Melasma (anche Cloasma Gravidico, Maschera Gravidica): informati!

11 luglio 2016

Via le macchie in gravidanza! Tutto su melasma o cloasma gravidico o maschera gravidica

Il melasma o cloasma gravidico è un inestetismo comune nell’attesa ed è caratterizzato dalla comparsa di chiazze scure in particolari zone del viso. Scopri come affrontare il problema

Via le macchie in gravidanza! Tutto su melasma o cloasma gravidico o maschera gravidica

In termine scientifico si chiama melasma o cloasma gravidico, nel linguaggio comune si parla di “maschera gravidica”. Le macchie sul viso in gravidanza sono un inestetismo comune ed è caratterizzato dalla  comparsa di chiazze rosse o scure in particolari zone del viso. Durante i nove mesi, nell’organismo materno si verifica un aumento di estrogeni che provoca una maggiore attivazione dei melanociti, le cellule che producono il pigmento scuro della melanina e una loro concentrazione in alcune aree. Si possono così formare chiazze iperpigmentate su fronte, zigomi, lati del viso e  sopra il labbro superiore, con una tipica disposizione a mascherina. Prevenirle è fondamentale, perché, una volta formate, sono difficili da mandare via. Vediamo allora come fare per prevenirle o trattarle durante i nove mesi e che cosa fare dopo il parto per cercare di eliminarle.

Hai la pelle scura? Rischi di più!

Predisposte alla comparsa delle macchie sono soprattutto le future mamme che hanno un fototipo scuro, le donne, per intenderci, che in estate si abbronzano più facilmente: per natura, infatti, la loro pelle produce una maggiore quantità di melanina e adesso che i melanociti sono sovra-stimolati, la formazione del pigmento scuro potrebbe aumentare ancora di più.

In città, attenta ai raggi UV!

Anche se le vacanze sono ormai lontane, non dimenticare che il sole colpisce la tua pelle pure in città, specie se trascorri tante ore all’aria aperta o fai un lavoro che ti fa stare per molto tempo in auto: il vetro dei finestrini, infatti, filtra solo gli UVB, i raggi responsabili delle scottature, ma non gli UVA, che causano le macchie. Per questo, al mattino usa sempre una crema da giorno arricchita con vitamine A, E, C (che ha una lieve azione schiarente) e con filtri solari: sono cosmetici piacevoli da applicare e non ungono la cute.

Integratori sì o no?

Esistono integratori in grado di contrastare l’inestetismo? Ce ne sono alcuni a base di picnogenolo, che viene estratto dalla corteccia di pino marittimo francese e che, oltre alle proprietà antiossidanti (è uno dei complessi anti-radicali liberi più potenti in natura), è efficace anche nella prevenzione delle macchie e ha un effetto schiarente sulle chiazze già formatesi. In teoria, tali integratori si potrebbero prendere anche durante i nove mesi, ma è sempre consigliabile consultarsi con il ginecologo sull’opportunità di usare certe sostanze, soprattutto se ne sono già stati prescritti altri.

Se il cloasma gravidico è già comparso

Se il cloasma gravidico (detto anche melasma o maschera gravidica)ha già ‘contornato’ il viso, bisogna correre ai ripari: anche in città, la protezione ultra è d’obbligo. In più, prima della crema e solo sulle macchie, mattina e sera puoi applicare un prodotto schiarente. A dire il vero, tali cosmetici non servono tanto a schiarire le chiazze, quanto a inibire la sintesi di un enzima chiamato tirosinasi, che partecipa alla formazione della melanina. I prodotti più efficaci sono quelli contenenti rucinol, derivato della resorcina, acido cogico, (agente depigmentante di derivazione fungina), acido fitico (presente negli strati superficiali del chicco dei cereali), arbutina (ricavata dalle foglie di uva ursina) e acido glicirretico estratto dalla liquirizia. Si possono usare anche in gravidanza poiché si tratta di cosmetici; l’importante è che non contengano idrochinone, un principio attivo dall’azione più ‘forte’ controindicato nei nove mesi (che però può essere prescritto dal medico solo come galenico e nella Unione Europea non si trova in nessun prodotto da banco). Perché abbiano effetto, è fondamentale che l’uso avvenga in maniera costante: prima di riuscire a inibire la tirosinasi, occorrono 5-6 mesi di applicazione continuativa!

