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05 agosto 2010

Pap-test: perchè è importante

Pap-test: perchè è importante

È utile a identificare eventuali cellule pretumorali del collo dell’utero e a prevenire questo tipo di tumore femminile. Ma serve anche a scoprire infezioni causate da microrganismi che raggiungono la vagina tramite i rapporti sessuali come il trichomonas e il papilloma virus.
Le linee guida internazionali consigliano di effettuarlo a partire dal momento in cui si comincia ad avere rapporti sessuali completi.
Se il test è negativo va ripetuto almeno ogni tre anni, se invece è positivo le scadenze vengono definite caso per caso.
È meglio effettuarlo nella fase centrale del ciclo (eventuali tracce di sangue rendono impossibile la lettura) astenendosi, nelle 48 ore precedenti, dai rapporti sessuali.

Vediamo insieme tutte le caratteristiche di questo esame, perché è importante, come si effettua e come capire il risultato.

A cosa serve

Il Pap-test è l’arma più importante per la prevenzione del tumore del collo dell’utero
.
L’esame permette di identificare eventuali cellule anomale sul nascere e, quindi, in una fase in cui il tumore è curabile al 100%.
Il carcinoma del collo dell’utero, infatti, si sviluppa per gradi e giunge alla forma invasiva dopo 8-12 anni.
Grazie al Pap-test, però, c’è tutto il tempo per individuarlo prima che diventi aggressivo. Tra l’altro, l’impegno richiesto per affrontarlo è veramente minimo: pochi minuti e, solo raramente, un po’ di fastidio.
Prima di sottoporvisi, è necessario ricordare alcune regole:
· non va eseguito nei primi 5 giorni dopo la fine delle mestruazioni e nei 5 giorni precedenti l’arrivo del nuovo flusso;
· non bisogna avere rapporti sessuali nel corso delle 48 ore precedenti l’esame, così come nei 5 giorni prima è meglio evitare l’uso di diaframma, ovuli, candelette e lavande interne.Un’indagine rapida e indolore
La tecnica è semplice: il ginecologo inserisce in vagina un divaricatore metallico (lo speculum) e, servendosi di una spatolina e di uno spazzolino, raccoglie un piccolo campione di cellule d’esfoliazione sia dal collo dell’utero sia dal canale cervicale.
Poi, li striscia su un vetrino da analisi e li fissa con una speciale sostanza utile a mantenere inalterate le caratteristiche delle cellule prelevate. Ormai pronto, il campione viene inviato in laboratorio per la lettura al microscopio e la diagnosi citologica.
Scopo del test è analizzare le cellule raccolte (ben 300 mila) per escludere la presenza di alterazioni sospette che, se trascurate, rischiano di evolvere in un tumore.
L’esame ha infatti dimostrato di fornire risultati chiari e con pochissimi margini d’errore, l’importante è che sia effettuato da un esperto e che venga letto in un laboratorio di citologia qualificato.
Il Pap-test non identifica solo le cellule pretumorali ma anche alcune infezioni provocate da microrganismi che, attraverso i rapporti sessuali, raggiungono la vagina: è il caso del trichomonas, della clamidia e soprattutto del papilloma virus, che è ad alto rischio oncogeno.
Questi microrganismi possono essere annientati dal sistema immunitario della donna, ma in alcuni casi intaccano il Dna delle cellule del collo dell’utero e causano alterazioni in grado di preparare il terreno a un tumore in modo silenzioso, senza campanelli d’allarme.
La loro aggressione non sfugge al Pap-test: se vengono identificate lesioni caratteristiche dei papilloma da alto rischio oncogeno, per tenere l’azione sotto controllo si programmano indagini ravvicinate (ogni sei mesi). Eventualmente viene prescritto anche un test molecolare che, in un piccolo campione di materiale prelevato dal collo dell’utero, va a ricercare l’effettiva presenza del virus ad alto rischio.
Come già detto, se non vengono riscontrate anomalie, il test va ripetuto dopo circa tre anni.

Il risultato

Di solito il risultato del Pap-test è pronto dopo 10-15 giorni.
Se sono state identificate cellule pretumorali, sull’esito viene specificata l’entità dell’alterazione attraverso alcune sigle: SIL, CIN o displasia, seguite da numeri o graduazioni che ne indicano la gravità.
· Nel caso di lesioni di tipo SIL di basso grado (ma anche CIN 1 o displasia lieve), il ginecologo può richiedere subito una colposcopia, un esame indolore che, grazie a un apposito microscopio, permette di ingrandire di circa 40 volte il collo dell’utero. In alternativa può essere consigliato un nuovo controllo citologico dopo 6 mesi.
· Le lesioni SIL di alto grado (o identificate con CIN 2, CIN 3 o displasia grave), invece, devono essere studiate più a fondo con una colposcopia durante la quale viene effettuata anche una biopsia, ovvero il prelievo di un piccolo frammento del tessuto anomalo, che viene successivamente analizzato. Se la lesione è confermata, è necessario asportare la parte di cervice malata.
Se il tumore non si è infiltrato nei tessuti vicini, l’intervento viene effettuato in day hospital, in anestesia locale e garantisce una guarigione totale.

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