Liquido amniotico - Dolce Attesa
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26 agosto 2010

Liquido amniotico

Liquido amniotico

Una culla d’acqua che lo ripara, lo protegge, lo nutre e lo coccola per tutti i 9 mesi. Ecco cos’è il liquido amniotico per il bebè che si sta formando nella pancia della mamma. Composto in gran parte di acqua, sali minerali, lipidi e proteine, all’inizio della gravidanza viene prodotto dalla placenta e dalle membrane che circondano la parete uterina, ma a partire dal secondo trimestre è formato essenzialmente dall’urina del bambino stesso. Si tratta però di un’urina decisamente diversa da quella di un adulto, che è in pratica molto più simile al siero (la componente liquida del sangue). Il bambino infatti beve il liquido, lo digerisce, lo assorbe a livello intestinale e, una volta entrato in circolo, viene scambiato nella placenta col liquido materno, mentre una parte viene filtrata dai reni che lo immettono nuovamente nel sacco amniotico. La quantità del liquido aumenta fino al sesto-settimo mese di gestazione, dopodichè tende a mantenersi stazionaria, per poi diminuire lievemente nelle ultime settimane, con la crescita del feto.

A cosa serve
Il liquido amniotico ha una funzione meccanica: attenua suoni e rumori esterni, che al feto arrivano più ovattati, mantiene stabile la temperatura, attutisce eventuali traumi. Senza considerare che costituisce un involucro sterile indispensabile per salvaguardare il piccolo dal rischio di infezioni.

Da un punto di vista metabolico, è utile per lo sviluppo dell’apparato digerente: ingerito attraverso la bocca, il liquido arriva allo stomaco, viene ‘digerito’, poi passa nell’intestino, dove comincia l’attività di assorbimento, mentre le prime sostanze indigeribili (le cellule di desquamazione della pelle e delle mucose) iniziano ad accumularsi formando a poco a poco il meconio, le prime feci che il bimbo espellerà dopo il parto.

Altra funzione importante è permettere lo sviluppo dell’apparato respiratorio. “In utero il bambino compie periodicamente movimenti respiratori dei muscoli del torace e del diaframma; inala infatti il liquido attraverso il naso e la pressione spinge gli alveoli e li fa dilatare proprio come se respirasse”, spiega Ferrazzi. “Al momento del parto, infine, il liquido viene in parte riassorbito dagli alveoli polmonari e in parte ‘spremuto’ fuori dai polmoni: il bambino si prepara così al suo primo respiro”.

Come si controlla se è ok
Perché il liquido amniotico possa svolgere i suoi compiti, è importante che la quantità presente sia sempre adeguata. Lo verifica il ginecologo durante le visite, valutando le dimensioni del pancione e, posando la mano sull’utero, sentendo se il feto riesce a muoversi liberamente. In caso di dubbi, si esegue un’ecografia per effettuare la misurazione dell’indice AFI (Amniotic Fluid Index). L’utero viene idealmente suddiviso in quattro quadranti e di ogni parte viene misurato l’indice corrispondente allo spessore maggiore della falda liquida, infine si fa la somma dei quattro risultati e si confronta con i valori di riferimento.

Quando è poco
Una quantità di liquido inferiore alla norma (in termini medici si parla oligoidramnios) può avere diverse cause:

• Può dipendere semplicemente da una ridotta assunzione di liquidi da parte della mamma, che può essere facilmente compensata dall’aumento dell’introito di acqua;
• Può segnalare un malfunzionamento della placenta, che non passa al bebè nutrimento e liquido a sufficienza, provocando di conseguenza una diminuzione nella crescita fetale;
• Può derivare da una patologia malformativa a carico dei reni del bambino o da un’ostruzione vescicale, tali per cui il feto non produce urina.
• Infine, la rottura delle membrane amniocoriali può provocare perdite di liquido, ma in questo caso di regola sarà la mamma ad accorgersene e il medico dovrà solo confermare la diagnosi.

Naturalmente, secondo l’origine del problema si decide come intervenire: in caso di ritardo di crescita, si può valutare l’opportunità di far nascere il bambino in anticipo. Se si sospetta una patologia malformativa e l’assenza di liquido non consente una diagnosi ecografica certa si può ricorrere all’amnioinfusione, cioè si inietta una certa quantità di soluzione fisiologica direttamente nel sacco amniotico: il fluido infatti favorisce il passaggio degli ultrasuoni, consentendo un’indagine ecografica adeguata.

… e quando è troppo
Anomala anche la situazione in cui la quantità di liquido sia superiore alla norma (poliidramnios): a determinare questa evenienza può essere innanzitutto l’insorgenza del diabete gestazionale, che provoca un maggiore introito di zuccheri da parte del feto e di conseguenza una maggiore produzione di urina. Il poliidramnios può segnalare anche delle patologie del tratto gastrointestinale del feto, che non riesce a deglutire il fluido, che pertanto si accumula oltremisura. Anche in tale evenienza si effettuano indagini per accertare la causa, dopodichè si decide come intervenire e se far nascere il bambino prematuramente.

In qualche caso, può essere opportuno effettuare un’amnioriduzione, cioè l’aspirazione del liquido in eccesso con un ago (un po’ come si fa con l’amniocentesi), volta soprattutto ad evitare un’eccessiva distensione dell’utero che, essendo un muscolo, potrebbe contrarsi e quindi dare inizio al travaglio anzitempo.

La rottura delle membrane
Giunti al termine della gravidanza, il sacco amniotico ha esaurito la sua funzione e quindi si rompe, facendo fuoriuscire il liquido. Nella maggioranza dei casi, questo avviene a travaglio inoltrato, quando la dilatazione del collo dell’utero è già arrivata intorno ai 7-9 cm. Ad alcune gestanti invece il sacco si rompe ancor prima che le contrazioni abbiano inizio: in questa evenienza è comunque opportuno andare in ospedale nel giro di qualche ora, sia perché sicuramente entro breve le contrazioni cominceranno, sia perché dopo 12-18 ore dalla rottura del sacco è necessario somministrare alla mamma dell’antibiotico.

Una volta rotte le membrane, infatti, l’ambiente uterino può diventare sede di un’infezione che risale dalla vagina ed è necessario proteggere il feto. Il liquido amniotico ha una funzione anche durante il travaglio, poiché riduce il rischio che le contrazioni dell’utero possano causare compressioni o addirittura occlusioni del cordone ombelicale: è per questo che nei travagli normali è bene rispettare la natura e non rompere artificiosamente le membrane “per fare più in fretta”.

Se il liquido è ‘tinto’
Normalmente, il liquido amniotico è trasparente ed un po’ lattescente, magari leggermente rosato perché con la rottura delle membrane ci può essere una lieve perdita di sangue. In alcuni casi, però, può apparire di colore verdastro: “E’ il segno che il bambino ha emesso un po’ di meconio” spiega il prof. Ferrazzi, “ma non è necessariamente indice di un problema: secondo studi recenti, se il feto è in situazione di stress può rilasciare gli sfinteri, e quindi far uscire una modesta quantità di contenuto intestinale, tuttavia questo non significa che ci sia sempre una sofferenza fetale. A volte a provocare il fenomeno potrebbe essere semplicemente una momentanea – ma sostanzialmente innocua – compressione del cordone ombelicale. E comunque, se anche il bebè ha ingerito un po’ di meconio, al momento della nascita viene aspirato con un sondino in modo da liberare prontamente le vie aeree.

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