Sushi in gravidanza: sì, ma soltanto a certe condizioni
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29 maggio 2019

Sushi in gravidanza: sì, ma a certe condizioni

Ricco di nutrienti preziosi per la futura mamma, va però preparato seguendo corrette norme igieniche, per evitare rischi per la sua salute

Sushi in gravidanza: sì, ma a certe condizioni

Sono sempre più numerosi nel nostro Paese gli estimatori delle ricette a base di sushi. Se anche tu sei un’amante di questo piatto tradizionale della cucina giapponese, c’è una buona notizia: non è necessario rinunciare al sushi in gravidanza, purché si seguano alcune precauzioni. Vediamo insieme quali accortezze sono necessarie per un consumo sicuro nei nove mesi.

Toxoplasmosi? Un’accusa infondata

Non è raro sentir dire che sarebbe meglio non mangiare pesce crudo in gravidanza per non correre il rischio di contrarre la toxoplasmosi. “In realtà, anche se la futura mamma è recettiva nei confronti di questa infezione, non c’è la possibilità di contrarla tramite il sushi, perché il Toxoplasma gondii, il microrganismo responsabile della toxoplasmosi, non si trova nel pesce”, spiega Stefania Piloni, medico chirurgo specializzata in ginecologia e ostetricia. Il maggior veicolo di contagio è la carne cruda o poco cotta: per questo, oltre a consumare carne ben cotta, è opportuno lavare le mani dopo aver toccato carne cruda. Un’attenzione particolare dev’essere riservata anche alla frutta e alla verdura, da lavare accuratamente prima del consumo. “Il pesce crudo non rappresenta, invece, un fattore di rischio per questa infezione”, dice l’esperta.

Toxoplasmosi in gravidanzaCome prevenirla

Attenzione al rischio di contaminazione

Chiarito il fatto che non si può contrarre la toxoplasmosi tramite questo piatto, è bene sottolineare che è comunque necessario seguire alcune accortezze per un consumo sicuro del sushi in gravidanza. “Il problema con il pesce crudo è la contaminazione: se la conservazione non è avvenuta correttamente, infatti, c’è il rischio di contrarre la salmonellosi, che causa dissenteria intensa e prolungata, o un’infezione gastrointestinale, dovuta a batteri come l’Escherichia coli”, spiega la dottoressa Piloni. “Una situazione che sarebbe meglio evitare, soprattutto nei nove mesi, sia per il disagio della futura mamma sia per il rischio che un’infezione batterica possa causare la rottura delle membrane amniotiche e, quindi, un parto prematuro”.

I rischi di contaminazione riguardano anche le larve di Anisakis, parassita intestinale presente in molti pesci (ad esempio, salmone, tonno, merluzzo, acciughe) che, se ingerite mangiando pesce crudo, possono annidarsi nelle mucose dell’apparato gastrointestinale umano. “Queste larve muoiono se il pesce viene cucinato”, spiega l’esperta, “ma anche se viene congelato utilizzando un abbattitore, che permette di raggiungere in tempi brevi temperature molto basse, oppure se viene conservato per almeno cinque giorni nel congelatore a -20°C”.

Al ristorante, così è sicuro

Dato che non è il sushi in sé il problema, ma la sua conservazione, gustare questo piatto nei nove mesi è possibile, seguendo alcune norme di prudenza. “Se la futura mamma è solita mangiare il sushi al ristorante, sarà indispensabile scegliere un locale dall’ottima reputazione, che lei conosce bene perché ci è già stata in precedenza e/o perché altre persone ne confermano la serietà”, avverte l’esperta. “Questo perché il pesce crudo dev’essere congelato correttamente e poi, una volta scongelato, dev’essere consumato in giornata. Il pesce avanzato deve assolutamente essere gettato perché, se viene riproposto il giorno successivo, c’è il rischio di contaminazione da parte di batteri dannosi che possono provocare infezioni gastrointestinali. Senza demonizzare questo alimento l’indicazione è di consumarlo solo in ristoranti ‘sicuri’”.

Se, nonostante le precauzioni messe in atto, dovessero presentarsi sintomi come nausea, diarrea o dolori intestinali? “È necessario contattare prontamente il proprio ginecologo per riferirgli la situazione” raccomanda l’esperta.

Sushi in gravidanza: via libera a quello fatto ad arte in casa

E se la futura mamma desidera acquistare il sushi in negozio e gustarlo a casa? “Resta il problema della conservazione: è difficile avere la garanzia che il venditore proponga solo sushi scongelato in giornata”, sottolinea l’esperta. Quindi, meglio evitare il sushi pronto da consumare, ma via libera al sushi preparato dalla mamma. Come? “Bisogna acquistare il pesce crudo e seguire questa indicazione prima del consumo: è necessario conservarlo per almeno cinque giorni nel congelatore di casa a una temperatura di -20°C. Trascorso questo periodo, si procede con lo scongelamento del pesce conservandolo in frigorifero dopo averlo tolto dal congelatore, poi si prepara il sushi e lo si consuma in giornata. Eventuali avanzi non possono essere conservati”.

Pesce crudo, fonte preziosa di omega 3

A volte, i dubbi sulla bontà del pesce riguardano il fatto che purtroppo i nostri mari sono inquinati. “Nonostante questo, visti i benefici derivanti dal suo consumo, il pesce resta un alimento importante nella dieta, a cui è bene non rinunciare nei nove mesi”, commenta la dottoressa Piloni. “In particolare, è ricco di omega 3, ovvero acidi grassi polinsaturi a catena lunga – principalmente EPA e DHA – che sono importanti per il corretto funzionamento dell’organismo”. Gli acidi grassi polinsaturi sono utili per prevenire diverse patologie infiammatorie e cardiovascolari e favoriscono lo sviluppo del cervello. “Gli omega 3 sono presenti in una rosa ristretta di alimenti: via libera, quindi, al consumo di sushi in gravidanza, preparato seguendo corrette norme igieniche”, conclude l’esperta. “Il pesce crudo è, infatti, ancor più ricco di acidi grassi perché non ha subito il processo di cottura, durante il quale si disperdono molte preziose proprietà nutritive”.

di Giorgia Cozza

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