Morfologica, come la vivono le future mamme? Ecco le loro esperienze

05 novembre 2019

Morfologica, come la vivono le future mamme?

L’esame del secondo trimestre è il controllo che permette di valutare la crescita e il benessere del bebè. Ecco le esperienze di tre mamme, commentate dalla psicologa che riflette sul valore di questa delicata “tappa” della gravidanza

Morfologica, come la vivono le future mamme?

È considerata l’ecografia più importante, quella in cui viene studiata a fondo l’anatomia del piccolo.  Proprio per questo, è un appuntamento vissuto con una certa ansia da mamma e papà, desiderosi di sapere se tutto sta procedendo per il meglio. Ma l’ecografia morfologica è anche un momento molto emozionante perché permette di visualizzare per intero il bambino nel pancione, intravederne le fattezze e rendere più concrete le fantasie che, fin dall’inizio della gravidanza, i genitori elaborano su di lui. Tutto questo traspare anche dalle tre testimonianze di mamme che abbiamo raccolto.

Che emozione vedere i gesti dalla nostra bimba!

“La ginecologa, il mese prima di eseguire la morfologica, ci aveva già accennato alla possibilità che fosse una bambina, ma per evitare false aspettative non l’ho comunicato a nessuno, né ci ho pensato più di tanto”, racconta Erika, 33 anni, mamma di Letizia, 18 mesi. “Il mattino dell’esame, io e mio marito ci siamo alzati agitatissimi, quasi come se dovessimo sposarci ancora. Arrivati nell’ambulatorio, dopo qualche minuto di attesa è cominciata l’ecografia. E all’improvviso… ecco la mia bimba! Ho guardato il suo viso, i suoi lineamenti, le sue manine che si sfregavano gli occhi come se l’avessimo svegliata, un gesto che fa ancora adesso, dopo la nascita. Avevo il cuore in gola, poi ho notato mio marito, che guardava lo schermo imbambolato e con le lacrime agli occhi. All’uscita dal centro radiologico abbiamo comunicato a parenti e amici che si trattava di una bambina e che l’avremmo chiamata Letizia, come la mamma di mio marito che è venuta a mancare qualche anno fa. E devo dire, dai racconti dei familiari, che è un nome che alla piccola calza a pennello: chiacchierina e vivace, come la nonna!”.

Dopo un piccolo contrattempo, abbiamo saputo che era tutto a posto

“Il cuore batteva a mille, mentre mi stendevo sul lettino e scoprivo l’addome”, ricorda Barbara, 39 anni, mamma di Diana, 6 mesi. “Il medico all’inizio non riusciva a ottenere un’immagine nitida, perché la mattina avevo applicato un po’ di crema anti-smagliature sulla pancia. Adesso so che non avrei dovuto farlo… Finalmente il ginecologo ha visualizzato il mio bambino. Uno alla volta, ha osservato tutti gli organi, descrivendomeli: i reni, la vescica, il fegato, le gambe, le braccia, le mani, i piedi, il cervelletto. Ha misurato la circonferenza addominale, quella cranica, la lunghezza del femore, e ha poi osservato il labbro superiore e le quattro camere del cuore. Finalmente ci ha detto che era tutto a posto: i parametri erano nei percentili giusti e non si rilevavano malformazioni. Poi, ci ha chiesto se desideravamo conoscere il sesso del bambino. Certo che sì! Allora ci ha invitato a guardare il monitor e a indovinare se il nostro piccolo era un lui o una lei. Ero molto agitata e non riuscivo a visualizzare bene il feto ma ero convinta fosse un maschietto, come le altre due volte. Anche secondo Antonio, mio marito, dall’ecografia pareva un bimbo. Il ginecologo ci ha lasciato un po’ sulle spine e, alla fine, ci ha comunicato che invece era una femmina. Siamo usciti dall’ambulatorio commossi e con la testa tra le nuvole”.

Non ho voluto conoscere il sesso del bebè

“Pesciolino, fagiolino, pagnottina… i soprannomi che in famiglia abbiamo dato al piccolo nel pancione sono stati tanti, fin dall’inizio. Non ho mai voluto sapere il sesso del bebè, nemmeno quando è arrivato il momento della morfologica, quindi ho continuato a chiamarlo con questi teneri nomignoli”, Elena, 33 anni, mamma di Michele. “Arrivato il momento dell’esame, appena il ginecologo ha appoggiato la sonda sulla pancia abbiamo visto due bei piedini e, anche se l’ecografia non era in 3D, si capiva che erano già perfetti. A seguire, abbiamo osservato le altre parti del corpo: gambe, addome, braccia, testa, organi… Tutto era a posto, per fortuna, e la lunghezza di ‘boh’ – sì, questo era un altro soprannome del piccolo – era di 25 centimetri. Quando il ginecologo si è spostato verso l’inguine, la mia tenacia sul non voler sapere il sesso ha vacillato, ho anche provato a sbirciare per un attimo, ma il medico in quel momento mi ha detto: ‘Se non vuoi sapere il sesso, girati perché devo controllare una cosa’. Così, mi sono voltata, mentre mio marito si è avvicinato il più possibile allo schermo per cercare di capire se fosse maschio o femmina! Ma non ci è riuscito”.

Il parere della psicologa: con la morfologica, il primo incontro con il bimbo reale

“Con l’ecografia, soprattutto la morfologica, emergono con chiarezza i diversi modi di affrontare la maternità e la paternità. C’è la mamma che ha bisogno di sapere ogni cosa per filo e per segno, e quella a cui basta capire che va tutto bene e non chiede nemmeno il sesso del nascituro”, spiega Paola Scalari, psicologa e psicoterapeuta. “La volontà di avere indicazioni precise è legata all’esigenza di cominciare a definire meglio il bambino che sarà dopo, ad anticipare in qualche modo i tempi. La scelta di non sapere niente, oltre all’indispensabile, è invece un escamotage per mantenere un velo di mistero, per lasciare aperti tutti i giochi di rappresentazione e preservare il colloquio intimo con il bambino fantasticato”.

E i papà come vivono questo momento? “Di solito sono molto curiosi, fanno tante domande. Ed è naturale che sia così. Per loro, questa è l’unica possibilità di instaurare un rapporto ‘diretto’ con il bambino, di cominciare a conoscerlo senza dover necessariamente passare attraverso il filtro della madre e delle sue sensazioni. Possono visualizzarlo e averne, da questo momento, un’immagine mentale precisa. Per questo è importante che partecipino sempre alle ecografie”.

Con la morfologica, iniziano anche quei giochi di ricerca delle somiglianze nei tratti somatici. “Ha i piedi lunghi come il papà, il naso come la nonna o si vede già che sarà più alto di suo fratello: il bambino è sempre meno immaginato e sempre più reale, inserito in una storia familiare e non più solo confinato nelle fantasie dei genitori”, commenta l’esperta. E, a proposito di familiari, attenzione a far assistere il fratellino all’esame: le immagini “strane”, visualizzate dall’ecografo, potrebbero confonderlo e l’ansia, che inevitabilmente i genitori provano, potrebbe turbarlo. Meglio portargli a casa una “foto” del bambino nella pancia, senza enfatizzare troppo la situazione.

 

di Laura D’Orsi

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