Ti fanno sedere sull’autobus? - Dolce Attesa

10 marzo 2016

Ti fanno sedere sull’autobus?

Ti fanno sedere sull’autobus?

Ti fanno sedere sull’autobus?… O sul metrò, o all’ufficio postale? Se hai il pancione lo sai bene: in questi casi spesso l’attesa non è molto “dolce”! Quante volte ti è capitato di dover rimanere in piedi perché nessuno ti cedeva il posto? A Londra, una giornalista israeliana incinta lo ha sperimentato di persona facendo la pendolare per nove mesi: nonostante indossasse sempre un distintivo con la scritta “Baby on board” (bebè a bordo), nessuno faceva caso al suo stato e nessuno si alzava per farla sedere. Alla fine, Miri Michaeli Schwartz, questo il suo nome, è passata al contrattacco: con una videocamera nascosta ha filmato una sua giornata tipo sulla metropolitana, poi ha messo il video on line. Reazione sul web: una valanga di critiche ai passeggeri maleducati. Ma perché questa maleducazione? La gente non si accorge delle donne incinta?

“Non credo proprio che sia questo il problema”, risponde Manuela Trinci, psicoterapeuta a Pistoia. “Oggi le donne in gravidanza sono riconoscibilissime, molto più di ieri: il pancione non si copre, non si nasconde, anzi è molto ‘fashion’ esibirlo, anche con abiti premaman piuttosto vistosi e attillati. Questa signora, poi, portava un distintivo, quindi non poteva esserci dubbio”.

Eppure in passato, quando le future mamme erano meno visibili, la gente solitamente le faceva accomodare. Che cosa è cambiato?

“Quello di oggi è un mondo più individualista, dove è molto diffuso un atteggiamento di noncuranza, se non addirittura di sospetto verso gli altri. Non solo nei confronti delle donne con il pancione: pensiamo anche a quanti anziani restano in piedi sui mezzi pubblici”.

La stessa giornalista israeliana, in effetti, ha raccontato che in metrò non le cedevano nemmeno il posto riservato proprio alle categorie ‘deboli’ (anziani e donne in gravidanza).

“Le persone sono in allerta su come difendersi da eventuali scippatori, piuttosto che pronte ad andare incontro a chi le circonda. È proprio cambiato il modo di stare tra gli altri. Sui mezzi pubblici, come anche in treno, questo cambiamento si nota molto: un tempo la gente ‘attaccava bottone’ facilmente, oggi ognuno, preso dal proprio cellulare, non alza nemmeno gli occhi sugli altri, come succede anche nel video in questione”.

Proprio in questi giorni, il Comune di Milano, in collaborazione con l’Azienda dei Trasporti municipale, sta distribuendo alle future mamme mille spille con la scritta “Posso sedermi?” per sensibilizzare i viaggiatori a cedere loro il posto. Appuntate sul petto, potranno segnalare il loro stato di gravidanza in qualsiasi momento, anche quando la pancia non è ancora evidente. Pensa che serviranno a qualcosa?

“È una bella idea ma, come abbiamo visto, anche Miri Michaeli Schwartz portava un distintivo e non pare le sia servito a molto. A mio parere si tratta di una questione culturale, e come tale andrebbe affrontata. Non dimenticando che tutti contribuiamo a creare questo tipo di cultura. Mi spiego meglio. Esiste anche l’altro lato della medaglia: se da una parte, indubbiamente, c’è indifferenza, dall’altra spesso oggi c’è una certa riluttanza, quasi vergogna, a mostrare le proprie debolezze e chiedere aiuto, e questo non fa che acuire l’indifferenza altrui. Molte donne, oggi, tendono a porsi come autonome, impeccabili, in ottima forma e autosufficienti anche in piena gravidanza. Bisognerebbe invece essere disposti (e disposte) ad ammettere i propri limiti, quando è il caso. Tanto più se si tratta di un ‘limite’ come la gravidanza, che di fatto non è una debolezza, ma uno stato che, anzi, può essere vissuto con orgoglio e dare una forza particolare. Però richiede alcune attenzioni speciali”.

Puntare a un mondo in cui sia possibile chiedere e dare aiuto in caso di difficoltà: indossare la spilla dell’Atm con questo spirito allora, forse, potrebbe contribuire a fare “controcultura” e, piano piano, cambiare qualcosa.

di Elisabetta Zamberlan

Commenti