Perdite ematiche nei primi mesi: sono allarmanti? Il parere della ginecologa

21 novembre 2019

Perdite ematiche nei primi mesi: sono allarmanti?

Una delle cause più frequenti di sanguinamento nel primo trimestre è la cosiddetta “piaghetta” del collo dell’utero. Ecco i controlli da eseguire per accertarsi che tutto proceda per il meglio

Perdite ematiche nei primi mesi: sono allarmanti?

Nelle prime settimane di gravidanza può capitare che si verifichino piccole perdite ematiche. Questi episodi devono destare preoccupazione nella futura mamma? E quali accertamenti sono necessari per scoprire il motivo del sanguinamento? Ecco il parere della ginecologa.

Piaghetta o microtraumi?

Durante il primo trimestre di gravidanza, le perdite ematiche sono un’evenienza piuttosto frequente. Preoccuparsi è normale, ma il più delle volte si tratta di episodi che non pregiudicano il buon esito della gravidanza. Il sanguinamento può essere dovuto, ad esempio, alla presenza della cosiddetta “piaghetta” sul collo dell’utero (il nome scientifico è ectropion). “Si tratta di una lesione che si manifesta a livello dell’orifizio uterino esterno e si presenta quando una parte del tessuto di rivestimento del canale cervicale si espande verso l’esterno, impiantandosi su un altro epitelio, quello vaginale, che riveste di norma anche il collo dell’utero”, spiega Serena Pirola, ginecologa dell’Unità di Ginecologia e Ostetricia della ASST Papa Giovanni XXIII di Bergamo. “Questa fuoriuscita dalla propria sede può avere dimensioni variabili e in genere è il ginecologo, durante una normale visita, ad accorgersene”. È più frequente nelle donne che hanno partorito più volte e, durante l’attesa, a causa dell’aumentata vascolarizzazione dei tessuti e della fragilità capillare, è più probabile che ci siano episodi di sanguinamento.

“Un’altra possibile causa delle perdite ematiche sono microtraumatismi, ad esempio durante o dopo un rapporto sessuale o in seguito all’inserimento in vagina di ovuli, pomate – attenzione agli applicatori in plastica rigida – o compresse prescritti dal ginecologo”, aggiunge l’esperta.

I controlli da eseguire

Per accertarsi della causa del sanguinamento, il medico visita la donna con lo speculum. Così, si può individuare la presenza dell’ectropion. L’ecografia serve per controllare che le perdite non provengano dall’interno dell’utero. In ogni caso non si effettuano terapie: se la donna ha fatto un pap test nell’ultimo anno, anno e mezzo ed è risultato negativo, si può stare tranquilli. Se il pap test non è stato fatto, si suggerisce di eseguirne uno all’inizio del 2° trimestre, passato cioè il periodo più critico. “Qualora il referto dovesse evidenziare anomalie, i controlli diventeranno più frequenti e approfonditi perché potrebbero esserci alterazioni delle cellule del collo dell’utero, ma anche in questo caso non significa che la salute di mamma e bimbo siano a rischio”, spiega l’esperta.

Perdite in gravidanzaCome distinguerle?

Esistono altre cause di perdite ematiche?

Il disturbo può verificarsi anche per l’incompleto accollamento tra la parete uterina e il sacco embrionale, che provoca la rottura di piccoli vasi sanguigni. “In questi casi, con il prosieguo della gravidanza, la situazione si risolve”, rassicura la ginecologa. “Il medico può comunque decidere di somministrare alla mamma una cura a base di progesterone”.

Anche la presenza di un polipo, che può avere un’inserzione nel canale vaginale, è una causa relativamente frequente di perdite ematiche. “Questa escrescenza può aumentare sotto lo stimolo ormonale, ma di solito si preferisce non toccarla”, spiega l’esperta. “Spesso viene espulsa durante il parto”.

 

di Laura D’Orsi

Commenti