Scrub sì, ma senza esagerare

Per uniformare il colorito, rimuovere le cellule morte e gli strati più superficiali della melanina, può essere utile fare uno scrub una volta alla settimana. Attenta, però, a non aggredire la pelle con prodotti troppo aggressivi, perché un’irritazione della cute può stimolare un’ulteriore produzione di melanina, aggravando anziché migliorando il problema. Acquista allora un cosmetico per pelli sensibili, contenente ad esempio granuli di jojoba, ad azione emolliente e idratante.

Bellezza in gravidanzaPermesso o vietato?

Nascondere il melasma con il camouflage

Per mascherare le macchie sul viso, si può ricorrere a uno speciale make up. Si tratta del camouflage, una tecnica di trucco correttivo che si realizza con appositi cosmetici, che garantiscono un’aderenza e una copertura maggiori rispetto a quelli generalmente usati per il maquillage.

I prodotti per camouflage, infatti,  mascherano in modo ottimale la discromia, pur garantendo un effetto naturale e assicurano una tenuta di almeno 24 ore. Inoltre, sono resistenti all’acqua, ipoallergenici (per adattarsi anche alle pelli più sensibili), non comedogeni e sono dotati di filtri solari elevati, per proteggere dagli UV in tutte le stagioni dell’anno.

Il camouflage si basa sulla tecnica pittorica dell’opposizione dei colori, secondo la quale l’intensità di un colore si attenua quando viene aggiunto un suo opposto. Ad esempio, se c’è una discromia in cui prevale il rosso (couperose, smagliature recenti, macchie congenite, rossori post-operatori), il colore in grado di neutralizzarla sarà il verde; per neutralizzare un’imperfezione tendente al blu (ecchimosi, lividi blu post-chirurgia plastica, occhiaie evidenti, vasi capillari evidenti), si usa il giallo o l’arancione; per il cloasma gravidico (detto anche melasma o maschera gravidica), si usa un correttore beige, chiaro o scuro a seconda del colore delle macchie.

Ma come si applica il camouflage? Dopo aver steso una crema da giorno idratante, si applica il correttore in stick neutralizzante (nella tonalità indicata per il proprio inestetismo) e si picchietta con la punta delle dita. Subito dopo, con una spugnetta si tampona delicatamente sulla zona trattata una crema compatta colorata, in una tonalità simile al proprio incarnato, poi si applica la cipria trasparente con un grosso pennello che uniforma il colore e fissa il trucco. Per aumentare la tenuta del maquillage si vaporizza infine dell’acqua termale spray, che idratata la pelle e solidifica il make up. Per rimuovere il camouflage, occorre un detergente delicato a base di sostanze oleose che sciolgono lo sporco e il trucco senza aggredire la pelle e senza alterare il ph.

Cancellare le macchie sul viso in gravidanza? Dopo il parto e l’allattamento!

È difficile che il cloasma scompaia completamente dopo il parto, specie se la melanina si è depositata non solo a livello dell’epidermide, lo strato più superficiale della pelle, ma anche nel derma,  lo strato profondo. Tuttavia, dopo la nascita  i livelli ormonali tornano alla normalità e questo può attenuare l’inestetismo. Ma è importante evitare un’esposizione eccessiva al sole per  non sollecitare l’attività dei melanociti. Se permangono chiazze scure particolarmente evidenti, dopo il parto e l’allattamento si possono effettuare vari tipi di peeling chimico dal medico estetico, che rimuovono gli strati superficiali della pelle con un effetto schiarente.

