Quali controlli dal ginecologo se sei incinta? - Dolce Attesa
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05 agosto 2010

Quali controlli dal ginecologo se sei incinta?

Quali controlli dal ginecologo se sei incinta?

La gravidanza è un evento fisiologico, non una malattia. In assenza di complicazioni, il medico o l’ostetrica si limitano a verificare che tutto proceda bene.

Il calendario dei controlli stabilito dal ministero della Salute prevede che venga effettuata una visita al mese per valutare il benessere della futura mamma e lo sviluppo del nascituro. Appuntamenti che non vanno intesi solo come una procedura medica. Sono, o dovrebbero essere, occasioni di contatto e di comunicazione tra la gestante e l’ostetrica o il ginecologo, che hanno il dovere di ascoltare la donna e rispondere alle sue domande su qualunque aspetto della gravidanza.

Come si svolge il primo incontro

Il momento migliore per effettuare la prima visita è la sesta settimana di gravidanza, calcolata a partire dall’ultima mestruazione, che corrisponde alla quarta settimana dal concepimento. Prima di questa data, è difficile ottenere informazioni utili sull’embrione attraverso l’ecografia.
Il primo appuntamento è sempre il più impegnativo: richiede tempo, soprattutto se medico e gestante non si erano mai incontrati prima. Il ginecologo valuta lo stato di salute della donna, ne misura la pressione e il peso, raccoglie informazioni sulla sua storia medica e familiare.
In questa occasione si effettua la prima ecografia, che serve a controllare l’impianto e lo sviluppo dell’embrione nell’utero e a rivelarne il battito cardiaco. Di solito, nel primo trimestre si ricorre alla transvaginale, che permette di osservare meglio l’embrione, ancora molto piccolo. Inoltre, il medico prescrive la prima serie di esami di laboratorio: l’analisi del sangue e delle urine. Se è trascorso più di un anno dall’ultima volta che la donna ha fatto il pap test, è meglio ripeterlo. In più, si raccomanda di effettuare un tampone vaginale per diagnosticare un’eventuale infezione da Chlamydia trachomatis. Si tratta di un disturbo frequente (ne soffre il 10-15% della popolazione femminile) e spesso asintomatico, pericoloso in gravidanza: favorisce l’aborto e la rottura precoce delle membrane. Va quindi trattato subito con una terapia antibiotica.

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