Salute orale nei 9 mesi: gioca d'anticipo per la salute del bebè

21 ottobre 2019

Salute orale nei 9 mesi: gioca d’anticipo

Tra i controlli da fare in gravidanza, per la tua salute e quella del bambino, non dimenticare quelli con l'odontoiatra. Da inserire subito in agenda, se possibile anche prima del concepimento

Salute orale nei 9 mesi: gioca d'anticipo

Studi recenti dimostrano che la salute orale della futura mamma può influenzare quella del feto. E il normale decorso dell’attesa. Per questo è importante che la gravidanza preveda controlli periodici anche con l’odontoiatra. L’ideale, quando possibile, è fare una valutazione in fase preconcezionale. O, almeno, non appena si scopre di aspettare un bebè.

Durante la gravidanza, infatti, è possibile che si presentino – o peggiorino – disturbi difficili o antipatici da trattare. Specie se la mamma è soggetta a carie e parodontiti, se ha una patologia odontoiatrica in atto o, semplicemente, se cura poco l’igiene orale e segue un’alimentazione sbagliata.

Questione di ormoni

Nei 9 mesi, a causa dei forti cambiamenti ormonali, le gengive possono modificarsi. Spesso si verificano sanguinamenti e una mamma su tre accusa la tipica infiammazione detta gengivite gravidica. “L’aumento del progesterone causa un aumento della permeabilità dei tessuti e di altri fattori infettivi, portando la gengiva a non aderire al dente come dovrebbe”, spiega Cristina Dall’Agnola, odontoiatra a Milano.

Il progesterone, inoltre, facilita la proliferazione dei batteri del cavo orale e indebolisce la capacità di combatterli da parte degli anticorpi. Le gengiviti e le parodontiti – infezione dei tessuti di sostegno del dente – sono provocate da alcune tra le centinaia di specie batteriche presenti nella bocca, che prendono il sopravvento sul nostro sistema immunitario alterando la normale situazione di equilibrio tra batteri e difese.

Un’altra patologia collegata alla maternità, con una frequenza del 9,6%, è l’epulide gravidica o granuloma della gravidanza. Si manifesta di solito verso il 4°-5° mese con l’estroflessione della gengiva esterna, un rigonfiamento talvolta voluminoso in corrispondenza di un dente, preferibilmente nell’arcata superiore. “L’epulide non provoca dolore e tende a regredire dopo il parto”, spiega l’odontoiatra. “Ma se diventa fastidiosa per la mamma o si infetta, conviene inciderla dopo una leggera anestesia locale, anche durante la gravidanza”. Attenzione, poi, a non commettere l’errore di non pulire bene la parte interessata temendo di infiammarla: spazzolando meno si accumulano più batteri, peggiorando la situazione.

Visite di controllo anche per il bene del bebè

Alcuni batteri, normalmente presenti nella bocca, innocui se non addirittura utili nella loro sede naturale e nella giusta concentrazione, possono diventare fonte di infiammazioni patogene. Per esempio a causa di una gengivite o di una piorrea. E penetrare nel sistema circolatorio, andando a insediarsi nella placenta.

Esiste una relazione tra parodontiti materne e il rischio di parto pretermine, ritardo di crescita intrauterina, aborto spontaneo e nascita sottopeso. Per questo la visita odontoiatrica deve essere inserita tra i controlli fondamentali in gravidanza. “È bene che la futura mamma prenda l’iniziativa, rivolgendosi a uno studio dentistico – se possibile, ancor prima del concepimento – per concordare un calendario di visite periodiche che si protragga fino alla fase dell’allattamento”, consiglia Cristina Dall’Agnola.

La salute orale della mamma e quella del bambino, infatti, sono strettamente legate, anche dopo
la nascita. Tra i batteri che la gravidanza rende dannosi, si contano almeno una ventina di specie cariogene. Che producono cioè acidi deboli che sciolgono i minerali dello smalto fino a formare cavità, di grandevva variabile. La produzione di acidi viene stimolata dalla presenza di zuccheri e carboidrati, di cui questi germi si nutrono.

Tra questi, lo streptococco mutans. Capace anche di ostacolare la sopravvivenza di altri batteri utili, si annida nel film batterico alla base dei denti conosciuto con il nome di ‘placca’. “Oggi sappiamo che alla nascita la bocca del bambino è sterile, e la naturale colonizzazione batterica avviene attraverso la saliva materna. Nei semplici gesti quotidiani: un bacio, un assaggino di pappa e così via. In questo modo, però, si trasferisce nella cavità orale del bebè anche lo streptococco, contagiandola”.