  1. Uno dei più indicati è la soluzione di Jessner, a base di resorcina, acido lattico e acido salicilico. Steso sulla pelle, produce una desquamazione più o meno marcata a seconda del numero di strati applicati, che viene deciso dal medico caso per caso.
  2. Un altro peeling efficace è quello composto da acido ascorbico, fitico e un modulatore dei radicali liberi, con l’aggiunta di concentrazioni variabili dal 10 al 20% di acido tricloroacetico: un mix schiarente che inibisce anche la produzione di melanina. Il ciclo di peeling richiede in genere 5-6 sedute ogni 15-20 giorni, a un costo indicativo di 120-150 euro ciascuna.
  3. In base al tipo e all’entità del melasma, un altro trattamento utile può essere il laser. L’ultima novità in tema macchie è il laser frazionato, che rimuove il pigmento melaninico. Il vantaggio, rispetto al laser tradizionale, è che il trattamento risulta meno aggressivo. Di solito sono necessarie 2-3 sedute, che costano circa 1.000 euro l’una.

Tutti i trattamenti schiarenti possono essere eseguiti da ottobre a maggio e devono essere sospesi in prossimità di una esposizione al sole.

Un peeling anche a casa

Esistono peeling che si possono fare anche a casa da sole, ma esercitano un’attività meno marcata rispetto a quelli che si effettuano dal medico. I principi attivi sono presenti in concentrazioni inferiori, ma hanno un’efficacia senz’altro maggiore rispetto alle creme. Sono prodotti cosmeceutici, cioè una via di mezzo fra i cosmetici e i farmaci, pertanto è sempre opportuno farsi consigliare dal dermatologo sulla frequenza e le modalità di applicazione. Meglio evitarli in gravidanza, però, perché la pelle è più sensibile.

Dopo la nascita, attenta a…

Anche dopo la gravidanza, ci sono alcuni fattori che possono stimolare la produzione dei melanociti e provocare la comparsa del melasma: tra questi, l’uso di alcuni farmaci antinfiammatori, antibiotici e antidepressivi, l’assunzione della pillola anticoncezionale o semplicemente il trascorrere dell’età, che porta a un rallentamento del turn-over cellulare e a un accumulo di melanina in determinate zone del viso e del corpo. Per tutte, comunque, la migliore forma di prevenzione consiste nell’evitare le esposizioni selvagge al sole e applicare sempre creme con protezioni solari elevate.

Nell’attesa, meglio prevenire

Il primo passo per evitare il cloasma gravidico (detto anche melasma o maschera gravidica) è sapere se si è predisposte alla loro comparsa. Le macchie interessano prevalentemente le donne con fototipo scuro, cioè coloro che hanno carnagione, capelli e occhi scuri, poiché hanno una predisposizione genetica a produrre maggiori quantità di melanina, la sostanza che pigmenta la pelle. Chi è bionda e di carnagione chiara, invece, difficilmente le vedrà comparire. In più, se in una precedente gravidanza o durante l’assunzione della pillola anticoncezionale sono già comparse delle macchie, con buona probabilità potrebbero comparire anche nel corso della nuova gestazione.

Una volta saputo di essere tra le “elette”, è importante adottare tutte le misure di prevenzione sin dai primissimi tempi dell’attesa. La comparsa di macchie, infatti, è causata da alcuni ormoni femminili prodotti a livello ipofisario e ovarico, in particolare estrogeni, progesterone e prolattina, che sono fotosensibilizzanti, cioè rendono la pelle più sensibile all’azione degli ultravioletti di tipo A. Non a caso le zone più soggette alla comparsa di macchie sono proprio quelle più fotoesposte, come fronte, naso, lati delle guance e mento, con una distribuzione “a mascherina”. Ebbene, la produzione di tali ormoni aumenta sin dalle prime settimane di attesa e resta elevata fino al termine delle gravidanza (anzi, in alcuni casi, come per la prolattina, resta elevata anche durante l’allattamento). Ecco perché è necessario adottare da subito tutte le misure di prevenzione.

