Prurito: è pelle che tira, colestasi gravidica o altro?

17 gennaio 2019

Prurito in gravidanza: è pelle che tira, colestasi gravidica o altro?

Prurito in gravidanza: è pelle che tira, colestasi gravidica o altro?

É passato qualche mese da quando hai scoperto di essere rimasta incinta. La gravidanza finora non ha dato problemi ma, con l’aumento del pancione, hai cominciato ad accusare un fastidioso prurito. “Nella maggior parte dei casi, è dovuto alla trazione della pelle. Specialmente se è poco elastica, può capitare che non si adatti completamente ai cambiamenti dell’addome”, dice Federica Pasi, dirigente medico presso il reparto di Ostetricia e Ginecologia dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano. “Il sintomo può avere anche altre cause ed essere associato a dermatosi, a eczema (soprattutto se alla base c’è un problema di allergia), a follicolite, a psoriasi o a malattie autoimmuni e infettive. A preoccupare maggiormente, però, è soprattutto la colestasi gravidica, una patologia che si manifesta generalmente nel secondo e terzo trimestre e che è dovuta a un accumulo eccessivo di acidi biliari nel sangue”.

Come escludere che si tratti di colestasi?

“Per capire se la causa del prurito è proprio questa, basta effettuare il dosaggio degli acidi biliari. La colestasi, infatti, è l’unica patologia della gravidanza che si manifesta con prurito e che fa aumentare questi valori”, dice l’esperta.

Quali sono le cause scatenanti?

“Le cause della colestasi sono ancora sconosciute. È noto, però, che possono influire fattori genetici, ambientali e ormonali. L’incidenza della patologia è piuttosto variabile e va dallo 0,1% al 15%. Alcuni gruppi etnici sono più colpiti, ad esempio la popolazione latino-americana”, dice l’esperta. “C’è poi sicuramente una componente familiare: se la propria madre ne ha sofferto il rischio di averla è più alto. A influenzarne la comparsa sono anche gli estrogeni e il progesterone, motivo per cui i casi più importanti si verificano nel corso del terzo trimestre quando il livello degli ormoni è alto. Nel primo trimestre, invece, è praticamente impossibile che la patologia si manifesti. Di solito, emerge nel secondo e nel terzo (più spesso a partire dalle 28 settimane di gestazione)”.

Quali rischi per mamma e bambino?

“Per ciò che riguarda la futura mamma, i rischi sono abbastanza ridotti. Il prurito generalmente scompare pochi giorni dopo il parto. Se, però, gli esami non si normalizzano vale la pena chiedere una valutazione a un epatologo perché la colestasi potrebbe aver peggiorato una patologia pregressa”, dice Federica Pasi.
Quanto al feto, invece, le conseguenze possono essere serie: possibili complicanze, infatti, sono la prematurità, il liquido amniotico tinto, un rischio aumentato della sindrome da stress respiratorio e, ciò che si teme di più, un rischio di morte intrauterina fetale. Questa si verifica in circa 1 caso su 100 (un dato piuttosto alto): tanto più il livello degli acidi biliari cresce quanto più il rischio aumenta. L’epoca della gravidanza in cui si verificano più spesso eventi di questo tipo cade intorno alle 38 settimane, motivo per cui spesso si ricorre all’induzione precoce del parto”.

Quali cure sono possibili?

Il farmaco d’elezione è l’acido ursodesossicolico, che riduce il prurito e generalmente migliora i valori degli acidi biliari e le transaminali (AST e ALT, che spesso si alterano anch’esse in presenza di colestasi). Questo medicinale può essere dato a vari dosaggi: di solito si parte da 300 mg 3 volte al giorno per salire a 4 volte al giorno in caso di necessità. Se non basta, si può associare anche la colestiramina, che però è un po’ meno efficace e non va utilizzata come farmaco di prima scelta”, spiega Federica Pasi. “Se si arriva a questi dosaggi, però, significa che la situazione è tale da richiedere anche un’induzione precoce del parto”.

In che epoca delle gravidanza è necessario indurre il parto?

“Stabilire il momento giusto non è semplice perché bisogna tener conto sia dei rischi legati alla colestasi sia di quelli associati alla prematurità (che comporta rischi infettivi, possibili problemi respiratori e rischi legati al basso peso alla nascita). Non esistono delle linee guida precise per cui generalmente i bambini vengono fatti nascere intorno alle 37 settimane (quando la gravidanza è considerata a termine e il rischio di morte fetale per colestasi è più basso)”, dice l’esperta.
“L’induzione del parto viene anticipata a 36 settimane se: il prurito non cessa nonostante il ricorso ai farmaci, se compare l’ittero, nel caso di una ricorrenza (quando cioè la donna, alla sua seconda gravidanza, non sia riuscita a portare a termine la prima a causa della colestasi) o se gli acidi biliari raggiungono quota 100 micromol/L (considerando che già 40 micromol/L è un valore alto)”.

Come alleviare il prurito se si tratta di una semplice irritazione?

“Se il fastidio è dovuto solo all’aumento di volume del pancione, esistono diversi modi per lenirlo: per prima cosa, bisogna idratare bene la pelle. A questo scopo, è meglio utilizzare lozioni o unguenti con una percentuale più alta di grasso che di acqua. Le donne non li trovano comodissimi (dato che necessitano di più tempo per assorbirsi), ma funzionano. Se il prurito è localizzato sull’addome va bene, ad esempio, l’olio di vaselina (quando è diffuso in più parti del corpo, invece, è un po’ complicato da spalmare).

Le lozioni vanno applicate due volte al giorno dopo il bagno o la doccia”, spiega l’esperta. “Quanto al quesito se è meglio il bagno o la doccia, esistono opinioni discordanti. Un buon compromesso può essere il bagno tiepido con l’aggiunta di avena colloidale, che è efficace contro il prurito, dà sollievo e idrata. Sconsigliato, invece, è l’impasto di carbonato di sodio e acqua, utile solo se si soffre di follicolite. Se  il problema è la pelle ‘che tira’ questo rimedio non funziona perché tende seccarla con il rischio di peggiorare la situazione” dice Federica Pasi.

“Tra gli accorgimenti da adottare: attenzione a non procurarsi lesioni da grattamento perché possono essere fonte d’infezione più gravi del banale prurito, bere molto, mettere abiti morbidi di cotone e, se il fastidio è intenso, indossare anche indumenti bagnati che danno un po’ di sollievo”.
Tra i farmaci, si può provare con gli antistaminici o i corticosteroidi ad uso topico. “Generalmente vi si ricorre se alla base c’è un problema di atopia perché, quando la causa è il solo ingrossamento della pancia, difficilmente il prurito è così insopportabile. Però può sempre capitare, allora i medicinali possono essere d’aiuto. Se il prurito è ‘fuori controllo’, una volta raggiunte le 38-39 settimane, si può eventualmente proporre un’induzione del parto: non per salvaguardare la salute del bambino (come nel caso della colestasi), ma per il benessere della mamma”.

Michela Crippa

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