Preeclampsia in gravidanza: da tenere sotto controllo
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28 febbraio 2011

Preeclampsia in gravidanza, ecco perché tenerla sotto controllo

La preeclampsia é un disturbo che si presenta nell’attesa e va tenuta sotto stretto controllo perché può evolvere e avere conseguenze sia per la mamma sia per il bambino

Preeclampsia in gravidanza, ecco perché tenerla sotto controllo

La preeclampsia in gravidanza è  una patologia antica quanto l’uomo, ma a tutt’oggi la scienza non ne ha ancora chiarito le cause e i meccanismi scatenanti. Una cosa è certa: la preeclampsia in gravidanza è una condizione seria, da tenere rigorosamente sotto controllo, perché può degenerare rapidamente e causare severe conseguenze sia per la madre sia per il nascituro. Le ricerche più recenti, però, dimostrano che un trattamento a base di eparina e aspirina a basso dosaggio può ridurre il pericolo di sviluppare la preeclampsia in una particolare categoria di future mamme a rischio. Per tutte le altre, rimane essenziale sottoporsi scrupolosamente ai controlli della pressione e agli esami delle urine con la frequenza indicata dal ginecologo curante, anche in base alla valutazione della storia clinica della futura mamma e dell’eventuale presenza di fattori di rischio. A tutt’oggi, infatti, resta essenziale l’obiettivo della diagnosi precoce per arginarne gli effetti dannosi.

Esami delle urinecosa dice il referto

Identikit del disturbo

La preeclampsia può presentarsi dopo la 20a settimana di gravidanza e si manifesta con un aumento improvviso della pressione sanguigna associato a proteinuria, cioè a una concentrazione anomala di proteine nelle urine. Un tempo, tra i segni tipici della malattia veniva incluso anche il gonfiore agli arti inferiori, un sintomo di cui oggi non si tiene più conto, perché spesso è presente anche nelle gravidanze fisiologiche. A volte la preeclampsia si manifesta subito in forma grave, altre volte si presenta in forma lieve, ma la sua evoluzione nel tempo è imprevedibile. Se non viene seguita attentamente, può avere conseguenze anche molto serie: distacco della placenta, insufficienza renale acuta, edema polmonare, emorragia cerebrale e convulsioni.

Pressione alta in gravidanzaascolta l'esperta

In Italia, l’incidenza della preeclampsia è relativamente bassa. Riguarda l’1% delle gravidanze, mentre negli Stati Uniti la percentuale raggiunge il 5%, dove è spesso associata a obesità della futura mamma e a resistenza all’insulina e, di solito, insorge nelle ultime settimane di gravidanza. Da noi l’obesità non è così diffusa e la preeclampsia è spesso associata a trombofilia della madre, un difetto congenito dei meccanismi di coagulazione del sangue. Inoltre, in Italia la malattia tende a comparire in epoca relativamente precoce, il che aumenta il rischio di nascita di un bimbo fortemente prematuro.

L'obesità in gravidanzapuò compromettere l'esito degli esami

Altri fattori di rischio sono un’ipertensione materna che sussisteva già prima della gravidanza, malattie cardiovascolari e, raramente, precedenti simili in famiglia. La preeclampsia è più frequente nelle gravidanze gemellari e durante l’attesa del primo figlio.

