Pubalgia nell’attesa, si risolve dopo il parto - Dolce Attesa

23 settembre 2010

Pubalgia nell’attesa, si risolve dopo il parto

Pubalgia nell’attesa, si risolve dopo il parto

È un disturbo se si presenta durante l’attesa e può mettere in allarme la futura mamma in quanto interessa la zona del pube e del basso ventre. All’inizio, è solo un fastidio, una sorta di indolenzimento, ma con il passare del tempo può trasformarsi in un vero e proprio dolore, che rende difficoltoso camminare, girarsi nel letto o accavallare le gambe. Insomma, qualsiasi movimento diventa faticoso.

La pubalgia compare, di solito, al sesto mese ed è considerata uno dei disturbi “minori” che si presentano verso il termine della gravidanza, quando gli ormoni provocano una generale lassità dei legamenti. Nella maggior parte delle donne, questa condizione non causa dolore: capita solo a chi è già predisposta, per traumi precedenti o per difetti “posturali”. Comunque, non c’è da preoccuparsi: il disturbo non ha alcuna conseguenza per il bebè. E si risolve spontaneamente dopo il parto.

Di cosa si tratta
In realtà, durante la gravidanza non si potrebbe nemmeno parlare di vera e propria pubalgia, un’infiammazione caratteristica dei calciatori e degli atleti in genere: sarebbe più corretto definire il disturbo “rilassamento doloroso della sinfisi pubica”, cioè di quel punto di giunzione centrale tra le due arcate del bacino. Nel terzo trimestre di gravidanza, i tessuti si ammorbidiscono in preparazione del parto, grazie all’azione degli estrogeni, che modificano il collagene e altre sostanze dell’organismo, con un effetto “rilassante” sui legamenti e sulle articolazioni, in modo che il bacino possa ruotare in avanti, facilitando così il passaggio del bambino. Questo rilassamento del tutto naturale, però, provoca in alcuni casi sciatica, mal di schiena e, appunto, pubalgia. Il disturbo può essere particolarmente doloroso perché sulle ossa del bacino si inseriscono i muscoli delle cosce e dell’addome e si appoggiano i femori e la colonna vertebrale. Quando, in vista del parto, si modificano le condizioni fisiologiche di rigidità e stabilità dell’assetto del bacino della futura mamma, il dolore si irradia dal pube fino ai muscoli dell’interno delle cosce, alla schiena e al basso ventre, come conseguenza della continua contrattura muscolare nel ricercare un nuovo equilibrio statico.

Come si cura
In passato, alle future mamme che soffrivano del disturbo veniva prescritta un’integrazione di calcio e di vitamina D, come se la pubalgia durante la gravidanza fosse il risultato di una carenza simile a quella determinata dall’osteoporosi. Oggi, invece, si ritiene che non sia una cura efficace. I ginecologi, in genere, per risolvere il problema, consigliano l’assunzione di un farmaco, il paracetamolo, che esercita un’azione antidolorifica, da associare al riposo e ad alcuni semplici ma importanti accorgimenti. Sono invece controindicai per le future mamme i farmaci antinfiammatori non steroidei (i cosiddetti “Fans”, dall’aspirina alla nimesulide), per i rischi che potrebbero comportare per il bambino nel pancione se assunti nel corso della gravidanza. Infatti, sono stati segnalati alcuni casi – sebbene rari – di insufficienza renale in neonati le cui madri avevano assunto la nimesulide durante i nove mesi. Tutti i FANS, inoltre, possono causare la chiusura precoce del dotto di Botallo (il pericolo condotto, situato tra l’aorta e l’arteria polmonare del feto, che si chiude dopo la nascita del bambino, una volta che i suoi polmoni hanno iniziato la loro attività).

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