Nuovi LEA: ecco come cambia l'assistenza in gravidanza - Dolce Attesa

08 settembre 2016

Nuovi LEA: ecco come cambia l’assistenza in gravidanza

Nuovi LEA: ecco come cambia l'assistenza in gravidanza

Lo scorso settembre 2016 la Conferenza Stato-Regioni riunita in seduta speciale ha approvato definitivamente i nuovi Livelli Essenziali di Assistenza, la lista delle prestazioni che il servizio sanitario pubblico è tenuto a fornire ai cittadini su tutto il territorio nazionale, gratuitamente o dietro pagamento di un ticket.

È dal 2001 che i LEA non venivano aggiornati ed è dal 1998, dall’approvazione del decreto ministeriale noto come “decreto Bindi”, che non veniva aggiornata la lista degli esami e delle prestazioni mediche raccomandate e offerte gratuitamente in gravidanza.

“È passato molto tempo, oggi disponiamo di strumenti diagnostici più avanzati e di nuove evidenze scientifiche sull’appropriatezza di esami e interventi. Era necessario adeguare l’offerta allo stato dell’arte della medicina”, osserva il ginecologo Giuseppe Battagliarin, che collabora con il Sistema Nazionale Linee Guida. “I nuovi LEA recepiscono le raccomandazioni contenute delle Linee Guida sull’Assistenza alla Gravidanza Fisiologica pubblicate nel 2011 e auspichiamo che d’ora innanzi la lista delle prestazioni offerte gratuitamente venga aggiornata ogni anno, perché sia sempre in linea con gli ultimi risultati della ricerca”.

Ma a chi possono rivolgersi le future mamme per avere informazioni sulle novità? “I nuovi LEA sono entrati in vigore, ma ci vorrà del tempo perché le Aziende Sanitarie Locali si adeguino e siano in grado di fornire tutti i servizi previsti”, risponde Battagliarin. “Anche la comunicazione al pubblico spetta alle AUSL, che dovranno predisporre del materiale informativo cartaceo o sui rispettivi siti. Per avere chiarimenti, le donne in attesa possono rivolgersi al consultorio di zona, al medico di famiglia o al ginecologo di fiducia”.

Che cosa cambia: la diagnosi prenatale

La principale rivoluzione dei nuovi LEA sta nell’approccio alla diagnosi prenatale: niente più amniocentesi gratuita per le mamme in attesa over 35. Diventa gratuito per tutte, indipendentemente dall’età, lo screening con bitest e traslucenza nucale e solo in presenza di un risultato sospetto dello screening o di altri fattori di rischio personali, come precedenti gravidanze con anomalie cromosomiche o familiarità per malattie genetiche, si può accedere gratuitamente agli esami invasivi, amnio e villocentesi.

L'amniocentesi in direttaGuarda il video!

“Fino ad oggi, offrendo l’amniocentesi a tutte le donne over 35 eravamo in grado di diagnosticare appena un 50% dei casi di anomalia cromosomica”, spiega il ginecologo, “perché il rischio di cromosomopatie aumenta con l’aumentare dell’età materna, ma è un’eventualità che può riguardare anche una donna giovane e le madri giovani sono numericamente maggiori di quelle sopra la soglia dei 35 anni. Tante donne giovani non si sottoponevano né allo screening con traslucenza nucale e bitest, né all’amniocentesi. Offrendo lo screening gratuito a tutte e poi l’amnio solo in presenza di una condizione di rischio otterremo il doppio risultato di diagnosticare una percentuale maggiore di casi e di risparmiare un esame invasivo a chi non ne ha bisogno”.

Solo due ecografie di controllo

Cambia anche l’offerta relativa alle tre canoniche ecografie di controllo nell’arco dei nove mesi, che diventano due: una da fare entro il primo trimestre per datare la gravidanza, la seconda, la morfologica, da effettuare nel secondo trimestre. La terza ecografia, quella tradizionalmente prevista tra la 30a e la 32a settimana, ora è gratuita solo in presenza di un rischio di patologia materna o fetale. “Se la gravidanza procede senza complicazioni e la morfologica non ha evidenziato particolari problemi, la terza ecografia non è di grande utilità”, commenta Battagliarin. “Per valutare l’accrescimento del feto è sufficiente che l’ostetrica misuri la distanza tra la sinfisi pubica e il fondo dell’utero appoggiando un centimetro sull’addome materno”. I nuovi LEA prevedono invece un’ecografia gratuita alla 41a settimana, per verificare la quantità di liquido amniotico presente nell’imminenza del parto.

La diagnosi del diabete gestazionale

Molti ginecologi prescrivono di routine a tutte le donne in attesa la curva glicemica con 75 grammi di zucchero per la diagnosi precoce del diabete gravidico, un esame che il decreto Bindi non offriva. “Ora sulla base delle evidenze disponibili, si è deciso di raccomandare e offrire la curva glicemica, ma solo alle donne che presentano particolari condizioni di rischio, come l’obesità o diabete nel corso di precedenti gravidanze”, dice Battagliarin. “L’esame è previsto due volte nell’arco dei nove mesi: tra la 16a e la 18a settimana e di nuovo tra la 24a e la 28a”.

Gratuiti anche i corsi per l’accompagnamento al parto e l’assistenza nel puerperio

Nella lista dei servizi da erogare gratuitamente non figurano solo esami e prestazioni mediche, ma anche i corsi per l’accompagnamento al parto e l’assistenza nel puerperio. “Oggi molti ospedali e consultori offrono incontri e corsi, spesso dietro il pagamento di un ticket”, osserva il ginecologo. “Vista l’importanza di questi incontri per la salute fisica e psicologica delle future mamme, è giusto che vengano invece offerti gratuitamente. Per quanto riguarda l’assistenza nel puerperio, non solo in ambulatorio ma anche a domicilio della neomamma, è difficile che tutte le AUSL riescano in tempi brevi ad attrezzarsi, ma sarebbe ottimo garantire a tutte le donne un sostegno per l’allattamento e la cura del neonato. Da notare, infine, che i nuovi LEA prevedono un colloquio gratuito con uno psicologo in presenza di malessere in gravidanza o dopo il parto”.

Chi eroga i servizi, chi firma le impegnative

Per usufruire della gratuità delle prestazioni, le future mamme devono rivolgersi a una struttura pubblica o privata convenzionata, con l’impegnativa firmata dal medico di famiglia, da un ginecologo del servizio sanitario pubblico oppure da un’ostetrica del servizio sanitario pubblico, ma solo nelle Regioni che si sono attrezzate in tal senso. “Purtroppo, al momento nella maggior parte delle Regioni la burocrazia impedisce alle ostetriche di prescrivere esami e le donne che hanno scelto di farsi assistere in gravidanza da un’ostetrica invece che dal medico, devono comunque rivolgersi a quest’ultimo per la firma sull’impegnativa”, conclude Battagliarin.

Maria Cristina Valsecchi

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