Controlli assidui e terapie mirate

L’unico sistema davvero efficace per curare la preeclampsia è partorire. Di solito, dopo la nascita la malattia si attenua progressivamente in modo spontaneo. Quando si manifesta precocemente, però, anticipare il parto comporta alcuni rischi per la salute del nascituro, che non ha ancora completato la sua crescita. In questi casi, l’obiettivo dei trattamenti medici è arrestare la progressione della patologia e tenere sotto controllo le condizioni della madre il più a lungo possibile, per consentire al feto di raggiungere un grado di sviluppo compatibile con la nascita e con la sopravvivenza.
Alla futura mamma affetta da preeclampsia in forma lieve vengono prescritti riposo assoluto, frequenti visite di controllo e farmaci anti-ipertensivi che non comportino rischi per il nascituro. Se la situazione si aggrava, la paziente dev’essere ricoverata in ospedale per tenere sotto controllo le sue condizioni e intervenire con un parto anticipato in caso di necessità. Se il suo stato non dovesse migliorare in seguito alla nascita del bambino, è poi possibile curare la mamma con farmaci più aggressivi. In caso di ricovero, è molto importante che la futura mamma venga curata in una struttura specializzata, che disponga dei mezzi necessari per un cesareo d’urgenza, per l’assistenza a un neonato prematuro e per un eventuale intervento di rianimazione della madre. Oltre ad accentuare il rischio di parto prematuro, la malattia altera il funzionamento della placenta e rende più difficile il passaggio di ossigeno e sostanze nutrienti dalla madre al feto. Questa condizione può determinare un rallentamento della crescita del bambino, che al momento della nascita può risultare sottopeso. Tale eventualità aumenta se la patologia insorge in epoca precoce.

Parto:Hai scelto l'ospedale giusto?

Cure preventive in un solo caso

Di recente, è giunto a conclusione uno studio su donne affette da trombofilia, che avevano sofferto di preeclampsia precoce nel corso di una precedente gravidanza ed erano nuovamente incinte. In queste condizioni, il rischio che la preeclampsia si manifesti nuovamente è del 20-30%, un rischio che, però, può essere drasticamente ridotto con un trattamento preventivo a base di eparina, un farmaco anticoagulante, e aspirina a basso dosaggio. Tale trattamento non risulta invece di alcuna utilità quando la preeclampsia è manifesta: in tal caso solo i farmaci anti-ipertensivi aiutano a tenere sotto controllo le condizioni della futura mamma. A parte questo specifico intervento nei casi in cui è indicato, oggi non vi sono altri modi conosciuti per prevenire la preeclampsia, né abitudini alimentari o comportamenti che riducano il rischio. L’unico consiglio utile per le future mamme è di misurare frequentemente la pressione sanguigna durante la gravidanza: una volta ogni quindici giorni durante i primi due trimestri e una volta alla settimana nel terzo trimestre, in modo tale da permettere di diagnosticare tempestivamente eventuali rialzi improvvisi che potrebbero indicare l’insorgere della preeclampsia.

La diagnosi

Viene diagnosticata una condizione di preeclampsia quando una donna in attesa presenta una pressione arteriosa uguale o superiore a 140/90 mm Hg, oppure un rialzo improvviso di almeno 30 mm Hg della pressione minima (diastolica) e 15 mm Hg della pressione massima (sistolica), accompagnato da proteinuria, cioè una concentrazione superiore alla norma di proteine nelle urine. Questa alterazione indica un difetto di funzionamentodei capillari dei reni, che non riescono a trattenere al loro interno le proteine del sangue, ma le disperdono nell’urina. Come consigliato dal ginecologo, e previsto dal Protocollo ministeriale esenzione ticket in gravidanza (10/09/1998), ogni futura mamma dovrebbe periodicamente sottoporsi alla misurazione della pressione sanguigna e all’analisi delle urine, anche in assenza di malessere o disturbi. A maggior ragione, poi, questi esami vanno eseguiti con la frequenza indicata dal medico curante in presenza di alcuni sintomi che fanno sospettare una preeclampsia: mal di stomaco, mal di testa severo e persistente e disturbi visivi.

Glossario

Eclampsia

  • Grave complicazione della gravidanza che si manifesta con convulsioni e possibili danni cerebrali. La preeclampsia si chiama così perché è la condizione che precede l’eclampsia.

Trombofilia

  • Tendenza alla coagulazione eccessiva del sangue e alla formazione di trombi. La trombofilia congenita è un fattore di rischio per la preeclampsia. In Italia il 2-7% della popolazione è portatore di un’anomalia genetica nota come “APC resistenza”, che può provocare trombofilia. La APC resistenza può essere diagnosticata con un esame del sangue.

Gestosi

  • Il nome con cui veniva chiamata un tempo la preeclampsia. Da diversi anni questo termine non viene più impiegato nelle pubblicazioni scientifiche, anche se impropriamente qualcuno ancora lo usa.

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