Pancia dura in gravidanza - Dolce Attesa

17 settembre 2015

Pancia dura in gravidanza

È una sensazione che si può avvertire chiaramente nel terzo trimestre. Ma di cosa si tratta? Dobbiamo preoccuparci? Oppure è una situazione del tutto fisiologica? A fare chiarezza è Mario Fadin, ginecologo a Milano.

Pancia dura in gravidanza

Tranquille: è tutto normale

«Quella della pancia che, a volte, diventa dura», rassicura subito il dottor Fadin, «è una situazione frequente e interessa tutto il periodo della gravidanza, dal primo al nono mese. Cos’è? Semplicemente un disturbo legato all’attività contrattile dell’utero.

Quando, cioè, l’utero, che è un muscolo liscio, subisce una serie di impulsi meccanici, alla fine della giornata reagisce contraendosi. È il suo modo per dire: “Guarda che oggi hai esagerato”». Non c’è di che allarmarsi, quindi. Un buon riposo notturno sarà risolutivo: l’utero si rilassa, quindi si decontrae, e al mattino dopo la futura mamma può dedicarsi a tutte le sue attività.

Come facciamo a essere certe che non ci sia dell’altro? «Il corpo dà segnali molto precisi. Se l’indurimento della pancia capita alla fine della giornata, non è insistente, non è doloroso e non è accompagnato da un senso di spinta dalla porzione centrale e bassa dell’addome verso la vagina, non c’è di che preoccuparsi».

Qualcosa non va: meglio riferire al ginecologo

La situazione è opposta: la sensazione di peso e fastidio è persistente e si protrae anche al mattino, non è reattiva all’attività fisica, ma può subentrare anche a riposo, è dolorosa e accompagnata da un chiaro premito verso il basso.

Il dottor Fadin spiega che «siamo in presenza di un eccesso di attività contrattile». C’è da preoccuparsi?

«Sì e no. No se questa iper attività non va a modificare il collo dell’utero.

Sì, d’altra parte, se il collo dell’utero viene modificato, con conseguente minaccia di parto prematuro.

In un caso e nell’altro, non è la donna a fare eventuali valutazioni in base ai sintomi, ma il ginecologo. Che, con una visita adeguata e una cervicometria, o ecografia transvaginale per la misurazione della lunghezza del collo uterino, può fare una diagnosi distintiva.

Nel primo caso rassicurerà la futura mamma e, all’occorrenza, le consiglierà un po’ di riposo. Nel secondo, invece, dovrà prendere dei provvedimenti: ad esempio una terapia farmacologica a base di progesterone o, nelle situazioni più gravi, un ricovero ospedaliero».

Se c’è minaccia di parto prematuro…

«Nella maggior parte dei casi», specifica Fadin, «la minaccia di parto prematuro è data da un’infezione batterica delle vie urinarie (cistite) o della vagina (vaginite), che può essere anche asintomatica. Per questo motivo è importante che, in presenza di sintomi di ipercontrattilità uterina, il ginecologo sottoponga la futura mamma a un tampone vaginale e richieda una urinocoltura. Entrambi i test serviranno a escludere l’infezione o, al contrario, a individuarla e curarla prima che possa evolvere pericolosamente».

di Chiara Amati

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