  • Usare la protezione solare: ogniqualvolta ci si espone al sole, anche solo per poche ore e anche se il cielo è nuvoloso, la pelle va difesa con un filtro  elevato che, se si resta all’aperto a lungo, occorre riapplicare ogni tre ore circa. È una raccomandazione che vale indifferentemente sia in inverno sia in estate, poiché gli UVA agiscono in ogni periodo dell’anno. L’ideale è scegliere un prodotto che contenga filtri sia fisici sia chimici, poiché i primi hanno un effetto barriera che riflette  gli UV, i secondi ne riducono la potenza.
  • Per un’azione sinergica, prima della protezione solare si possono applicare creme, gel o sieri contenenti sostanze antiossidanti come la vitamina C, l’acido ferulico, estratto dal verde delle foglie, o la floretina, estratta dalla mela, che neutralizzano i radicali liberi indotti dalla fotoesposizione e aiutano la pelle a non pigmentarsi, aumentando fino a otto volte l’azione protettiva del solare.
  • Evitare le lampade UV, che espongono la pelle ad una stimolazione eccessiva – e inutile – da parte degli ultravioletti.
  • Buona regola, infine, fare una volta alla settimana un gommage delicato, che permette di asportare dallo strato corneo i cheratinociti, che sono cellule morte più ricche di melanina che si accumulano sulla superficie cutanea dando un colorito a chiazze.

Dopo la nascita, trattamenti più strong

Di solito, dopo il parto il cloasma gravidico (detto anche melasma o maschera gravidica) si attenua: in alcuni casi può scomparire totalmente, salvo ripresentarsi durante la stagione estiva, quando ci si espone più intensamente al sole, o se si ricomincia l’assunzione della pillola, che ristabilisce una situazione ormonale simile a quella della gravidanza.
Anche se dopo i nove mesi le macchie tendono a regredire spontaneamente e anche se ci si sottopone a trattamenti depigmentanti efficaci, non si può escludere al 100% che il problema si riproponga. Pertanto, se ci si trova di nuovo in situazioni “a rischio”, le macchie ritornano, proprio nelle stesse zone in cui erano già comparse.

Come rimediare, allora? Ecco tutti i trattamenti possibili, da quelli cosmetici a quelli di tipo medico, per cancellarle o, almeno, per attenuarle.