Proteggilo dalla carie, già nell’attesa

Il passaggio dei batteri cariogeni alla saliva del bambino non comporta necessariamente la formazione di carie. Innanzitutto perché organismi come lo streptococco mutans hanno bisogno del tessuto dentario per sopravvivere. La colonizzazione, quindi, può avvenire dopo le prime eruzioni, intorno ai 5 o 6 mesi. Con un picco di aggressività tra i 6 e i 24 mesi.

Il problema della carie nell’attesa potrebbe essere in gran parte contenuto dando maggiore importanza alla salute orale. Anche con l’aiuto dell’ostetrica e del ginecologo. Esistono infatti test capaci di misurare rapidamente i valori di streptococco mutans nella saliva.

Una buona igiene orale, prima di tutto

Potrà sembrare banale, ma la stragrande maggioranza dei problemi che affliggono la bocca, anche in un periodo delicato come la gravidanza, si risolve con la pulizia. Per esempio, usando lo spazzolino in modo corretto. Meglio sceglierne uno morbido, arrotondato, per un’azione efficace, ma più delicata con le gengive. Un movimento rotatorio delle spazzole dalla gengiva al dente rimuove fisicamente le colonie di batteri insieme alla placca.

“L’igiene deve essere poi completata dal passaggio del filo interdentale”, raccomanda l’esperta. “Utilizzando quello spugnoso non cerato e passandolo nel giusto modo, senza scalfire le gengive, si asporta il resto della placca”.

L’alimentazione è un altro punto importante. Durante la gravidanza la mamma deve stare attenta a ciò che mangia. E questo dovrebbe bastare anche per la salute della bocca. Quanto ai dolci, nessun problema a concedersi un cioccolatino a fine cena. L’importante è non masticare caramelle o bere bibite zuccherate lontano dai pasti, quando la salivazione è meno attiva e il successivo lavaggio dei denti avverrà dopo ore.

Meglio pensarci prima

Per insegnare questi comportamenti, indagare sul modo in cui viene effettuata la pulizia e, soprattutto, per controllare la salute orale, il ginecologo o l’ostetrica dovrebbero indirizzare la mamma all’odontoiatra all’inizio della gravidanza. O, meglio ancora, in fase preconcezionale.

“Il dentista potrà così valutare anche lo stato di eventuali protesi, ponti e otturazioni. E, se è il caso, procedere alla rimozione del tartaro”, spiega Cristina Dall’Agnola. “In genere si usa l’ablatore a ultrasuoni, magari abbassandone la frequenza – considerata la maggiore sensibilità di alcune gestanti. Ma si può anche ripiegare sugli strumenti manuali. In caso di malattie parodontali, la visita e la pulizia dovrebbero essere ripetute ogni mese”.

Salute orale: le cure permesse nei 9 mesi

Ma quali cure odontoiatriche si possono effettuare durante la gravidanza? “Dipende dalla situazione. Nel I trimestre, il più delicato per lo sviluppo fetale, non si possono fare radiografie, quindi conviene rimandare eventuali interventi. Se, però, il dolore è forte, bisogna trovare una soluzione. Per esempio, si può devitalizzare un dente con l’aiuto di un rivelatore apicale – uno strumento che permette di essere molto più precisi nella procedura – e poi completare il lavoro dopo il parto. In tutta sicurezza. Esistono appositi preparati anestetici che si somministrano senza rischi in qualsiasi fase della gestazione”.

Se si profila un rischio di infezione, è possibile ricorrere ad antibiotici ritenuti innocui per il feto, come penicilline, cefalosporine e macrolidi, anche a inizio gravidanza. Ma tocca al ginecologo effettuare un’attenta valutazione costi-benefici per la salute orale della futura mamma. Le società scientifiche americane individuano nel II trimestre il periodo ottimale per le cure dentali, in quanto il bimbo è stabilizzato. I mesi più indicati per gli interventi chirurgici sono il 5° e il 6°, durante i quali si possono compiere praticamente tutte le comuni operazioni odontoiatriche, compresa la somministrazione degli antibiotici sicuri.

Il III trimestre porta l’ulteriore disagio del pancione, che richiede una posizione più eretta nella poltrona del dentista per alleggerire lo schiacciamento della vena cava inferiore.
“A parte la proibizione dei primi tre mesi, meglio non ricorrere alle radiografie, a meno che non siano indispensabili”, conclude Cristina Dall’Agnola. “Il corpo, schiena compresa, dovrà allora essere protetto da appositi grembiuli di piombo”.

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