiede l’ospedalizzazione in oltre il 90% dei casi (spesso in Terapia Intensiva Neonatale) e può comportare complicanze infettive (es. polmonite) o addirittura neurologiche. È importante poi che le mamme tengano presente che una vaccinazione fatta in passato non è sufficiente.  La vaccinazione in gravidanza ha, infatti, l’obiettivo di indurre elevati titoli anticorpali nella mamma determinando così un consistente passaggio di anticorpi stessi al feto. Per rendere questo meccanismo il più efficiente possibile è necessario vaccinare la futura mamma tra la 27esima e la 35esima settimana di gestazione. Nel caso del vaccino antinfluenzale, invece, la principale indicazione è proteggere la salute della mamma, perché in gravidanza contrarre l’influenza aumenta il rischio di essere ospedalizzati, le “complicazioni cliniche” (es. polmonite) che possono anche comportare ricadute sul feto (parto prematuro, basso peso alla nascita). Il Ministero raccomanda di farla a tutte le donne che si trovano nel secondo e terzo trimestre di gravidanza all’arrivo della stagione influenzale.

Tutti gli studi che hanno valutato donne che sono state vaccinate in gravidanza non hanno mai evidenziato effetti avversi gravi da vaccino o complicanze della gravidanza più frequenti rispetto a quanto si verifica nelle gestanti non vaccinate. Le future mamme possono rivolgersi con fiducia ai centri vaccinali, senza prescrizione oppure agli specifici ambulatori creati in alcuni ospedali.

Sono sicure per la mamma e la gravidanza?

Il Ministero indica in gravidanza solo le vaccinazioni per le quali esiste una vasta documentazione di un’assenza di possibili effetti negativi. Infatti i vaccini raccomandati, non sono composti da microrganismi vitali (c.d. “vivi attenuati”), ma da frammenti purificati di questi (antigeni) totalmente incapaci di indurre una malattia, ma solo in grado di essere riconosciuti e di indurre la formazione di anticorpi.

I familiari della gestante devono vaccinarsi?

Per l’influenza sarebbe meglio, anche se va detto che il vaccino è raccomandato e gratuito solo per i familiari di persone che appartengono a categorie a rischio (ad esempio con malattie croniche, ultrasessantacinquenni, ecc.). Per la pertosse, invece, è molto importante verificare che i familiari stretti, come fratellini o sorelline o i papà siano stati vaccinati di recente per realizzare quella che viene chiamata “strategia cocooning”, cioè una sorta di “scudo” che permette una ulteriore riduzione del rischio di pertosse nel neonato.

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