  • Creme protettive e cosmeceutici
    Come trattamento di base, al mattino bisogna continuare ad applicare la crema antiossidante più il solare  con fattore 50 o 50 +. Per la sera, invece, si possono adoperare trattamenti schiarenti cosmeceutici. Si tratta di creme con concentrazioni di principi attivi un po’ più elevate rispetto ai comuni cosmetici, che si possono acquistare in farmacia senza obbligo di ricetta. Ottime, ad esempio, le creme con alfaidrossiacidi (ce ne sono in concentrazioni all’8, 10 o 15%, da scegliere in base al tipo di pelle e all’entità del problema), spesso formulate con acido cogico ed emblica, che stimolano il turn over cellulare e aiutano a rimuovere lo strato cutaneo pigmentato, oppure una soluzione di arbutina e vitamina C, che interferiscono col sistema di produzione della melanina e ne modulano la sintesi. Per avere risultati visibili, è necessario applicarle con costanza per alcuni mesi.
  • Gommage e maschere
    Contemporaneamente, una volta alla settimana si può continuare a fare il gommage o applicare una maschera peeling. Ce ne sono con varie tipologie e concentrazioni di principi attivi, ma proprio per questo l’ideale sarebbe farsi consigliare dal dermatologo perché, anche se si tratta di cosmetici, se si ha la pelle scura e si adopera un prodotto troppo aggressivo, per reazione si rischia di provocare un aumento anziché una diminuzione della macchie.
  •  Preparati galenici
    Se la macchie sono più evidenti e più profonde, si può ricorrere a preparazioni galeniche con sostanze dalla marcata azione schiarente. Quello classico è l’idrochinone, che per legge europea non è più utilizzabile in cosmesi, ma può essere prescritto solo dal dermatologo o dal medico estetico  se ne rileva la necessità e sotto la sua responsabilità: è il medico, infatti, che deve stabilire tipo, dosi e durata della terapia, dal momento che un uso improprio può provocare discromie, con ipopigmentazioni o chiazze.
  • Peeling medici
    In ambito medico si possono fare peeling superficiali, con sostanze da usare da sole o in combinazione tra loro a seconda del problema individuale. Molto efficaci, ad esempio, sono i peeling con acido glicolico al 50% oppure la soluzione di Jessner – un mix di acido salicilico, lattico e resorcinolo – o ancora lo Yellow speel, che ha una base di alfa e beta idrossiacidi associati a retinolo e altre sostanze schiarenti e antiossidanti. I peeling medici hanno la funzione di rimuovere in modo abbastanza marcato lo strato corneo superficiale, stimolare il ricambio cutaneo e schiarire gradualmente le macchie. Dopo il trattamento si ha un lieve arrossamento e una sensazione di pelle che tira, che però scompare già dopo qualche ora e che comunque non impedisce di riprendere le normali attività subito dopo la seduta.
    Quanto
    tempo: Per ottenere risultati visibili in media si fanno cicli di 5-6 trattamenti a distanza di 15-20 giorni l’una dall’altra, da effettuare dall’autunno alla primavera, poiché non sono compatibili con l’esposizione al sole. In abbinamento, si prescrive una terapia domiciliare che potenzia gli effetti tra una seduta e l’altra.
    Quanto costa:
    Il prezzo di ogni seduta è di 150-200 euro, a seconda delle sostanze usate.
  •  Luce pulsata e laser
    Sempre dal dermatologo o dal medico estetico ci si può sottoporre ad alcune sedute di luce pulsata medicale o di laser frazionato non ablativo. Entrambe le tecniche utilizzano l’energia luminosa con diverse lunghezze d’onda per colpire la melanina scura responsabile delle macchie del melasma: la prima è più indicata in presenza di lentigo, mentre il laser consente di frammentare gli accumuli di pigmentazioni profonde. Dopo il trattamento di luce pulsata si formano piccole crosticine, che cadono nel giro di 15 giorni, mentre il laser frazionato dà un rossore più o meno intenso che va via dopo qualche ora.
    Quanto dura
    : Si fanno da 1 a 3 sedute di luce pulsata, mentre per il laser ne occorrono 3-4.
    Quanto costa:
    Il prezzo è variabile a seconda dell’estensione della zona da trattare, ma si aggira intorno ai 350-400 euro per la luce pulsata, mentre parte dai  500 euro per il laser frazionato non ablativo.
    Anche luce pulsata e laser non sono compatibili con l’esposizione al sole, per questo vanno eseguiti solo nella stagione fredda.

Nei melanocitari, sempre sotto controllo

I nei melanocitari (o melanocitici) sono formazioni benigne di colore marrone/bruno prodotte dai melanociti, le cellule responsabili della pigmentazione della cute. In linea di massima, in gravidanza tendono ad aumentare di numero e di volume, proprio perché si verifica una maggior stimolazione dei melanociti. Per questo motivo, per prevenire il melasma, si consiglia di fare un controllo dermatologico all’inizio dell’attesa e dopo il parto, in modo da osservare i cambiamenti e distinguere le fisiologiche modificazioni da eventuali cambiamenti repentini di aspetto o di volume, che richiedono ulteriori accertamenti. A meno che non si tratti di pigmentazioni sospette, che il medico deciderà se asportare chirurgicamente, i nei non si tolgono mai per un solo fatto estetico, mentre per prevenirne la formazione anche in tal caso è d’aiuto una protezione elevata quando ci si espone al sole, visto che i raggi UV stimolano la melanogenesi.

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